BANDA ULTRALARGA

Fair share: “Impossibile il fact checking sugli investimenti delle big tech”

Strand Consult punta il dito contro quanto emerso da alcuni report di Analysys Mason. Mentre si possono verificare con puntualità le risorse messe in campo dalle telco per la realizzazione delle reti ultraveloci e l’impatto dei costi sui ricavi non si può fare altrettanto in merito a quelle relative alle infrastrutture in capo alle grandi piattaforme digitali. Complesso dipanare la matassa per valutare l’eventuale contributo, a carico in particolare dei colossi dello streaming, nella partita europea della connettività

Pubblicato il 03 Mag 2023

Patrizia Licata

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Strand Consult contro Analysys Mason, ovvero le ragioni delle telco contro quelle delle big tech sugli investimenti per le reti in banda ultralarga. E il mercato che regola i costi-benefici o la politica deve intervenire per riportare equilibrio tra le parti, magari esigendo – come si ragiona in Europa – un fair share, ovvero un contributo alle telco  da parte degli over-the-top come Google, Facebook e Netflix?

Strand Consult non ha dubbi: “Se le big tech vogliono essere riconosciute come fornitori di infrastrutture, dovrebbero anche assumersi i relativi oneri”, come si legge nel report “Fact check on Analysys Mason’s claims on big tech investments and arguments against broadband cost recovery”.

Lo studio sottopone a fact checking quanto sostenuto da Analysys Mason in una serie di studi commissionati da aziende tecnologiche statunitensi come Google, Facebook, Netflix, Amazon, Microsoft e dalle loro associazioni di categoria. Strand Consult “smonta” le affermazioni di Analysis Mason contro il broadband cost recovery, ovvero il contributo delle big tech alle telco per coprire parte dei costi per la banda ultralarga, sostenendo che “alcune affermazioni di Analysys Mason non possono essere verificate”. Sostanzialmente, le telco si trovano in posizione di svantaggio: l’aumento del traffico internet, soprattutto legato ai servizi di streaming video, è profittevole per le big tech e un aggravio per gli operatori.

Il divario negli investimenti infrastrutturali

Il primo fact checking viene condotto sullo studio di Analysis Mason relativo agli investimenti infrastrutturali delle big tech. Secondo Strand Consult, “non è conclusivo né convincente”. Le affermazioni sul livello di investimento nell’infrastruttura Internet da parte dei provider edge provengono dai calcoli di Analysys Mason, scrive Strand, e non esiste una fonte pubblica separata per verificare questi importi.

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Al contrario, Strand insiste sul fatto che “I fornitori di banda larga investono molto di più in infrastruttura Internet rispetto ai giganti di Internet sia in importi nominali che in percentuale delle loro entrate. Rapporti e rendiconti finanziari disponibili al pubblico documentano che i fornitori di banda larga statunitensi da soli investono di più in infrastrutture Internet ogni anno negli Stati Uniti, superando ora gli 86 miliardi di dollari all’anno. I fornitori di banda larga europei hanno investito circa dieci volte di più ogni anno in Europa rispetto ai fornitori edge, circa 55 miliardi di dollari all’anno. Ciò equivale fino al 20-30 percento delle entrate annuali per i fornitori di banda larga, mentre i fornitori edge investono solo l’1 percento delle loro entrate nell’infrastruttura”.

Gli Ott aiutano le telco a risparmiare?

Secondo punto del fact checking: Analysys Mason afferma che le spese dei fornitori di servizi edge comportano risparmi sui costi di 4-5 miliardi di dollari per i fornitori di banda larga. Per Strand Consult, questa affermazione non può essere verificata con fonti alternative e indipendenti. “È possibile immaginare che un grande fornitore di banda larga possa realizzare risparmi sui costi o miglioramenti dell’efficienza grazie a partnership tecnologiche o altri accordi con fornitori edge. Tuttavia, lo scopo apparente dell’investimento infrastrutturale dei provider edge è gestire, se non aumentare, il contenuto, il servizio e i dati per gli utenti finali. Ciò non si traduce necessariamente in una diminuzione dei costi per i fornitori di banda larga”, scrive Strand.

Anzi, un sondaggio separato di Strand Consult sui 50 fornitori di banda larga rurali in 24 stati degli Stati Uniti, evidenzia che i costi stanno aumentando a causa dell’aumento del traffico da parte dei provider edge.

Il nodo del recupero dei costi della banda ultralarga

Inoltre, Analysys Mason afferma che il recupero dei costi danneggerà gli utenti finali e gli investimenti, ma, rileva Strand Consult, “non cita alcuna teoria, riferimento accademico o prova empirica. Questa sezione del rapporto di Analysys Mason caratterizza erroneamente gli sforzi della politica di recupero dei costi della banda larga a livello globale come tariffe di utilizzo obbligatorie, ma non esiste un tale regime”.

In particolare, Analysys Mason punta il dito sul recupero dei costi che viene imposto in Corea del Sud. Ma, argomenta Strand, tali critiche “contraddicono la realtà di una nazione costantemente classificata come leader mondiale della banda larga, misurata da più fonti. Autorevoli fonti indipendenti sulla Corea del Sud mostrano che i contenuti e gli investimenti sono aumentati e che i prezzi della banda larga sono diminuiti. Inoltre, Google e Netflix registrano profitti record in Corea del Sud anche quando negoziano l’utilizzo della rete con i fornitori di banda larga“.

La banda ultralarga come “questione politica”

Data la documentata carenza di investimenti nelle reti a banda larga, il costo sociale subito dalla mancanza di accesso alla banda larga e la crescente dipendenza della società e dell’economia dalle reti a banda larga, il finanziamento delle reti a banda larga è diventato un’importante questione politica, evidenzia Strand Consult. Molte nazioni sono sempre più consapevoli che i giganti di Internet hanno un ruolo in questo mercato e la responsabilità di partecipare al finanziamento delle reti al di là della fornitura dei loro servizi proprietari. “Le big tech, che hanno ampiamente prosperato sotto lo status quo della politica della banda larga, non vogliono cambiare”, afferma Strand. “Tuttavia, le big tech beneficiano profumatamente degli investimenti nella banda larga di altri”.

Lo svantaggio negoziale delle piccole telco

Conclude Strand Consult: “Date le significative carenze degli investimenti nella rete a banda larga, è difficile credere che, come suggerisce Analysys Mason, tutto vada bene nei mercati ‘interdipendenti e con mutuo vantaggio’ per il trasporto dei dati. L’analisi microeconomica di Strand Consult di 50 fornitori Ftth rurali negli Stati Uniti dimostra che i fornitori di banda larga hanno costi crescenti a causa dell’aumento del traffico di intrattenimento in streaming video. Non solo i fornitori di banda larga rurali non possono recuperare i costi, ma non hanno rapporti di scambio di dati con i giganti della big tech e i loro tentativi di negoziare cadono nel vuoto. Pochi, se non nessuno, sono stati in grado di aumentare i prezzi a fronte di costi crescenti”.

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