Fibra e data center, in Italia "sottosviluppati" per il 45% degli investitori - CorCom

EY INFRASTRUCTURE BAROMETER

Fibra e data center, in Italia “sottosviluppati” per il 45% degli investitori

Ma l’attenzione resta alta: al top la banda larga, considerata l’area di maggior appeal per il 65% del campione. I vincoli burocratici principale ostacolo sul cammino per il 76%

22 Lug 2021

Mi Fio

L’Italia è in linea con la media Ue per la qualità delle infrastrutture e la percezione è migliorata rispetto al 2020, con i Trasporti che superano la media). Ci sono invece preoccupazioni sul segmento Tmt (Technology, Media & Telecommunications) e in particolare sul fronte banda larga -data center che sta tuttavia catalizzando importanti investimenti privati. È quanto emerge dalla seconda edizione dell’EY Infrastructure Barometer (scarica qui il documento), il sondaggio annuale realizzato tra dirigenti di grandi aziende, istituti finanziari e società di private equity del settore infrastrutturale di tutto il mondo, con l’obiettivo di valutare lo stato e la fiducia degli investimenti nel settore delle infrastrutture in Italia, anche alla luce degli importanti avvenimenti che recentemente hanno ridisegnato lo scenario infrastrutturale del nostro Paese.

Nell’attività M&A ad attrarre l’attenzione degli investitori sono soprattutto le Infrastrutture energetiche, con il 36% degli intervistati che prevede di indirizzare le proprie risorse in questo ambito nei prossimi 12 mesi (+4% rispetto al 2020). Segue il settore Tmt (20%), quello del trasporto (19%) e delle infrastrutture sociali (16%, in aumento rispetto al 2020 di 2 punti percentuali). Al contempo sempre meno operatori si aspettano un calo dei deal in Italia, dal 27% del 2020 ad appena il 6%, a testimonianza di una crescente fiducia da parte del mercato. Maggiore attrattività si tradurrà molto probabilmente in una concorrenza più agguerrita e, di questo, i manager ne sembrano essere consapevoli. Ben l’80% degli investitori si attende infatti un aumento della competizione per i finanziamenti infrastrutturali nei prossimi 12 mesi.

In cima alla lista dei fattori che frenano la competitività delle infrastrutture italiane ci sono i vincoli burocratici (76%) e l’incertezza politica e normativa (74%). A pesare inoltre sulla fiducia degli investitori sono il rischio di contenzioso (46%) e la stagnazione del Pil (22%). Tuttavia, il mercato unico europeo e la necessità di ammodernare il sistema di connettività italiano rappresentano i principali driver di investimento. Tra le ragioni principali che spingono ad investire nel sistema infrastrutturale italiano troviamo l’economia allargata dell’Eurozona (50% dei manager), seguita dal nostro bisogno di colmare il gap infrastrutturale (46%). Inoltre, ad attirare l’attenzione degli investitori sono la possibilità di ottenere rendimenti più elevati (41%) e la concorrenza limitata rispetto ad altri paesi europei (31%).

Le infrastrutture italiane, agli occhi degli investitori, godono generalmente di una buona reputazione in termini di qualità ma non particolarmente quando si tratta di qualità delle Tmt: le infrastrutture in fibra e i data center sono sottosviluppate pur rimanendo ampiamente in linea con gli standard UE (53%). Il 45% degli intervistati sostiene infatti che questo tipo di infrastrutture sia sottosviluppato rispetto al resto d’Europa. Tuttavia, l’attenzione degli investitori per questo settore rimane alta, con un incremento del 2% nell’ultimo anno. Particolarmente interessanti agli occhi del campione sono la banda larga (65%) e i data center (63%). Nonostante alcune incertezze, energia e digitalizzazione sono quindi al centro dell’interesse di chi sceglie di investire nelle infrastrutture italiane.

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