L'INTERVISTA

FibreConnect, il piano entra nel vivo. Ravaglia: “Cableremo 1.000 aree industriali”

Il presidente esecutivo e co-fondatore: “Puntiamo a raggiungere 250mila piccole e medie imprese e partite Iva su tutto il territorio nazionale e a espandere la nostra rete di Isp. Già portata la fibra a oltre 35mila aziende e attivata la dorsale da 4mila km”

Pubblicato il 12 Feb 2024

Renzo Ravaglia_Executive Chairman_FC

Portare la fibra ottica nelle aree industriali e artigianali d’Italia con una roadmap che prevede di cablarne fra le 700 e le 1.000 entro il 2027. Il tutto attraverso un innovativo modello di business che fa leva su analisi dei dati, georeferenziazione e un tool di pianificazione degli investimenti per passare nel più breve tempo possibile dalla pianificazione alla messa a terra.

Entra nel vivo il piano industriale di FibreConnect, la fiber company tenuta a battesimo nel 2022 grazie all’iniziativa di un gruppo di esperti di Tlc e alla discesa in campo dei fondi Macquarie e Azimut Libera Impresa. In Italia sono circa un milione le imprese che operano all’interno delle oltre 10mila aree industriali e artigianali e molte non possono accedere a una velocità di connessione Internet superiore a 15 Mbit/s.

Il nostro piano punta a raggiungere con la fibra ottica 250mila piccole e medie imprese dislocate su tutto il territorio nazionale e intorno al 15-20% delle partite Iva operative nelle aree industriali del Paese grazie al progressivo ampliamento della nostra rete di Isp partner”, racconta a CorCom il presidente esecutivo e co-fondatore Renzo Ravaglia.

Già oltre una cinquantina i provider a bordo e la wholesale company mira al target di un’ottantina.  FibreConnect nel 2023 ha reso disponibile la fibra ottica a 35.056 aziende – dislocate in 67 diverse aree industriali e artigianali. In aggiunta alla rete di accesso nelle 67 aree industriali, FibreConnect ha anche attivato la dorsale di rete di lunga distanza che consiste in circa 4mila km di fibra ottica che collega 20 PoP e i principali Internet Exchange nazionali, equipaggiata con sistemi di trasmissione ad altissima capacità.

Ravaglia, non siete gli unici a puntare sulle aree industriali e il piano aree grigie del governo che fa leva sui fondi Pnrr di fatto intercetta molte delle zone in cui si concentra il business. Restano dunque aree scoperte?

In Italia ci sono intere zone che restano sguarnite di banda ultralarga e che non sono state inserite né nel piano Bul né nei piani di investimento degli operatori. È su queste aree che puntiamo e si tratta di zone dove non c’è una rete pervasiva e che quindi consideriamo potenzialmente interessanti tenendo conto che la connettività è oramai imprescindibile anche per le aziende di piccole dimensioni e per le partite Iva. Parliamo di centinaia di aree in tutto il Paese, spesso piccoli e piccolissimi distretti che hanno bisogno di accrescere la propria competitività e a catena di far acquisire valore a interi territori ancora ai margini.

Come fate a capire dove andare a intervenire?

Abbiamo sviluppato un modello che fa leva su tre parametri: aree non cablate e non oggetto di investimenti presenti e futuri da parte degli operatori, sia iniziative pubbliche legate ai bandi Pnrr sia private; quantità delle partite Iva presenti nell’area attraverso un sistema di georeferenziazione molto accurato che consente di ottenere dati fondamentali quali fatturato, numero di dipendenti- e codice Ateco, quest’ultimo per capire se ci sono concentrazioni di imprese per settori verticali; una piattaforma in grado di simulare sia gli investimenti necessari sia il Roi nelle singole aree. Una volta incrociate tutte le informazioni siamo dunque in grado di elaborare di volta in volta il business plan per ciascuna area e ciò ci consente una pianificazione ottimale delle attività in termini di costi e anche di tempistiche esecutive.

La rete è di vostra proprietà?

Abbiamo circa 4.000 km di rete backbone da Milano a Bari e fibra in diritto d’uso a 25 anni e poi procediamo con l’affitto della capacità necessaria sulla base dei progetti. Abbiamo ad oggi oltre 50 Isp partner e puntiamo ad estendere questa rete a circa 80, un target che ci consentirà di coprire di fatto tutte le aree territoriali in cui c’è necessità di fibra. Ma soprattutto, diversamente da nostri competitor, quel che facciamo è garantire la fibra a ridosso dei siti “al cancello o al portone” per consentire agli operatori di accenderla in tempi rapidi e quindi senza la necessità di ulteriori scavi, quel che resta da fare è solo portare il cavo all’interno degli edifici e dei siti.

E da un punto di vista dell’offerta qual è il modello?

Anche in questo caso ci differenziamo dai competitor. Abbiamo elaborato otto profili e a ciascuno si associa un canone specifico ma per tutti c’è banda simmetrica garantita. Molti usano la formula “fino a”, ossia una velocità di picco massima che difficilmente è raggiungibile: per noi il valore sta nell’offrire una velocità che sia effettiva e non soggetta a picchi o altre variabili. Vogliamo che i clienti sappiano su quanta banda e velocità possono contare sempre e nella massima trasparenza.

Molti operatori wholesale stanno ampliando gli orizzonti con offerte che vanno oltre la connettività. Avete piani in tal senso?

La nostra offerta si sta evolvendo in chiave di servizi innovativi e a valore a partire dall’accesso al cloud, dai servizi di backup, dalla protezione cyber e dai centralini virtuali. E altre soluzioni saranno aggiunte tenendo conto della domanda che si andrà a creare e dell’evoluzione tecnologica.

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