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L'INTERVISTA

Fusione Tim-Open Fiber, Ripa: “Valuteremo i fatti”

La numero uno della wholesale company: “Vendere la fibra agli operatori retail la nostra missione. Felici di avere Tim a bordo”. Si va avanti col piano Bul nelle aree bianche: “Difficoltà oggettive nei permessi, ma il numero dei comuni ora cresce velocemente”. E sui conti di fine anno: “Presto parlare di margini ma l’ebitda è positivo per qualche decina di milioni”

28 Ott 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Saremmo tutti felici di avere Tim a bordo, a maggior ragione nella aree dove siamo stati chiamati a realizzare e gestire la rete unica di proprietà pubblica”: non si sbilancia ulteriormente in merito al progetto di integrazione, ma Elisabetta Ripa, Ad di Open Fiber, in un’intervista ad Affari&Finanza conferma “l’interesse da parte dei fondi” che “certo non ci sorprende” e ribadisce che Open Fiber “valuterà nei fatti” pur puntualizzando che “siamo un operatore all’ingrosso, vendere fibra agli operatori retail è la nostra missione“. E che in tal senso, quello commerciale, Tim è la benvenuta.

Nonostante i ritardi annunciati dal governo sul Piano Bul nelle aree bianche – in cui Open Fiber è l’unica vincitrice delle gare – la numero uno dell’azienda puntualizza che “nelle aree C e D eravamo presenti in 1.700 comuni a fallimento di mercato e a fine dicembre saranno circa 2.500. Il numero ora cresce velocemente perché raccogliamo il frutto di tutti i mesi di preparazione attraverso le Conferenze dei servizi. Arrivare al progetto operativo significa soprattutto aver messo assieme tutti i permessi e le autorizzazioni necessarie da tutti i soggetti interessati che sono una moltitudine”.

A fine anno 7,9 milioni di case, uffici e aziende cablate

Ripa dice che dei 1700 cantieri aperti sono 400 quelli completati e a fine 2019 saranno 2,2 milioni le case passate. E sottolinea che la quota di mercato sulla banda ultralarga è pari al 70%: “Nelle aree a competizione di mercato a fine settembre eravamo oltre il 50% e a fine anno avremo circa il 60% di unità immobiliari connesse, cioè con la fibra che arriva sulla porta delle abitazioni, verticali compresi. A fine anno avremo raggiunto in totale circa 7,9 milioni di case, uffici e aziende”.

La manager evidenzia inoltre che “ci sono delle difficoltà oggettive nei permessi ma vediamo anche molta collaborazione”, riferendosi ai progetti in corso con le utility per il riutilizzo delle infrastrutture esistenti che fino ad oggi ha raggiunto l’80%. L’Ad accende anche i riflettori sulla carenza di alcune figure: “Stiamo soffrendo la carenza di giuntisti ottici. È un lavoro delicato e che richiede alcuni mesi di formazione. Tutte le nuove leve sono giovani periti tecnici e iniziano a scarseggiare, ma abbiamo avviato un programma per la loro formazione professionale”.

I conti 2019: ebitda positivo per qualche decina di milioni

Riguardo al business di qui a fine anno la manager sottolinea che “è presto per parlare di margini, ma posso dire che l’ebitda è positivo e per qualche decina di milioni e se guardo ai benchmark del nostro settore aggiungo che l’obiettivo a regime di un margine ebitda superiore al 70%, tipico delle utility infrastrutturali come noi, è alla nostra portata”.

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