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Net neutrality e banda ultralarga, in Europa tutto da rifare?

Secondo Strand Consult la regolamentazione attuale non consente lo sviluppo di servizi innovativi e rallenta gli investimenti da parte delle telco, in particolare nel 5G. “Così si soffoca l’innovazione e si distorce il mercato ultrabroadband, limitando la capacità dei fornitori nel praticare prezzi efficaci”

Pubblicato il 16 Gen 2023

Mila Fiordalisi

Direttore

net neutrality

In Europa la regolamentazione sulla net neutrality è in vigore da alcuni anni con specifiche differenti a seconda dei Paesi. Le autorità di regolamentazione europee pubblicano rapporti periodicamente affermando che la regolamentazione funziona bene e che non ci sono problemi. Tuttavia, poche autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni hanno eseguito o pubblicato analisi costi-benefici o valutazioni d’impatto della regolamentazione. Dunque per i responsabili politici è difficile certificare o quantificare il livello e/o il grado di raggiungimento degli obiettivi dichiarati per i diritti degli utenti finali e l’innovazione.  Questa la sintesi di un nuovo report di Strand Consult – che CorCom ha potuto visionare – che partendo dal caso Uk fa il punto della situazione e individua le sfide prossime venture.

La regolamentazione ha soffocato l’innovazione

“La regolamentazione della neutralità della rete sta deludendo i consumatori, gli innovatori e gli investitori del Regno Unito. È tempo di una nuova politica per l’Internet a banda larga”, questo l’incipit del report. “L’Unione Europea ha un deficit di 300 miliardi di euro per raggiungere gli obiettivi di connettività; il solo Regno Unito ha bisogno di 25 miliardi di sterline per raggiungere gli obiettivi 5G. La neutralità della rete ha soffocato l’innovazione di Internet in Europa. Da quando sono state imposte le regole nel 2015, la quota europea del valore del mercato globale di Internet è scesa a meno del 2% del totale mondiale ed è sulla buona strada per essere eclissata dall’Africa. Le aziende europee erano solite figurare tra le prime 20 aziende internet; oggi nessuna azienda europea compare prima della 50esima posizione”, evidenzia l’autrice del report Roslyn Layton.

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A rischio il 5G in Europa

Nessun Paese leader nel 5G ha una regolamentazione rigida in tema di net neutralty. La Corea del Sud, il Giappone, la Cina e gli Stati Uniti sono più avanti negli investimenti e nel lancio del 5G. Le persone e le imprese di questi Paesi innovano e adottano servizi abilitati al 5G nell’assistenza sociale, nelle industrie creative, nella manifattura avanzata, nei trasporti, nelle soluzioni climatiche e in altri settori. “Gli europei si stanno perdendo questa preziosa innovazione 5G, in parte a causa di una regolamentazione sbagliata sulla net neutrality”, si legge ancora nel report.

Il caso Uk e i ripensamenti dell’Ofcom

La scelta di indagare su quanto sta accadendo in Uk non è causale: l’autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni britannica, l’Ofcom ha condotto per più di un anno un procedimento sull’efficacia della net neutrality riconoscendo che le cose non stanno andando come preventivato. Secondo Strand Consult sarebbe il primo regolatore europeo ad accendere i riflettori sulla questione e in particolare a prendere in considerazione gli impatti relativi alle limitazioni in termini di zero rating, servizi specializzati, offerte premium e una ragionevole gestione del traffico.

I 10 limiti della regolamentazione sulla net neutrality

Secondo Strand Consult sono 10 gli elementi da tenere in considerazione.

  1. La regolamentazione sulla net neutralty danneggia i consumatori limitando la gamma e il tipo di offerte a banda larga, rendendole meno accessibili e pertinenti, e costringendo i consumatori a valutare i dati in modo uniforme.
  2. La regolamentazione ha impedito ai consumatori di accedere a offerte gratuite e a prezzo zero di applicazioni per la salute e l’istruzione durante la pandemia, quando le persone erano più vulnerabili dal punto di vista finanziario e bloccate nelle loro case, con la possibilità di accedere a scuole e ospedali.
  3. La regolamentazione rallenta gli investimenti, il lancio e l’adozione del 5G. Nessun Paese leader nel 5G ha una regolamentazione rigida.
  4. La regolamentazione scoraggia la sperimentazione di prezzi, partnership, applicazioni e offerte.
  5. La regolamentazione soffoca l’innovazione. I Paesi con una regolamentazione rigida sulla net neutrality hanno registrato un calo nello sviluppo di contenuti e applicazioni locali. Nel frattempo, i giganti delle piattaforme consolidate sono diventati più grandi e più potenti a livello globale.
  6. Le leggi sulla concorrenza e le regole soft sulla neutralità della rete sono sufficienti a promuovere l’innovazione di Internet. I Paesi che non dispongono di alcuna regolamentazione in materia di net neutrality, come la Cina, l’Australia e la Nuova Zelanda, producono innovazioni, applicazioni e servizi significativi.
  7. La regolamentazione può distorcere il mercato della banda larga, limitando la capacità dei fornitori di praticare prezzi efficaci e di impegnarsi con i fornitori di applicazioni di contenuto per il recupero dei costi.
  8. La regolamentazione scoraggia la capacità dei fornitori di banda larga di impegnarsi in pratiche che aumentano il benessere e l’efficienza e che possono migliorare i servizi per le persone finanziariamente vulnerabili.
  9. I regolatori non hanno bisogno di una regolamentazione per controllare l’evoluzione della banda larga. La legge sulla concorrenza e le norme sulla trasparenza possono proteggere efficacemente i consumatori.
  10. I responsabili politici dovrebbero perseguire una politica della banda larga basata su dati concreti che garantisca oggettivamente il benessere dei consumatori, gli investimenti nella rete e l’innovazione di Internet.

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