LA REPLICA

Open Fiber: “Lavori terzo bando partiti”. E sulla fibra negli immobili: “Costi a nostro carico”

L’azienda guidata da Elisabetta Ripa non ci sta con le dichiarazioni rilasciate dalla deputata del Pd Enza Bruno Bossio. “Nessun costo a carico degli operatori né dello Stato per cablare la porzione di rete fino a dentro gli edifici”. E ribadisce il proprio primato: “In appena 3 anni siamo diventati il terzo operatore in Europa per linee Ftth, con 9 milioni di unità immobiliari cablate”

18 Ago 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Con riferimento all’intervista rilasciata dall’Onorevole Bruno Bossio a Corcom, Open Fiber intende rettificare alcune informazioni destituite di ogni fondamento”: inizia così la lunga lettera al direttore Mila Fiordalisi in cui l’azienda capitanata da Elisabetta Ripa puntualizza la propria posizione in particolare in riferimento ai lavori relativi al terzo bando Infratel e alla questione della posa della fibra fino agli immobili.

“L’Onorevole Bruno Bossio sostiene che i lavori relativi al terzo bando Infratel non sono nemmeno partiti. Il terzo bando, relativo alle regioni Calabria, Puglia e Sardegna, è stato assegnato ad aprile 2019 e i lavori sono partiti a seguire, i primi cantieri sono già stati aperti. Come è ovvio, nei comuni interessati dal terzo bando così come in tutte le aree Infratel il perimetro di copertura di Open Fiber è stabilito dal concessionario”, puntualizza l’azienda.

Riguardo alla questione della rete Ftth di Open Fiber che secondo Bruno Bossio “non arriva direttamente nelle abitazioni e all’interno degli immobili” la società precisa che “al netto di una quota residuale di abitazioni – le cosiddette ‘case sparse’ – cablate in Fwa (Fixed Wireless Access), la rete realizzata da Open Fiber è interamente in fibra ottica Ftth. Secondo l’Onorevole Bruno Bossio, “la rete di Open Fiber certamente abbatte le distanze dell’ultimo miglio ma gli operatori sono comunque costretti ad accendere la rete andando a realizzare la porzione rimanente, seppure minima, di infrastruttura. Con aggravio quindi di costi e con possibili ripercussioni sulle bollette dei consumatori”. “Non è così”, ribatte Open Fiber: “In base alla concessione Infratel, la distanza massima dall’abitazione a cui si può assestare la linea Ftth è di 40 metri. La distanza media di OF è oggi di circa 17 metri e la fibra viene portata all’interno dell’edificio nei tempi indicati dalla Concessione quando il cliente attiva il servizio. La scelta è stata adottata nelle Concessioni assegnate da Infratel per consentire un uso efficiente e razionale delle risorse pubbliche. Raggiungere circa 10 milioni di immobili che in molti casi potrebbero non richiedere mai una connessione (disabitati, seconde case) avrebbe comportato uno spreco di fondi senza alcun beneficio per il cliente finale. Nelle aree bianche ci sono infatti molti più immobili che linee telefoniche e chi richiede l’attivazione viene collegato in Fiber To The Home in tempi rapidi e analoghi al resto del Paese. Inoltre, i lavori per portare la fibra all’interno dello stabile sono a carico di Open Fiber e non sono dunque risorse pubbliche, perché sono costi non coperti dal bando”.

La società guidata da Ripa non ci sta anche sul fronte della “questione” dei territori: “L’Onorevole Bruno Bossio dichiara che “Open Fiber non ha una conoscenza dei territori ed esperienza sul campo come quella di Tim e di operatori che sono da anni sul mercato, e ciò si è ripercosso sulla roadmap viste le difficoltà anche nella gestione della permessistica”.

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“Effettivamente – sottolinea Open Fiber – per mettere in campo un’opera straordinaria come il Piano Banda Ultra Larga sono necessarie migliaia di permessi da parte di decine di enti: Regioni, Comuni, Sovrintendenze, Consorzi di bonifica, Aree metropolitane, Anas, Rfi e così via. Il tema della semplificazione amministrativa non riguarda solo Open Fiber, ma è portato avanti da tutti gli operatori sia singolarmente che in ambito Asstel. Per questo il Governo, che ha contezza delle difficoltà operative con cui tutto il settore è costretto a confrontarsi, si è già attivato per semplificare le pratiche burocratiche e consentire un’ulteriore accelerazione al deployment del piano. Quanto alla conoscenza ed esperienza, Open Fiber a soli 3 anni dalla sua fondazione è in questo momento il terzo operatore in Europa per linee Ftth, con 9 milioni di unità immobiliari cablate, dietro Telefonica e Orange e il primo in assoluto tra gli operatori wholesale only, il modello scelto da Open Fiber che ha incontrato il favore di tutti gli operatori italiani a eccezione di Tim. Sono infatti oltre 100 gli operatori che hanno scelto di stringere una partnership con OF, che garantisce loro un vantaggio competitivo mettendo a disposizione una rete Ftth all’avanguardia e senza discriminazioni, poiché OF non compete con loro sul segmento retail. Numeri che dimostrano in maniera inequivocabile come l’azienda sia leader non solo a livello italiano, ma anche europeo, nella costruzione e gestione di reti interamente in fibra ottica Ftth, prive di tratte in rame, che – al contrario –  è ormai universalmente riconosciuto come una tecnologia obsoleta. Non a caso, l’Unione Europea ha stabilito i suoi obiettivi di connettività al 2025 per la creazione di una Gigabit society e l’Ftth è a oggi l’unica tecnologia in grado di raggiungere una velocità di connessione di 1 Gigabit al secondo”.

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