Open Fiber porta alla luce una necropoli in Sicilia: via al progetto di musealizzazione - CorCom

ARCHEOLOGIA

Open Fiber porta alla luce una necropoli in Sicilia: via al progetto di musealizzazione

Rivenuta nell’ambito del piano Ftth a Gela risale al VII secolo a.C. In corso un progetto per il recupero e l’esposizione al pubblico. E a Piacenza gli scavi per la fibra ottica svelano i resti dell’antica città farnesiana

01 Giu 2021

Mi Fio

Gela e Piacenza: è in queste due località che i lavori per gli scavi in fibra portati avanti da Open Fiber nell’ambito del piano Ftth, hanno consentito di riportare alla luce alcuni importanti reperti archeologici. Scoperte inattese e di elevato rilevo storico. E la wholesale company guidata da Elisabetta Ripa ha deciso di affiancare Soprintendenze e Comuni nel completamento degli scavi per consentire di portare avanti i rinvenimenti e consentire di repertare le opere e di consentirne l’esposizione al pubblico. Negli anni sono stati numerosi i ritrovamenti archeologici avvenuti durante i lavori effettuati da Open Fiber. Quelli di Piacenza e Gela sono i due siti con ritrovamenti di maggior rilevanza storica.

La necropoli del VII secolo A.C. in Sicilia

Già in fase avanzata il progetto siciliano dove è prevista la musealizzazione – e si tratta di un unicum a livello regionale – della necropoli del VII secolo a.C, già ribattezzata “il cimitero dei bambini” (10 le tombe scoperte) rinvenuta in via Di Bartolo a Gela. Le discrete condizioni di conservazione hanno consentito di classificare e datare i contenitori ceramici utilizzati come ossari o cinerari – si legge nella relazione dello Scavo archeologico -: si tratta di anfore da trasporto fabbricate a partire dal VII secolo A.C. a Corinto”. Musealizzare all’aperto lo scavo di via di Bartolo “significa oggi farne un luogo della Memoria, uno stimolo a ricordare, ma anche ad ampliare le conoscenze, a ripensare il presente, a osservare la contemporaneità in cui viviamo e operiamo con uno sguardo più critico e consapevole”

Gli step del progetto di musealizzazione

Due gli step del progetto che vede affiancate la Soprintendenza e Open Fiber – la società ha messo in campo circa 13,5 milioni di investimento privato per il cablaggio in fibra ottica di 40mila unità immobiliari. Il primo prevede il completamento dello scavo archeologico di cinque tombe, il restauro dei reperti archeologici e antropologici, la realizzazione di una struttura provvisoria a protezione dei ritrovamenti, la piombatura delle sezioni archeologiche (pareti perimetrali) e lo spostamento dei sottoservizi insistenti nell’area oggetto di scavo archeologico. Si punta, in dettaglio alla realizzazione di una struttura che poi consenta una copertura con lastre in vetro per rendere fruibili i reperti. La seconda parte del progetto prevede la realizzazione degli impianti di illuminazione, aerazione, per la raccolta delle acque piovane e di videosorveglianza nonché di un totem multimediale in linea con la mission tecnologica di Open Fiber per illustrare cronistoria dei ritrovamenti, analisi scientifica dei reperti tramite contenuti educational multimediali.

A Piacenza alla luce i resti dell’antica città

Eccezionali anche le scoperte nell’ambito dell’infrastrutturazione a banda ultralarga nella città di Piacenza dove Open Fiber sta investendo 14 milioni di euro per cablare circa 40mila unità immobiliari. Gli interventi stanno restituendo i resti dell’antica città farnesiana, nel corso di diverse attività di scavo eseguite nel centro storico. Le squadre di Open Fiber, in accordo con il Comune e con la Soprintendenza per le province di Parma e Piacenza, sono assistite da un archeologo dell’Archeo.Kun per assicurare la corretta esecuzione degli scavi e accertare il valore storico-archeologico dei possibili rinvenimenti che emergono durante le attività di manomissione del sottosuolo.

In dettaglio, i rinvenimenti di archeologia urbana, hanno permesso di approfondire alcuni aspetti storici sull’impianto urbanistico all’interno della cinta muraria cinquecentesca, e più precisamente nei quadranti nord-occidentale e nord-orientale dedotti dai principali assi viari romani che si intersecano nella parte centro-settentrionale della città. Nel settore più settentrionale del centro storico di Piacenza insiste il quartiere di Sant’Agnese: l’indagine archeologica si è concentrata in corrispondenza dell’incrocio con via delle Benedettine, dove sorge l’omonima chiesa costruita nel 1677, e presso Palazzo Madama. Attraverso la sovrapposizione dei rinvenimenti in scavo con la cartografia storica è stato possibile riconoscere la cortina muraria che cingeva il complesso di Palazzo Madama e i giardini di pertinenza. Scoperte di particolare valore considerata stratigrafia complessa: i reperti recano infatti tracce di epoche diverse e consentono così di ricostruire la storia di una città attraverso le particolari caratteristiche stilistiche e architettoniche delle famiglie che hanno reso grande la città. Il tutto, nel corso di interventi finalizzati alla posa di un’infrastruttura a banda ultralarga che stanno rivoluzionando ancora la città, che ora può contare su una rete che abilita tutti i servizi innovativi di ultima generazione.

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