IL DIBATTITO

Rete unica Tim-Open Fiber, il Governo sbaglia?

In un lungo articolo su “Il Foglio” Franco Debenedetti e Francesco Vatalaro smontano il piano per la rete nazionale evidenziando il rischio di un effetto boomerang sulla redditività e sugli investimenti in banda ultralarga

Pubblicato il 04 Gen 2023

Mila Fiordalisi

Direttore

merger, digital

I cosiddetti punti fermi della discussione in seno al Governo sul futuro di Tim (e Open Fiber) sono sbagliati”, è il duro attacco di Franco Debenedetti e Francesco Vatalaro dalle colonne de Il Foglio. “Si è costruito un assioma indiscusso: la rete unica pubblica separata non controllata da una Telco”. Un assioma da cui potrebbero derivare conseguenze nefaste, sostengono i due esperti.

Il tema del consolidamento delle Tlc

“Nel caso di un consolidamento delle Telco europee, essendo a ogni evidenza improbabile che Tim, e tanto meno Open Fiber, possano essere gli integratori, è necessario che Tim si presenti tutta intera e rafforzata ai possibili partner: quindi, come loro, con la propria rete integrata. Inoltre, in nessun posto in Europa lo stato ha il controllo e solo in pochi casi ha una partecipazione di minoranza: il controllo dello stato renderebbe Tim esclusa dalle future partnership europee.

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Le conseguenze della rete unica

Riguardo alla rete unica Tim-Open Fiber, “peggiorerebbe la redditività sia della NetCo sia della ServCo. Open Fiber apporterebbe i propri debiti e, quanto alla rete, nelle aree urbane è un doppione di quella di Tim, mentre nelle aree bianche è in ritardo, incompleta e realizzata con standard incompatibile. Tim bisogna che migliori prioritariamente i suoi parametri economici sul versante dei ricavi. Open Fiber, se necessario con l’aiuto temporaneo dello stato che l’ha voluta, deve diventare una Telco a pieno titolo in grado di vendere al cliente finale i suoi servizi, per poi essere ceduta al mercato. Solo così si può pensare di salvare entrambe”.

Netco e Servco: obiettivo illusorio?

“Separare le operazioni di rete da quelle rivolte ai clienti, affidando le prime a una Netco e cedendo le seconde a una Servco, con l’obiettivo di attrarre più facilmente investimenti di lungo periodo per l’espansione delle reti, può rivelarsi illusorio. La separazione della rete, renderebbe ancora più critica la già ridotta redditività dei servizi di Tim; perderne il controllo renderebbe impossibili le nuove attività da cui dipende il suo miglioramento”.

Se si separa la rete, aumentare la crescita e il valore di Servco diventa una questione essenziale secondo i due esperti: “La separazione ha un effetto devastante sulla redditività delle restanti attività sui servizi”. Effetto che porterebbe “alla rovina di Tim”. Nel citare un report di McKinsey si evidenzia che senza il contributo dei profitti di rete il margine ebitda della società dei servizi si abbatte dal 30-40% al 5-15%. “E in ogni caso una telco integrata dovrebbe adottare la mentalità di una Servco per rinvigorire la crescita, ridurre la base di costo e trovare il modo di espandere il perimetro delle attività”.

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