L'EDITORIALE

Rete unica Tlc, fra il dire e il fare c’è di mezzo la governance

Un primo importante passo è stato fatto, almeno sul fronte politico. Ma gli ostacoli sul cammino restano: Enel non ha ancora deciso il da farsi su Open Fiber e sul progetto dovranno esprimersi Agcom, Antistrust e Commissione europea. In ballo le risorse del Recovery Fund

28 Ago 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

La rete unica delle Tlc s’ha da fare. Ma fra i desiderata – quelli di Tim, di Cassa depositi e prestiti e (quindi) del Governo che ha dato l’ok alle trattative in corso sulla newco FiberCop – e la realtà dei fatti ci sono di mezzo parecchie incognite. Lunedi 31 agosto si avrà (forse) un quadro più preciso su come potrebbe delinearsi la società della rete: Tim è chiamata a decidere sull’offerta di Kkr sulla rete secondaria e soprattutto sui “pesi” in seno al nuovo veicolo.

Stando alle ultime informazioni il fondo americano dovrebbe avere una quota intorno al 38%, Fastweb del 4,5% (attraverso il conferimento degli asset di Flash Fiber, la joint venture in essere con Tim) e a Tim andrà la maggioranza ma non è ancora chiaro in quale misura. Se gli azionisti dovessero rimanere tre – Tim, Kkr e Fastweballora a Tim spetta il restante 58%. Ma se Cassa depositi scenderà in campo (questo il progetto che ha ottenuto l’ok dal Governo) anche con una quota azionaria allora la quota di Tim sarà sì superiore al 50% ma dovrà ridimensionarsi per lasciare spazio alla società presieduta da Fabrizio Palermo. Non è chiaro se Cassa depositi avrà un ruolo nella newco sin da subito, se entrerà in quota in un secondo momento e se avrà una quota: c’è da sciogliere in “nodo” Open Fiber, ossia del ruolo della società di cui Cdp è azionista insieme con Enel con il 50% a testa.

È evidente che un accordo di massima sul da farsi c’è altrimenti non sarebbe stato possibile il via libera del governo a un progetto in alto mare. È evidente dunque che Cassa depositi e Enel stanno lavorando a un tavolo parallelo che dovrà definire la roadmap futura ossia se e quando Open Fiber sarà conferita nel veicolo di nuova costituzione. Entro i primi giorni di settembre è attesa una nuova offerta da Macquarie per la quota di Enel in Open Fiber. E se Enel accettasse di cedere il suo 50% di Open Fiber, il cammino verso la newco si libererebbe da un primo importante ostacolo.

Il governo ha convocato oggi a dibattito in video-call i vertici delle altre telco, ossia gli Ad di Vodafone Italia, Aldo Bisio e WindTre, Jeffrey Hedberg, e anche il numero uno di Sky Italia, Maximo Ibarra (la società ha da poco debuttato nel mercato ultrabroadband con un’offerta basata sulle reti di Open Fiber e Fastweb).

E gli Ad di Fastweb e Tiscali, Alberto Calcagno e Renato Soru in una lettera congiunta ai ministri Gualtieri e Patuanelli hanno messo nero su bianco le ragioni delle loro scelte facendo appello ai competitor di deporre l’ascia di guerra e di procedere sulla strada del co-investimento caldeggiata peraltro dalla Commissione europea e che può sgombrare il campo dai nodi sulla governance.

Ed è proprio sulla governance che sono puntati i riflettori: una newco delle reti la cui maggioranza fosse in capo a un operatore infrastrutturato rischierebbe (ma il condizionale è d’obbligo) di non ottenere il via libera né dall’Antitrust italiano né dalla Commissione europea. Per non parlare dei rischi sul fronte regolatorio nonché di quelli sull’accesso alle risorse del Recovery Fund, risorse pubbliche che non possono essere dunque veicolate verso imprese a maggioranza privata. Una soluzione sarebbe stata individuata: proprietà del veicolo a Tim con peso specifico rilevante di Cdp nel consiglio di amministrazione. La Cassa, questa è l’ipotesi che si sta facendo strada, avrebbe la maggioranza dei consiglieri e sarebbe questa la soluzione che garantirebbe la terzietà della newco ed anche il suo dna “pubblico”. Sempre a patto che le Autorità e la Commissione Ue non ravvisino “anomalie” di sorta.

Vero è che nella newco Tim non balla da sola: ci saranno Kkr e Fastweb e Tiscali ha appena siglato un memorandum con Tim per entrare nella partita. Al momento la “partnership” Tim-Tiscali è di tipo commerciale ma non è escluso che in futuro Tiscali possa conferire asset e rilevare una quota del veicolo, seppur di minoranza, in ottica di co-investimento. E l’accordo è stato accolto con grande favore dal mercato: il titolo Tiscali oggi stato fermato in asta di volatilità uando guadagnava il 14,4%, la migliore performance di tutto il listino azionario milanese. E vola anche il titolo Tim che continua a guadagnare punti da ieri.

Il co-investimento: questa la strada maestra – insieme a quella del modello wholesale – indicata dall’Europa per spingere l’infrastrutturazione della fibra e sostenere i progetti con risorse pubbliche che possano consentire di colmare i gap nel più breve tempo possibile. Si lavora peraltro a una nuova Raccomandazione che manderà in pensione quella del 2014 e che stando alla roadmap del nuovo Codice delle Comunicazioni elettroniche dovrebbe essere approvata entro fine anno. La nuova Raccomandazione rivede la regolazione ex ante abbattendo parecchi paletti e soprattutto rivede i parametri per la definizione dei mercati: le analisi dei mercati dovranno essere condotte su base geografica ossia per verificare anche piccoli gap all’interno anche delle aree nere e la priorità andrà data a quelle zone in cui si concentrano imprese e attività industriali per non rischiare che il tessuto economico nazionale resti fuori dalla partita ultrabroadband.

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