IL DOSSIER

Rete unica Tlc, i fondi scaldano i motori: Kkr e Macquarie in pole

Esce allo scoperto la società australiana che potrebbe scendere in campo attraverso un finanziamento “ibrido”. Nei prossimi giorni il nuovo tavolo del Governo: atteso l’Ad di Tim Pietro Labriola. Matteo Salvini contrario allo “spezzatino”

Pubblicato il 09 Gen 2023

Mila Fiordalisi

Direttore

Palazzo_Chigi_-_Roma_(2010)

Kkr e Macquaire: questi i due fondi che avranno un ruolo di primo piano nel dossier rete unica. Sebbene non ci sia ancora certezza sull’evoluzione del dossier – il tavolo del Governo che doveva trovare una quadra a fine 2022 è stato prorogato – i tasselli del dibattito stanno convergendo sui due grandi fondi già protagonisti della partita: Kkr vanta il 37,5% in Fibercop, la wholesale company di Tim e Macquarie ha il 40% di Open Fiber, secondo azionista dopo Cassa depositi e presiti con il suo 60% (Cdp ha anche una tota in Tim vicina al 10%).

Se molto si è parlato di Kkr – il fondo lo scorso anno aveva tentato la scalata del 100% di Tim poi finita nel cassetto – gli australiani di Macquarie hanno sempre optato per il low profile, ma nei giorni scorsi in un’intervista a Milano Finanza hanno scoperto le carte rendendo più chiara la direzione del dossier rete unica.

Macquarie coinvolta nelle trattative

“Siamo molto incoraggiati dalle riforme del governo a sostegno della diffusione e dell’adozione della fibra ottica in tutta Italia. Il nostro obiettivo è quello di migliorare l’accesso alla banda larga affidabile e ultraveloce e di farlo secondo il calendario concordato con il governo. Siamo orgogliosi del nostro lavoro con Open Fiber e non vediamo l’ora di supportare la realizzazione della rete open-access che porterà alla nuova generazione di infrastruttura digitale in Italia”, hanno evidenziato i due top manager intervistati Roberto Purcaro e Gianluca Ricci nel confermare che “il fondo Macquarie è pronto per la rete unica e appoggia il piano del Governo” e soprattutto che il fondo sta “lavorando al progetto con le parti interessate”.

Il nuovo tavolo del Governo: a colloquio Labriola

Si va avanti dunque con le “trattative” e nei prossimi giorni ripartirà il tavolo del Governo chiamato a trovare una soluzione sul dossier rete unica. Non c’è ancora una data in calendario: il 18 gennaio è intanto fissato il cda di Tim e proprio l’Ad dell’azienda, Pietro Labriola, è stato convocato – come già reso noto – per il prossimo board con i rappresentati dell’esecutivo, alias dei ministeri coinvolti e dei rappresentanti della Presidenza del Consiglio. Tim ha aperto l’anno al rialzo in Borsa recuperando circa il 9% rispetto alla chiusura 2022, annus horribilis per la società che ha portato la capitalizzazione sotto i 5 miliardi.

La vendita della rete l’opzione più probabile

La vendita della rete resta l’opzione più probabile secondo gli analisti  rispetto a quella di una scissione proporzionale: la pensano così gli esperti di Equita. Riguardo agli aspetti tecnici dell’operazione stando a quanto emerge dall’intervista a Macquarie a Milano Finanza il fondo australiano entrerebbe in campo con un sistema di finanziamento “ibrido” attraverso Open Fiber, operazione dunque diversa da quella di un ingresso nell’azionariato. La stessa Tim potrebbe mantenere al fianco di Kkr: Fibercop confluirebbe in Netco.

Il ministro Salvini: “No a spezzatini”

“Non voglio rubare il mestiere ad altri colleghi ministri, però siccome ci sono più di 40mila lavoratori coinvolti, riguarda tutti. L’importante è non farne spezzatini e non venderne pezzetti per toppare il buco”. Così il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Matteo Salvini sulla vicenda Tim.

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