IL CASO

Rete Unica Tlc, monta il dibattito politico

Il viceministro allo Sviluppo economico Buffagni: “L’infrastruttura non sia controllata da Tim”. Il sottosegretario alla banda ultralarga Manzella: “Cruciale una presenza significativa dello Stato”. Poi il Tweet di Franco Bassanini, presidente di Open Fiber: “La discussione prende la strada giusta”

21 Ago 2020

Antonello Salerno

Riprende vigore il  dibattito sulle rete unica Tlc dopo il botta e risposta di ieri tra l’ad di Tim Luigi Gubitosi e Open Fiber, e l’intervento del ministro allo Sviluppo economico Stefano Patuanelli che ha fissato i paletti dicendo che “la rete unica la fa lo Stato”, in vista del cda di Tim del 31 agosto in cui dovrebbe arrivare la decisione sulla proposta del fondo Kkr riguardo alla rete secondaria di Tim, disponibile a rilevarne una quota intorno al 40%. Progetto “congelato” a seguito dell’intervento del governo durante lo scorso Cda dell’Azienda per cercare una soluzione alternativa. A riaccendere l’attenzione sull’argomento dopo la pausa di ferragosto era stata un’intervista alla parlamentare del Pd Enza Bruno Bossio, che suggeriva la soluzione di “puntare sul coinvestimento”, affermando che la maggioranza Tim “non è un problema”.

Il viceministro Buffagni: serve rete unica che non sia controllata da Tim

“Secondo noi, e non solo sotto un profilo regolatorio ed antitrust, una società della rete unica che fornisca servizi di accesso all’ingrosso a tutti gli operatori non può essere in mano a un azionista di maggioranza verticalmente integrato, con in più il beneficio del consolidamento. Su quella rete oggi passano i nostri dati più sensibili e la competitività delle nostre aziende”. Lo afferma in un’intervista a Repubblica Stefano Buffagni, viceministro all’Economia, rispondendo di fatto alle parole di ieri di Luigi Gubitosi. “Il nostro compito – aggiunge – è quello di creare le condizioni regolatorie per incentivare gli investimenti e renderli profittevoli. Al contempo c’è l’opportunità di dirottare verso la rete unica parte delle risorse del recovery fund, ma si può fare solo in un’ottica di sistema e non per agevolare un solo operatore. Open Fiber ha accumulato dei ritardi significativi rispetto al cronoprogramma presentato e si sta lavorando per accelerare la realizzazione del piano banda ultralarga. E’ però fuorviante equiparare il collegamento dei cabinet che sta realizzando Tim con i collegamenti Ftth oggetto dei tre bandi pubblici vinti da Open Fiber. Si tratta di progetti completamente diversi. Tim non ha la capacità di investimento per sostenere la realizzazione dell’infrastruttura del futuro che è la fibra fino a casa, tanto è vero che sta imbarcando un fondo americano che apporterà risorse aggiuntive”. Dal momento che Tim è quotata in Borsa, prosegue Buffagni, “Qualsiasi decisione spetterà ai suoi organi di governo. Posso solo dire che il Cda dovrà spiegare al mercato, ma sopratutto in assemblea se questo progetto crea valore per tutti gli stakeholder e anche per il Paese. Se investitori internazionali sono disposti a investire in un ramo di azienda, risulta singolare non chiederlo agli attuali azionisti. Anche il collegio sindacale dovrà vigilare su un eventuale depauperamento del patrimonio aziendale. Mi limito a osservare che questo progetto è noto da tempo, ma il valore del titolo Tim in Borsa finora non ne ha beneficiato, anzi”. Si tratta, conclude Buffagni, “di un progetto parziale, limitato sia in termini di perimetro della rete conferita e sia in termini di tecnologie utilizzate – conclude – inoltre mantiene verticalmente integrata l’azienda e dunque non risulta idoneo a cogliere le sfide tecnologiche che come sistema Paese dovremo affrontare nei prossimi mesi ed anni, a partire dalle risorse del recovery fund”.

Manzella: “Cruciale presenza significativa dello Stato nelle rete unica”

“E’ essenziale avviare il ‘Tavolo operativo’ sul futuro delle Tlc italiane con operatori e regolatori su cui il Parlamento ha impegnato il governo a luglio: solo da un confronto aperto e dalla conoscenza delle diverse posizioni in campo può emergere una soluzione capace di tenere insieme questi aspetti e che sia ampiamente condivisa. Mi auguro questo tavolo sia convocato e questo esito sia possibile”. Lo afferma in una nota Gian Paolo Manzella, sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico con delega all’attuazione  e all’aggiornamento della strategia per la banda ultralarga.

“Insieme alla consapevolezza dell’importanza della Rete Unica – aggiunge Manzella – avanza l’esigenza che i nuovi assetti del settore delle comunicazioni rispettino i consolidati principi della concorrenza in materia”, insieme alle “esigenze di sicurezza proprie di una rete sempre più strategica per cittadini, imprese ed amministrazioni”, e alla “necessità di investimenti ingenti per potenziare la rete in fibra e farla arrivare al più presto in tutto il Paese superando ogni digital divide”.

Concorrenza, sicurezza, investimenti, quindi – conclude Manzella – Per tenere insieme queste diverse esigenze è cruciale un assetto che veda una presenza dello Stato significativa nella società chiamata a gestire la rete unica e, auspicabilmente, la presenza nella sua compagine azionaria di operatori del settore e finanziatori di lungo termine specializzati”.

Bassanini: “Finalmente il  dibattito imbocca la strada giusta”

“Finalmente il dibattito sulla rete unica imbocca la strada giusta”. Lo afferma su Twitter il presidente di Open Fiber, Franco Bassanini, commentando le parole di Buffagni, che – aggiunge Bassanini – “ha parlato di unarete unica tlc che deve essere neutrale, aperta a tutti, controllata da Stato/Cdp. La si può fare partendo da una scissione proporzionale di Tim fra infrastrutture e servizi”. “Il merger fra Tim-infrastrutture e Open Fiber – conclude Bassanini – sarebbe aperto a tutti, Telco e investitori infrastrutturali, assicurerebbe una copertura universale del territorio in Ftth 5G, e edge cloud computing, eviterebbe esuberi di personale, rimedierebbe agli errori fatti nella privatizzazione di Sip”.

Ugliarolo (Uilcom): “Chiediamo un confronto da anni”

“Una classe politica che dice la sua sul tema della Rete dopo avere, da sempre, creato danni all’ex monopolista. Da anni chiediamo un confronto sul futuro di Tim, del settore, e del Paese senza riuscire a discutere con le istituzioni impegnate a fare enunciazioni – afferma ancora su Twitter Salvo Ugliarolo, segretario generale Uilcom – Sono tutti impegnati a parlare di Rete senza mai avere avuto l’idea di ascoltare. Dai loro uffici decidono le sorti di aziende e dei loro dipendenti. Basti vedere cosa hanno fatto con Telecom e con la fantastica privatizzazione. Chiedi incontri e trovi silenzi!. Sono anni che chiediamo un confronto con il Mise per parlare di telecomunicazioni, sono anni che gli inquilini del Mise annullano puntualmente le riunioni e sfuggono al confronto! A settembre siamo pronti alla mobilitazione sotto al ministero”.

Il centrodestra: basta tentennamenti

Critiche alla coalizione di governo su come l’esecutivo sta gestendo la questione vengono dal centrodestra, con Alessandro Morelli (Lega Nord) che parla di “ennesima spaccatura in seno al governo giallorosso, questa volta sulla rete unica”, che “rischia di far perdere al Paese il treno dello sviluppo infrastrutturale digitale”. “Le dichiarazioni pubbliche – conclude – dimostrano la totale assenza di un progetto che riguardi rete, cluod, 5G e broadcaster europeo, sminuendo tutto a semplici questioni finanziarie e di governance”. Daniela Ruffino (Forza Italia) sottolinea che “La banda larga è un tassello fondamentale sia per la crescita e l’innovazione tecnologica che per la cybersicurezza. Non accordarsi su temi come questo, oggi prioritari più che mai, è motivo di enorme preoccupazione. Non c’è dunque spazio per i tentennamenti, bisogna accelerare al massimo su questo dossier da cui dipende il nostro futuro e la competitività italiana nel contesto internazionale”. “Il governo, sul tema rete unica di Tlc, ha perso tempo – aggiunge Alessio Butti (Fdi) – È passato più di un mese dall’approvazione in Parlamento della mozione Fdi sulla rete ‘unica, pubblica e non verticalmente integrata’ che prevedeva la convocazione di un tavolo tecnico per elaborare una strategia che mettesse a frutto il dibattito, con relative proposte, da noi provocato alla Camera dei Deputati. Il governo, dilaniato anche in questo caso da evidenti fratture al suo interno, ha preferito interferire in modo improprio nelle dinamiche di una azienda privata (Tim) piuttosto che dettare a operatori e mercato un’agenda chiara e di esclusivo interesse nazionale”. “Gli interessi delle lobbies governative non frenino più lo sviluppo tecnologico di cui il Paese ha bisogno per la modernizzazione delle attività produttive e per il rilancio dell’economia – conclude – Il governo non si sottragga a questo obbligo politico ed etico. Tuttavia è positivo che il Mise abbia preso una chiara posizione, ribadendo le proprie competenze funzionali sul settore delle telecomunicazioni, impropriamente assunte dal Mef, che quanto a rete unica ha competenze solo in base alle partecipazioni finanziarie in alcuni dei soggetti coinvolti, come Cdp ed Enel. Un flebile segnale che può aiutare a trovare le giuste soluzioni anche da noi auspicate di un controllo dello Stato non solo in termini di percentuale di partecipazione, ma anche, e ancor di piu, in chiave di gestione e controllo”.

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