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IL CASO

Terzo bando Infratel, la Calabria non ci sta: “Evitato spreco di fondi pubblici”

Il ritardo nella stipula della convenzione con il Mise dovuto a questioni sostanziali, riferisce una fonte vicina alla Regione. Braccio di ferro sulle risorse: troppi 40 milioni stimati per portare la fibra ai 123mila cittadini localizzati in aree altamente a rischio connessione. Si scende a 29 milioni

21 Mar 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

È finita immeritatamente nella polemica la Regione Calabria per la vicenda legata al terzo bando Infratel, l’ultimo del Piano Bul battezzato dal governo Renzi per cablare le aree bianche del Paese.

Se è vero che la Regione capitanata da Mario Oliverio – in cima alla classifica delle regioni più cablate d’Italia (al 2017 risulta raggiunto dai 30 Mb il 70,2% delle unità immobiliari in 409 Comuni secondo i dati pubblicati sul sito Bandaultralarga.italia,it) – ha “procrastinato” i tempi per la firma della convenzione operativa con il Mise, atto indispensabile per consentire a Infratel di emanare il bando (che oltre alla Calabria, riguarda Puglia e Sardegna), a quanto risulta a CorCom, il ritardo sarebbe dovuto a questioni niente affatto burocratiche ma sostanziali.

Come già anticipato dal nostro sito la Regione – che si appresta a ratificare la convenzione con il Mise per consentire l’avvio dei lavori in casa Infratel – ha fatto un lungo braccio di ferro con l’obiettivo di evitare- riferisce una fonte vicina alla Regione  – uno spreco di risorse pubbliche. Dai 40 milioni iniziali che sarebbero stati stimati da Infratel per chiudere il gap delle aree bianche si è scesi a 29 milioni dopo un lungo braccio di ferro. In ballo ci sarebbero “appena” 123mila utenze – a tanto ammonterebbe il gap regionale in tema di ultrabroadband nelle aree bianche – su un totale di 1,9 milioni di cittadini già raggiunti dalle infrastrutture abilitanti. E le 123mila utenze in questione sarebbero in zone di fatto “ultrasperdute”, la periferia della periferia rispetto alle stesse aree bianche al punto che erano state tenute fuori dai bandi Eurosud poiché ritenute difficili da raggiungere se non a fronte di ingenti investimenti e per di più considerate altamente a rischio poiché nessun operatore sarebbe interessato ad accendere il segnale anche a fronte della presenza di una rete. Come a dire la spesa non valeva l’impresa già a suo tempo.

Il confronto è presto fatto: per portare la rete a 1,9 milioni di cittadini localizzati nella aree bianche si sono spesi circa 94 milioni, quindi i 40 milioni stimati per i 123mila rimanenti sono apparsi immediatamente una cifra “abnorme” alla Regione. Di qui la lunga trattativa che ha portato alla cifra finale di circa 29 milioni e a “salvare” una decina di milioni utilizzabili per iniziative considerate dall’amministrazione regionale più prioritarie a partire, ad esempio, dalla possibilità di prevedere voucher per incoraggiare la domanda dei servizi in fibra, attualmente a livelli molto bassi come peraltro nel resto del Paese.

A tutto ciò va aggiunto – segnala sempre la fonte – che dei 409 Comuni localizzati nelle aree bianche, circa 240 sono quelli cablati da Telecom Italia nell’ambito dei bandi Eurosud, mentre 165 fanno capo a interventi in capo a Infratel. Riguardo a questi ultimi i lavori sono ancora in corso dal 2014: a dicembre 2017 i comuni completati risultano 60.

A buttare benzina sul fuoco, confondendo peraltro le carte in tavola, ci si sono messi i 5Stelle: l’eurodeputata Laura Ferrara e il neo deputato Alessandro Melicchio, in una nota, parlano di 63,5 milioni di euro di fondi Fesr per cablare 223 comuni calabresi e 981 edifici pubblici. Ma i fondi a cui si riferiscono i due deputati grillini sono quelli del bando Eurosud chiuso già da tempo nella programmazione 2007-2013. Quindi niente a che vedere con il terzo bando Infratel.

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