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Piani ultrabroadband

“Vision condivisa e coerenza fattuale: così si va verso la Gigabit Society”

In un convegno del Quadrato della Radio lo stato dell’arte delle iniziative in campo. I fondi ci sono, ma da superare ci sono ancora molti ostacoli, anche amministrativi. Il tema delle risorse umane

24 Ott 2017

Quale è lo stato effettivo della diffusione della banda ultralarga in Italia? Quale è il modo migliore per promuovere la diffusione infrastrutturale ma anche l’uso di internet veloce da parte di cittadini ed imprese? Quali sono le condizioni di mercato ed industriali che possono supportare i piani messi in capo da governo ed operatori privati? Questi temi sono stati al centro di un convegno organizzato, in cooperazione con l’Accademia Galileiana, alla Reggia dei Carraresi di Padova dal Quadrato della Radio, storica associazione delle telecomunicazioni che con i suoi incontri periodici si sta sempre più trasformando in un importante think tank nel settore delle telecomunicazioni ma anche dell’IT e dell’economia digitale visto che i vecchi confini settoriali sono ormai definitivamente abbattuti.

Proprio nella logica di fornire un supporto anche di tipo tecnico e specialistico alla discussione fra gli attori in campo e dare un contributo al decisore politico, l’associazione preseduta da Stefano Pileri, ha dato vita ad un gruppo di lavoro sull’ultrabroadband, guidato da Maurizio Dècina e Sandro Dionisi. Ha il compito di analizzare lo stato dell’arte del broadband in Italia ma anche di elaborare osservazioni e raccomandazioni utili ad accelerazione il percorso di infrastrutturazione dell’ultrabroadband in Italia e a promuovere la sua utilizzazione tra cittadini ed imprese.

Non solo analisi, dunque, ma anche proposte come del resto è emerso nel corso del dibattito padovano cui hanno partecipato studiosi, rappresentanti dei principali operatori di telecomunicazione, aziende realizzatrici delle nuove reti.

Lo stato dell’arte

Nella loro relazione introduttiva, Dècina e Dionisi hanno sottolineato come manchi ancora una fotografia precisa dello stato dell’arte dell’ultrabroadband in Italia. Le rilevazioni di Desi, Agcom, Infratel, Ernst&Young mostrano risultati non omogenei anche perché a volte divergono le metriche o gli anni di riferimento. Ad esempio, nella consultazione Infratel di marzo 2017 la copertura Ultra Broadband presupponeva un Upstream di 15 Mbit/s mentre le altre rilevazioni considerano un Upstream di 3 Mbit/s.

In ogni caso, dai dati presentati da Dècina e Dionisi appare evidente un ritardo dell’Italia (e dell’Europa) in termini di diffusione dell’Ftth, una tecnologia che risulterà indispensabile in futuro, anche in vista del deployment del 5G come ha sottolineato Pierpaolo Boffi, professore al Politecnico di Milano.

In che tempi? Il convegno di Padova ha mostrato un ventaglio di opinioni divergenti fra chi vede il rame ancora in buona salute per un tempo relativamente lungo (come ad esempio Carlo Filangieri di Telecom Italia o Mario Mella di Fastweb).

Sabrina Casalta (Vodafone) ha però rimarcato che sul mercato si sta assistendo ad una crescente richiesta di domanda di connettività a velocità molto elevate (centinaia di mbit/s) che potrebbe esplodere anche grazie a nuove opportunità come i servizi di intrattenimento video e il telelavoro. Guido Garrone (Open Fiber) ha poi osservato che è distorcente limitarsi a considerare soltanto la velocità di connessione giudicando solo da questo la qualità di una infrastruttura. “Un parametro destinato ad acquisire sempre più rilevanza è quello del throughput, della capacità di trasmissione”: una qualità di cui la fibra è regina indiscussa.

Secondo Stefano Pileri (presidente del Quadrato della Radio) il Paese deve farsi guidare da una coerente e ambiziosa visione del suo futuro. Una vision che deve innanzitutto essere fatta propria dalla politica cui spetta il compito di immaginare il futuro con una continuità di progettazione e coerenza di realizzazione che deve permeare l’intero sistema. Oggi questa vision c’è e nasce dal Piano Strategico Banda Ultra Larga del marzo 2015, dunque occorre procedere in quella direzione. Quanto al mercato, ormai le offerte degli operatori stanno rendendo la banda ultralarga a 1 gigabit/s assolutamente competitiva con la xDSL anche in termini di convenienza economica per l’utente finale: “la strada verso la Gigabit Society è già segnata nei fatti”.

Simone Puksic, presidente di Insiel e Assinter, ha evidenziato come proprio l’esperienza del Friuli Venezia Giulia dimostri che “unità di governance e commitment politico” abbiamo consentito di realizzare in tre anni la rete ultrabroadband della sua regione.

Ma realizzare la rete significa anche avere le giuste competenze per costruirla. Lo sforzo è immane in tempi così stretti come quelli previsti dai piani del governo: si calcola che per realizzare i progetti pubblici e privati in campo ci vorranno nuove assunzioni di almeno 15.000 persone, se non addirittura 20.000. Ma terminata la costruzione delle reti, come potrà il personale assunto trovare uno sbocco lavorativo? È un tema ben presente nelle aziende di costruzione della rete, strette fra la necessità di realizzare gli appalti nei tempi stretti previsti e l’esigenza di una programmazione del personale nel medio-lungo periodo.

Scavi, il tema autorizzazioni

Giancarlo Bellino, di Alpitel, ha messo in evidenza come i margini finanziari molto stretti frutto del risultato delle gare di appalto rischino di tramutarsi nel boomerang di reti realizzate con una qualità non all’altezza o attraverso lavori non sempre effettuati con standard di sicurezza adeguati. Bellino ha poi osservato come la frammentarietà delle commesse e le farraginosità burocratiche siano ostacoli gravissimi alla realizzazione delle reti nei tempi previsti, mettendo a rischio gli stessi equilibri economici delle imprese realizzatrici. Un forte pericolo, inoltre, viene individuato da Bellino in possibili “cambiamenti di rotta o interruzione dei piani” ammonendo a non scordare l’esperienza del piano Socrate al cui blocco ha fatto seguito “Il maggior numero di fallimenti di imprese del settore”.

Anche Luigi Piergiovanni, di Sielte, ha sottolineato quanto sia importante “avere una visibilità di medio-lungo periodo”. Lo stesso meccanismo delle gare, ha osservato, prevede tempi molto stretti fra l’aggiudicazione dell’appalto e la partenza dei cantieri. Una situazione che non facilita la vita alle aziende che vincono gli appalti in luoghi dove non hanno già una struttura organizzata. Col risultato di favorire la frammentazione produttiva. “Forse non è un caso – ha detto – che quasi metà degli appalti di scavo sono stati aggiudicati a piccola imprenditoria non italiana”.

Roberto Loiola, di Sirti, ha ricordato come l’investimento nel capitale umano sia una delle sfide maggiori che si presentano alle aziende che parteciperanno alla costruzione delle nuove reti. Sirti ha già proceduto all’assunzione di 250 giovani (“Non succedeva da anni”) e punterà molto sulle più moderne tecnologie (come la realtà aumentata) per rendere automatizzate e digitali le soluzioni ai problemi che si presenteranno facendo ricorso a quelle che ha chiamato “augmented operations”.

Nuove iniziative imprenditoriali

Sull’onda dei piani pubblici e privati per la banda ultralarga stanno comunque crescendo nuove ed interessanti iniziative imprenditoriali come testimonia l’esempio portato da Antonio Caroppo di Eagle Projects, una start-up cui Caroppo ha dato vita insieme ad Umberto De Julio. Società di engineering impegnata in progettazione, costruzione e management delle nuove reti, Eagle Projects ha visto crescere in pochissimo tempo i propri dipendenti a 250 persone, soprattutto giovani ingegneri formati in collaborazione con l’Università di Perugia.

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