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IL CASO

Battaglia sui brevetti, 5G a rischio

Tre quarti delle aziende che sviluppano tecnologie mobili (come Qualcomm o Ericsson) sono pronte a mettere paletti alla licenza d’uso dei loro standard: Apple, Google & Co. non remunerano abbastanza. Il regolatore Usa potrebbe dar loro ragione

28 Nov 2017

C’è una vera battaglia in corso intorno al 5G che potrebbe incidere sul futuro sviluppo e sull’adozione dello standard mobile del prossimo futuro e non è tecnologica, ma di natura economica e legale. Il braccio di ferro tra Apple e Qualcomm, finite in tribunale per questioni brevettuali, ne è la riprova.

Tradizionalmente, il settore dei brevetti mobili si divide tra le aziende che hanno sviluppato o sviluppano le tecnologie mobili – come Nokia, Ericsson, Qualcomm –  e le aziende come Apple, Google e Samsung che pagano una licenza a chi crea le tecnologie per usare la loro proprietà intellettuale. Nel processo intervengono anche gli enti che fissano gli standard e che decidono quali sono le tecnologie essenziali cui gli innovatori devono dare accesso non discriminatorio a tutti i player di mercato.

Si tratta delle cosiddette tecnologie standard-essential e uno dei temi più controversi intorno a questi brevetti, sottolinea in un commento il Financial Times, è se il loro valore si debba basare sul prezzo del chip o del telefono che il chip alimenta: i due valori sono estremamente diversi e, ovviamente, mentre i colossi come Apple e Google pensano che il calcolo della tariffa per usare la proprietà intellettuale si debba basare sul valore dei chip, chi sviluppa tecnologie mobili come Qualcomm pensa si debba basare sul valore del prodotto finito, lo smartphone o addirittura l’automobile (visto che le connected cars sono come dei computer e usano i chip).

I grandi brand consumer come Apple vogliono preservare la loro possibilità di mettere insieme nel prodotto finito una serie di tecnologie brevettate, ma chi ha creato tali brevetti, innovatori americani o europei, sostiene di aver investito miliardi in ricerca e sviluppo e ora vuole essere remunerato in maniera adeguata. Il risultato, secondo un sondaggio citato dal FT, è che quasi tre quarti delle aziende che detiene brevetti nelle tecnologie mobili non è disposta a garantire che darà in licenza l’uso delle sue ultime innovazioni in determinate circostanze e questo potrebbe diventare un ostacolo importante allo sviluppo della connettività mobile di nuova generazione.

L’atteggiamento degli enti che fissano gli standard hitech non è uniforme. La statunitense IEEE nel 2015 ha spostato l’ago della bilancia verso le tech companies ma negli scorsi giorni l’assistant attorney-general Makan Delrahim, dell’Antitrust americano, ha affermato che le aziende che si rifiutano di pagare licenze adeguate abbassando il valore dell’innovazione sono un problema maggiore di quelle che esigono tariffe più alte monopolizzando l’innovazione. La Commissione europea si è espressa in senso contrario, perché, accanto a coloro che vorrebbero più protezioni per i gruppi telecom europei, ci sono molti che vedono nei brevetti una forma di monopolio.

Ma, secondo il FT, la Commissione potrebbe essere interessata a difendere in maniera prioritaria un terzo stakeholder: l’industria automobilistica Ue. Per stimolare l’affermazione delle connected cars di manifattura francese, tedesca o italiana, i costruttori avranno infatti bisogno di accesso a tecnologie mobili non costose, come finora hanno fatto Apple e Google. L’ipotesi del quotidiano finanziario è che l’Europa possa scegliere di buttare dalla torre le telco per salvare Daimler, Bmw, Volkwagen, Renault, PSA, FCA e le altre.

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