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TORRI

Benetton rientra nelle Tlc: acquisito il 29,9% di Cellnex

Alla holding Edizione la quota della società delle torri nelle mani del gruppo iberico Abertis: un’operazione da 1,5 miliardi cui potrebbero presto affiancarsi nuovi investitori (spagnoli) per un ulteriore 5,1%

17 Apr 2018

Patrizia Licata

giornalista

La finanziaria del Gruppo Benetton, Edizione, acquisisce il 29,9% di Cellnex e torna a investire nelle telecomunicazioni allargando il suo raggio d’azione al business delle torri. Il processo si era aperto già a inizio mese quando Atlantia ha ratificato la propria decisione di acquisire la partecipazione di Abertis in Cellnex Telecom, con l’intenzione di rivenderla alla holding Edizione. Atlantia ha ora comunicato di non aver ricevuto offerte migliorative per il 29,9% del gruppo delle torri oltre a quella messa sul tavolo da Edizione e dunque la finanziaria della famiglia di Ponzano Veneto, una volta conclusa l’Opa di Hochtief su Abertis, potrà rilevare l’asset dal gruppo iberico.

Atlantia doveva decidere se acquisire e poi rivenderere il 29,9% di Cellnex o l’intero 35% nelle mani di Abertis e attendere per questo la conclusione dell’Opa di Hochtief sul gruppo spagnolo delle infrastrutture. La holding Edizioni detiene tramite Sintonia il 30,25% di Atlantia.

“La volontà di acquisire la partecipazione persegue, sia per dimensioni che per presenza geografica, gli obiettivi di diversificazione di portafoglio di Edizione, e rappresenta un investimento strategico di lungo termine, con importanti prospettive di crescita”, ha indicato la holding del Gruppo Benetton in una nota. Cellnex, “grazie a una strategia di consolidamento nel settore delle torri di trasmissione avviata nel 2015, è oggi un operatore indipendente leader in Europa con una capitalizzazione di oltre 5 miliardi di euro”.

Atlantia ha esercitato il diritto di vendita (diritto di put) sul 29,9% del capitale sociale di Cellnex concesso da Edizione, “non essendo pervenute alla data odierna offerte migliorative a conclusione del processo volto a sondare l’interesse di investitori ad acquisire tutte o parte delle azioni della societaà spagnola delle torri Tlc”, si legge in una nota di Atlantia. Il prezzo di esercizio è di 21,50 euro per azione Cellnex (cum dividend), pari a un corrispettivo di 1,489 miliardi, cifra di cui si farà carico, per il momento, interamente Edizione ma che in prospettiva potrebbe essere spartita con altri investitori.

Infatti, nell’ambito dell’accordo raggiunto, Edizione riconoscerà ad Atlantia il diritto (personale e incedibile) di co-investire in Cellnex, acquistando fino al 20% della partecipazione (pari, in trasparenza, al 6% circa del capitale di Cellnex) entro i 2 anni successivi all’esecuzione della compravendita; la proposta dei Benetton prevede anche un meccanismo di “earn out nei 12 mesi successivi al trasferimento” nel caso in cui i valori siano particolarmente distanti da quelli a cui è stata conclusa l’operazione, mentre Atlantia si è garantita un “diritto di prima offerta” e un “diritto di prelazione” per l’ipotesi in cui Edizione intenda cedere – direttamente o indirettamente – in tutto o in parte, la partecipazione entro i 7 anni successivi all’esecuzione della compravendita.

La testata spagnola El Economista scrive inoltre che Criteria Caixa, azionista forte di Abertis, potrebbe aumentare dal 5% al 15% la quota in Cellnex per essere al fianco dei Benetton in questo nuovo progetto industriale, acquisendo il resto della quota di Abertis. Toccherà ad Hochtief, spiega il Sole 24 Ore, fare il tutto il necessario per il buon esito dell’operazione.

A fine 2017, Cellnex Telecom ha registrato ricavi a 792 milioni di euro (+22%) e un Ebitda che ha toccato i 355 milioni, con un +22%. In calo l’utile netto, a  33 milioni contro i 40 dell’anno precedente, come conseguenza degli ammortamenti (+27%) e dei costi finanziari (+68%) legati all’espansione del gruppo. Gli investimenti in acquisizioni nel 2017 hanno superato 1,2 miliardi di euro, con una espansione costante fuori dai confini spagnoli: proprio nei mercati esteri è stato reaizzato il 42% dei ricavi (contro il 35% del 2016) e il 43% dell’Ebitda (era il 33% nel 2016). L’Italia è il secondo mercato più importante del gruppo con 244 milioni di euro di ricavi. Per il 2018 il gruppo punta a un Ebitda in crescita a 405-415 milioni di euro e un dividendo in crescita del 10%.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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