Bernabè: “Telecom a rischio depauperamento”

L’ex presidente esecutivo: “Non sono contrario a fusione con Telefonica se all’interno di un grande progetto europeo. Ma l’esito finale di questa scelta è incerto e l’azienda potrebbe ridursi a soggetto regionale”

Pubblicato il 04 Dic 2013

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“La strada scelta non risolve i problemi di Telecom Italia. Non sono contrario ad una fusione con Telefonica se fosse fatta all’interno di un grande progetto europeo, arrivando un player europeo che si contrapponga ad americani e cinesi, ma la scelta fatta è incerta negli esiti finali: non si capisce il punto di arrivo di questo processo ma probabilmente anche il percorso”. Così ha detto l’ex presidente esecutivo di Telecom Italia, Franco Bernabè, parlando ad un convegno dell’Asati, che riunisce gli azionisti di minoranza di Telecom, per poi aggiungere: “Questo processo rischia di portare ad un depauperamento di Telecom Italia che verrà ridotta a un puro soggetto italiano”.

Spiegando le ragioni delle sue dimissioni, Bernabè ha aggiunto: “Non potevo assistere alla prosecuzione di una strada che non potevo condividere”. Ha infatti spiegato che il suo “progetto per TI era quello di creare una public company”, ma ha dovuto constatare che “non è riuscito”.

Ricordando il momento delle sue dimissioni, Bernabè ha precisato che l’azienda era “in fase di stallo. È inappropriato da parte mia – ha proseguito – fare commenti su cose decise dopo la mia uscita e do il mio incoraggiamento al management di continuare nell’interesse di Telecom: Patuano ha un compito difficile davanti. Ma poiché non ho mai più parlato dopo la mia uscita – ha proseguito – voglio dire che le mie proposte per Telecom erano due: finanziare il rilancio con l’ingresso di un socio terzo, un investitore strategico che apportasse del denaro fresco, e sistemare l’assetto patrimoniale della società con un robusto aumento di capitale. In questa situazione di mercato – ha proseguito – c’erano tutte le condizioni per sanare una volta per tutte la situazione creata negli ultimi 15 anni. Ma né l’una né l’altra proposta sono state accettate”.

Quanto alle parole pronunciate in Senato dopo il caso Telefonica, (Bernabè disse di avere appreso dell’operazione dai comunicati stampa), l’ex numero uno di TI ha aggiunto che “era la pura verità. Non che la cosa si fece a mia insaputa – ha concluso – ma ci fu un’accelerazione nel weekend perché tutti sapevano che io ero contrario”.

Bernabè ha già fatto sapere che darà le sue deleghe, come piccolo azionista di Telecom, all’Asati.

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