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IL MEA CULPA

Bill Gates: “Il mio più grande errore? Aver lasciato spazio a Google”

Il fondatore di Microsoft analizza col senno del poi il mancato successo di Windows Mobile e l’avanzata di Android: “Eravamo consapevoli delle potenzialità del mobile. Ma abbiamo mancato l’obiettivo del primato per pochissimo”. A pesare il caso antitrust, ma anche l’incapacità di piazzare le persone giuste al posto giusto

25 Giu 2019

Antonio Dini

Era un mercato in cui potevano esserci al massimo due piattaforme. Una doveva essere Apple, per l’immenso vantaggio competitivo derivante dall’aver aperto il mercato. L’altra poteva essere Microsoft. E il fatto che invece sia andata avanti Google con il suo Android è stato il suo più grande errore professionale. Parola di Bill Gates.

Il co-fondatore con Paul Allen di Microsoft, e Ceo per anni dell’azienda, non si nasconde e non cerca di diluire la responsabilità. Niente fattori esterni, scuse o scaricabarile: “Questo è stato il singolo più grande errore che abbia fatto tra le cose che erano chiaramente alla nostra portata come azienda. Eravamo senza alcun tipo di dubbio l’azienda avrebbe dovuto essere al posto di Android e invece non lo siamo stati”.

L’ammissione di Bill Gates viene durante una intervista all’Economic Club di Washington. L’ammissione è pesante ma, nello stile dell’uomo, senza scuse. Una analisi pragmatica e realista: il “più grande errore” deriva dal fatto che è stato lasciato campo ad Android di Google di diventare la piattaforma dominante del pianeta assieme a iOS di Apple.

Un errore fondamentale, dato che per 44 anni il pezzo fondamentale degli affari di Microsoft è stato sviluppare il sistema operativo desktop. Ma quando si è trattato di fare il salto e acchiappare il successivo livello di innovazione nel mercato dei sistemi operativi mobili, l’azienda non ce l’ha fatta. Windows oggi per Microsoft produce fatturato e utili, ma l’azienda si è spostata verso la prateria del cloud, delle sue infrastrutture e delle applicazioni per quanto riguarda questo ambito, cedendo il business delle piattaforme mobili alla doppia concorrenza di Apple e Google.

Come ha detto Gates “siamo nel campo dei settori operativi per personali computer. Sapevamo che la piattaforma mobile sarebbe diventata molto popolare e per questo avevamo fatto quel che è stato chiamato Windows Mobile. Abbiamo però mancato l’obiettivo di diventare il sistema operativo mobile dominante per pochissimo. Ci siamo distratti durante il nostro processo antitrust. Non abbiamo messo le persone migliori a occuparsi di questa cosa”.

Bill Gates poi procede ripetendo che il suo più grosso errore personale come manager è stato quello di non aver raggiunto un obiettivo che era chiaramente alla portata dell’azienda: “Abbiamo permesso che il progetto di Motorola vincesse e quindi il momento favorevole è passato da noi ad Android, che è diventato a sua volta il sistema operativo mobile globale più importante in funzione anti-Apple”.

All’epoca il Ceo dell’azienda non era più Gates ma il suo amico Steve Ballmer. Ma era sempre Gates a capo di alcune aree di Microsoft, avendo tra le altre cose tenuto il titolo di Chief Software Architect dal 2001 al 2008 e Chairman del board fino al 2014.

Parlando della causa antitrust, Gates ha commentato che “probabilmente ha accelerato il mio pensionamento di cinque o sei anni, cosa che, nel suo complesso, con tutta probabilità è stata una buona cosa”.

I big della tecnologia però non sono ingenui e quando parlano fanno sempre anche politica di altissimo livello. E l’intervista di Bill Gates, punteggiata dai suoi riferimenti all’antitrust arriva dopo indiscrezioni secondo le quali i regolatori federali americani si sono “spartiti” le grandi aziende tech americane e il modo con il quale le approcciano, incluse Google e Microsoft. Inoltre, a partire dal candidato alle primarie democratiche Elizabeth Warren, Washington si sta sempre più occupando dell’ipotesi-spezzatino dei big del tech: a partire da Microsoft l’aria che tira tra molti candidati è quella di perseguire la frammentazione dei grandi colossi della tecnologia per limitarne lo strapotere anticompetitivo sul mercato.

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