Blackberry in picchiata, ma c'è la "carta" low cost - CorCom

TRIMESTRALE

Blackberry in picchiata, ma c’è la “carta” low cost

Nel terzo trimestre perdite a 4,4 miliardi di dollari e ricavi in calo a 1,9 miliardi. Ma il mercato scommette sull’accordo con Foxconn per la messa in produzione di cellulari low-end e sulle cospicue riserve cash

23 Dic 2013

Patrizia Licata

Blackberry ancora sulle montagne russe. La società canadese degli smartphone ha chiuso il terzo trimestre con una perdita di 4,4 miliardi di dollari, o 8,37 dollari ad azione, a causa dei costi di ristrutturazione e delle mancate vendite. Al netto la perdita risulta pari a 354 milioni di dollari, o 67 cent ad azione, contro i 46 cent attesi dal mercato. I ricavi sono scesi a 1,9 miliardi di dollari, contro 1,59 miliardi stimati dagli analisti, ma a malapena la società è riuscita a superare il milione di device BB10 venduti. Sorprendentemente, però, il titolo Blackberry a Wall Street non ha sofferto: dopo aver perso il 7% del valore al momento dell’annuncio dei risultati ha finito col guadagnare il 13%.

La positiva reazione del mercato si deve a un altro annuncio: l’accordo di partnership quinquennale siglato da Blackberry con Foxconn Tecnology per la produzione di telefonini low-end destinati ai mercati emergenti come l’Indonesia, dove l’azienda è ancora un marchio forte.

Blackberry sa di non poter battere Samsung. E di non essere Apple. Ma sa anche di avere l’opportunità di ritrovare la redditività vendendo smartphone sul mercato globalizzato”, afferma Brian Blair, analista di Wedge Partners. “Insomma, potrebbe diventare la Hyundai del mondo smartphone. Potrebbe essere una Kia”.

A parte l’accordo con Foxconn, gli analisti fanno notare che gli investitori guardano con fiducia alle crescenti riserve di contante di Blackberry, arrivate a 3,2 miliardi di dollari tra cash e investimenti (grazie anche all’investimento di 1 miliardo di dollari ricevuto lo scorso mese dalla Fairfax Financial Holdings e altri). Queste riserve fanno ben sperare sulla capacità di Blackberry di restare in attività almeno per ancora un paio d’anni.

Inoltre, John Chen, il Ceo ad interim di Blackberry, viene apprezzato per l’abilità con cui ha tenuto alto il valore delle azioni grazie alle recenti dichiarazioni rilasciate sulla tv americana Cnbc dove ha garantito che l’azienda ha abbastanza cash da finanziare la sua ristrutturazione e un rilancio del business e che Blackberry smetterà di perdere soldi nell’anno fiscale 2015 e tornerà a produrre profitti nel 2016.

Il 2013 è stato un anno di grandi difficoltà per il vendor canaese, che ha assistito al flop dei device BB10, da cui si attendeva un boom di vendite, che ha effettuato licenziamenti massicci, non è riuscita a farsi acquisire e ha rivoluzionato il top management. L’ultima trimestrale è solo l’epilogo, ma molti analisti pensano che dall’anno prossimo Blackberry possa conoscere una ripresa. “Non vedremo più perdite così consistenti”, dice Blair said. “Hanno fatto piazza pulita, stanno ricominciando da zero”.

Certo, la radicale ristrutturazione e anche il nuovo focus sui segmenti low-end non garantiscono il successo, perché su questi mercati Blackberry, anziché vedersela con Apple, dovrà fronteggiare la concorrenza di aziende come Lenovo e Huawei, già conolidate sui mercati emergenti.

“Il puntò è che Blackberry è ancora un’azienda dei cellulari e nessuno compra i suoi cellulari”, stigmatizza Bill Menezes, analista di Gartner. “Non hanno fatto ancora niente che abbia davvero funzionato e dato il numero di concorrenti che sono sul mercato e che fanno esattamente le stesse cose, devono praticamente ricostruirsi la loro posizione da capo. E non è detto che ci riescano”.

Anche secondo Blair esiste un “70% di possibilità” che la nuova strategia di Blackberry fallisca. “Ma c’è anche una chance di successo del 30%”, aggiunge. “C’è sicuramente speranza”.