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Broadband grande assente dal decreto incentivi

“Bonus” da 20 milioni per i giovani che attivano nuove linee Adsl nel provvedimento approvato dal Cdm. Il ministro Scajola: “Il broadband sarà finanziato dal Cipe”. Pileri (Csit): “Serve una politica strutturale di stimolo all’innovazione”

19 Mar 2010

È la banda larga la grande assente del decreto legge sugli
incentivi votato dal Consiglio dei ministri di oggi. Il decreto,
che sarà operativo dal 6 aprile, prevede un pacchetto di misure a
sostegno dell’economia produttiva per 420 milioni di euro: 300
milioni gli incentivi al rilancio dei consumi mentre i restanti 120
milioni sono sgravi fiscali e altri interventi (70 milioni al
tessile e 50 alla cantieristica e l’emittenza privata). Ma
nessuna traccia all'interno del provvedimento dello sblocco dei
Fondi Fas destinati alle infrastrutture Tlc (350 milioni di euro)
di cui si
parlava
fino a pochi giorni fa.

''Abbiamo fatto un decreto legge sugli incentivi al consumo
e sulle crisi industriali – spiega il ministro alla Sviluppo
economico -. La banda larga è una spesa di investimento che
finanzieremo con il Cipe, ma è un'altra cosa".

Per quanto riguarda l’Ict il provvedimento include 20 milioni di
euro di bonus Internet veloce dedicato ai giovani.
''Supportiamo Internet veloce per i giovani con un bonus
per permettere una diffusione maggiore di questo strumento
essenziale – puntualizza Scajola.

“Il bonus per l'incentivazione degli abbonamenti alle linee
veloci di connessione a Internet – gli fa eco Brunetta – è uno
strumento importante per l'ulteriore diffusione
dell'utilizzo della Rete che ho proposto e per il quale mi sono
speso con decisione insieme alla collega delle Politiche giovanili
Giorgia Meloni”.

Soddisfatta il ministro Meloni: ''Con il bonus Internet il
Governo ribadisce la sua attenzione ai giovani e allo sviluppo,
creando opportunità reali nonostante il periodo di crisi, e lavora
concretamente per colmare quel gap tecnologico che fino a oggi ha
sensibilmente ridotto le opportunità di sviluppo e crescita dei
giovani italiani rispetto ai loro coetanei europei – spiega -.
Internet è lo strumento attraverso il quale i giovani italiani non
solo hanno la possibilità di conoscere il mondo, ma anche di
entrare a farne parte come protagonisti, raggiungendo luoghi,
persone e idee dai quali altrimenti le distanze fisiche li
separerebbero irrimediabilmente''. ''Inoltre in un
periodo di crisi come quello dal quale ci stiamo finalmente
riprendendo – conclude – garantire ai nostri giovani l'accesso
veloce alla rete significa consegnare loro una carta vincente per
concretizzare progetti, idee e creatività in grandi opportunità
di realizzazione professionale e sociale, in Italia quanto
all'estero''.

La reazione di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici è di
"delusione ma anche di aspettative".
“Siamo consapevoli della scarsità di risorse disponibili –
chiarisce il presidente Stefano Pileri – ma francamente ci
aspettavamo una misura che contenesse un primo nucleo di exit
strategy dalla crisi, invece ci si è indirizzati, ancora una
volta, verso provvedimenti tampone o comunque dal respiro corto.
Alcuni di questi sono necessari per affrontare situazioni di
emergenza, altri sono senz’altro apprezzabili per la novità
positiva che rappresentano, come il bonus destinato ai giovani per
accedere a Internet veloce, ma temiamo che con misure di questa
natura si riuscirà a seminare ben poco sulla strada della crescita
economica.”

Nel lungo iter di gestazione del decreto, Csit ha avuto modo di
presentare al Governo una serie di proposte di stimolo per
l’Ict.
“Ci siamo sforzati di offrire un contributo concreto e realistico
per aumentare il potenziale di crescita del Paese – precisa Pileri-
obiettivo che non può essere perseguito senza la ripresa degli
investimenti nell’innovazione Ict e senza un programma concreto
di infrastrutture per la banda larga. Ora, dopo gli interventi per
far ripartire i consumi in settori manifatturieri in crisi, sarebbe
opportuna la messa in campo di una politica strutturale per
stimolare i settori dell’innovazione. Che non vuol dire mettere
immediatamente mano al portafoglio pubblico. Si può considerare
una partenza con riforme a costo zero, come la liberalizzazione dei
servizi di rilevanza economica, la limitazione dell’in house e
l’aumento degli spazi di concorrenza, la semplificazione delle
procedure amministrative, l’utilizzo più efficace delle risorse
già disponibili, la razionalizzazione e qualificazione della spesa
pubblica. Riforme destinate che farebbero da volano allo sviluppo
di nuovi mercati legati ai processi di modernizzazione del Paese,
in cui sono cruciali le innovazioni organizzative e Ict”.

Delusione anche da parte del Pd che per bocca del responsabile alle
Comunicazioni, Paolo Gentiloni, sottolinea che "il
mini-decreto incentivi è un'altra occasione perduta dal
governo sulla banda larga".
"E' stato infatti cancellato il primo stralcio di 300
degli 800 milioni per l'accesso a Internet presente nelle prime
versioni del decreto – precisa Gentiloni -. Bocciate dal Tesoro
anche le misure a favore dei cantieri per la fibra ottica e della
banda larga mobile".
"Alla fine è rimasto solo un contributo simbolico di 20
milioni per promuovere la domanda di connessione a Internet. Troppo
poco", conclude -. Un topolino dopo la montagna promessa un
anno fa dal viceministro Romani che resta, purtroppo, sulla carta
nonostante i ripetuti appelli bipartisan del Parlamento. Un governo
ossessionato dalla televisione continua a ignorare il diritto dei
cittadini all'accesso a Internet".