IL DOSSIER

BT, il governo britannico prolunga l’indagine sulla scalata di Drahi

L’esecutivo si prende più tempo per approfondire i possibili elementi di criticità dell’operazione che ha portato il miliardario franco-israeliano a detenere il 18% della società. Nel frattempo il gruppo deve anche affrontare le proteste sindacali sui mancati aumenti salariali

12 Lug 2022

Domenico Aliperto

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Tra timori di scalate straniere del board e agitazioni interne per questioni sindacali, Bt sta affrontando un periodo piuttosto turbolento. Il governo britannico ha infatti richiesto ulteriori chiarimenti sull’accordo con cui il miliardario franco-israeliano Patrick Drahi, proprietario tra le altre cose di Sotheby’s, ha aumentato la sua partecipazione nella società al 18%, prolungando di fatto un’indagine che rischia di generare una difficile impasse.

A dirlo è Totaltele, rilanciando le indiscrezioni di Bloomberg che suggeriscono come il governo sia alla ricerca di nuovi elementi per valutare la posizione di Drahi in Bt. La scadenza ufficiale per la conclusione dell’indagine sulla sicurezza nazionale era stata fissata a circa una settimana fa. Ma ora pare che l’esecutivo abbia bisogno di più tempo per raggiungere una conclusione.

La scalata di Drahi a Bt

Riepilogando brevemente gli eventi che hanno portato a questa situazione, Patrick Drahi si era conquistato per la prima volta una partecipazione in Bt nell’estate del 2021, utilizzando la società Altice per acquistare una quota del 12,1% al prezzo di due miliardi di sterline. L’investimento ha immediatamente innescato un segnale d’allarme non solo per il management di Bt, ma anche per molti osservatori, che hanno suggerito che questo investimento iniziale da parte di Drahi fosse solo il preludio a un più ampio tentativo di acquisizione nel corso dell’anno.

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Drahi, tuttavia, si è affrettato a dissipare questi timori, dicendo che non aveva intenzione di lanciare un’offerta pubblica di acquisto. A seguito di questa dichiarazione di intenti, la legge britannica ha stabilito che Drahi non potesse aumentare ulteriormente la sua partecipazione per sei mesi, fornendo a Bt una finestra temporale in cui la società avrebbe potuto rafforzare le proprie difese.

Quando però è arrivata la scadenza di sei mesi, a dicembre 2021, Bt non ha dovuto affrontare la temuta offerta pubblica di acquisto, bensì il passo successivo di Drahi nell’ampliamento delle partecipazioni, con il miliardario che cercava di passare dal 12,1% al 18%. Ancora una volta, Drahi ha affermato di non avere alcun interesse a rilevare Bt, e ancora una volta il governo ha posto un intervallo di sei mesi per inibire qualsiasi altra operazione.

Tuttavia, prima che quest’ultima scadenza potesse arrivare a giugno, è intervenuto il segretario agli affari Kwasi Kwarteng, che ha utilizzato i nuovi poteri concessi dal National Security and Investment (Nsi) Act 2021 per avviare un’indagine sull’aumento della partecipazione adducendo motivi di sicurezza nazionale. “Accogliamo con favore gli investimenti all’estero, ma non devono minacciare la sicurezza nazionale britannica”, aveva esplicitamente scritto su Twitter Kwarteng.

L’indagine in realtà avrebbe dovuto concludersi entro l’inizio di luglio, ma sembra che il governo voglia raccogliere ulteriori informazioni prima di prendere una decisione. Non è ancora stata annunciata una nuova scadenza per la conclusione degli accertamenti, che potrebbero sfociare in specifiche condizioni imposte all’accordo, o addirittura bloccarlo del tutto.

Il caos al governo e le rivendicazioni sindacali

L’indagine d’altra parte arriva in un momento di grande incertezza sia per Bt che per lo stesso governo del Regno Unito. La scorsa settimana i ministri del Regno Unito si sono dimessi in massa, costringendo anche il primo ministro Boris Johnson a lasciare il proprio incarico e innescando una corsa alla leadership all’interno del partito conservatore. Kwarteng, tuttavia, non era tra gli oltre 50 parlamentari che si sono dimessi.

Allo stesso tempo, Bt potrebbe dover affrontare una svolta rispetto alle tensioni che da tempo agitano la sua forza lavoro, con la Communication Workers Union (Cwu) che ha confermato alla fine di giugno che i dipendenti erano pronti a scioperare. Il motivo? Bt aveva annunciato che i lavoratori avrebbero ricevuto un aumento forfettario di 1.500 sterline per il 2022: una retribuzione di fatto tagliata in termini reali, visto il tasso di inflazione registrato nel Regno Unito, pari a oltre l’11%.

Alla fine della scorsa settimana, la Cwu ha affermato che Bt avrebbe avuto tempo fino a domani 13 luglio per avviare negoziati formali sulla retribuzione, oppure vedere attuati gli scioperi. “In breve, la prossima settimana entreremo in seri negoziati con la società o annunceremo uno sciopero. La palla è saldamente nel campo della società”, ha affermato la Cwu in una e-mail ai membri.

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