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C’è un’Italia a 20 Mb, ma il gap aumenta

A chi “troppa” banda a chi niente. E senza fondi la frattura si farà più profonda

28 Set 2009

Sono ancora 1.700 i Comuni italiani totalmente o parzialmente privi
di copertura Adsl, per un totale di 2,5-3 milioni di cittadini
“affetti” da digital divide. Nonostante la copertura broadband,
al netto di vincoli e difficoltà tecniche, sia stimata al 92%
della popolazione (96% la copertura lorda) – un livello di tutto
rispetto in termini “macro” – continuano a persistere
situazioni “limite”, con aree completamente isolate dal segnale
dell’Internet veloce.
E prima ancora che il digital divide sia sanato, già un altro gap
si sta facendo strada: il cosiddetto digitale divide BB2 (banda
larga di seconda generazione), quello fra località (poche) in cui
è possibile fruire di servizi di connettività che possono
arrivare fino ai 20 Mb al secondo e quelle (molte) in cui la banda
larga oscilla nella forbice 640 kb-2 Mb al secondo. E per essere
più precisi, ammontano a 21 milioni i cittadini che non possono
acquistare il servizio a 20 Mb. Senza considerare poi che anche
nelle aree coperte dal servizio la disponibilità di Mb per utente
risulta pressoché sempre inferiore al tetto dei 20.
Questo, in sintesi, lo stato dei fatti fotografato da Between e
aggiornato ai primi sei mesi del 2009.

“Mentre  la copertura delle aree urbane è ormai prossima al
100%  – anche se in alcune zone metropolitane si registrano ancora
alcuni problemi di natura tecnica –  le aree rurali scontano una
situazione di ritardo che risulta importante specie in alcune
località montane”, spiega Cristoforo Morandini, Associated
Partner e responsabile dell’Osservatorio oltre che delle
attività di consulenza strategica di Between.
Non a caso le Regioni più virtuose hanno avviato  progetti di
infrastrutturazione basati su diverse tecnologie (wired, wireless,
satellitari) per portare i servizi a banda larga nelle zone più
remote del proprio territorio.
Insomma il cammino della banda larga in Italia è ancora ricco di
ostacoli. E ora ci si è messa anche la crisi a complicare il
quadro. “La difficile situazione congiunturale – sottolinea
Morandini – ha già fatto sì che a fronte dell’identificazione
del problema e di possibili percorsi per la sua risoluzione,
l’implementazione pratica si sia scontrata con vincoli
finanziari, che hanno fortemente condizionato la realizzazione di
progetti operativi, a parziale eccezione di alcuni contesti locali
particolarmente virtuosi”.
Se da un lato – considerando un orizzonte temporale non più
lontano del 2013 – Between considera realistico l’obiettivo di
copertura del 100% del territorio con l’Adsl di prima generazione
(ossia fino a 2 Mb) “sfruttando tutte le soluzioni tecnologiche
che si vanno consolidando”, per quel che riguarda il broadband 2
(20 Mb) se non ci si attiva al più presto si rischia di rimandare
tutto alle calende greche.

Un messaggio chiaro al governo e soprattutto al Cipe, che ancora
tiene stretti gli 800 milioni di euro, o quel che sia (il decreto
anticrisi di luglio ha corretto il tiro con la dicitura “fino a
800 milioni”), destinati ad abbattere il digital divide e più
volte richiamati anche dal vice ministro alle Comunicazioni Paolo
Romani. E il rischio aumenta ulteriormente se l’obiettivo è
offrire oltre 20 Mb.
Sbloccare i fondi, inoltre, non sarà sufficiente per tirare un
sospiro di sollievo: “Bisogna tener presente – puntualizza
Morandini –  il lungo iter amministrativo tra la definizione dei
progetti, l’identificazione dei fondi e il loro effettivo
impegno”. Manca poi un modello di riferimento:  in Italia sono
stati avviati a livello locale (comunità montane, province,
regioni) numerosi progetti di infrastrutturazione a banda larga,
sebbene con impatti ancora relativamente contenuti sull’effettivo
annullamento del digital divide. Allo stesso tempo, attraverso
l’operato della società di scopo Infratel sono state
sperimentate azioni concertate tra centro e territorio,
inizialmente nelle regioni del Mezzogiorno e più recentemente
anche nel Centro Nord.

“La sperimentazione di diversi modelli – conclude Morandini – è
sicuramente un patrimonio da valorizzare, ma le nuove sfide per
portare livelli di servizio sempre più elevati in modo omogeneo
sul territorio richiede una crescente concertazione e la diffusione
delle migliori pratiche nell’ambito di linee guida condivise”.

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