Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Calabrò: “Bisogna investire adesso sulle Ngn”

Il presidente dell’Authority ribadisce  che “senza il finanziamento pubblico non partiranno gli investimenti da parte degli operatori che valgono almeno 200 milioni di euro”

09 Ott 2009

“Investire nelle nuove reti di Tlc è una necessità più che mai
nella fase che attraversiamo. Un anno e mezzo di parole può
bastare. È tempo di passare a un’impostazione operativa”. Lo
ha detto a Capri, in occasione del Convegno Between sulla banda
larga, il presidente dell’Agcom Corrado Calabrò. “L’Italia
è l’unico Paese a non avere un piano Ngn. E fra l’altro resta
sulla carta il finanziamento da 800 milioni, necessario per la
messa in opera del Piano Romani. Senza il finanziamento pubblico
non partiranno gli investimenti da parte degli operatori che
valgono almeno 200 milioni di euro”.
Secondo il presidente dell’Agcom “è importante la creazione di
una cabina di regia per evitare che le iniziative in corso si
risolvano in uno spezzatino”. “Serve un progetto da realizzare
con il contributo di tutti – ha aggiunto – .Se non c’è
condivisione prima o poi un anello debole farà saltare
tutto”.

Due le ipotesi possibili per la realizzazione della rete di nuova
generazione: “Primo: l’incumbent finanzia totalmente il
progetto. Secondo: un gruppo di investitori formano società
veicolo, anche di natura consortile, aperta alla partecipazione del
capitale pubblico. A giudizio del mercato, il primo modello non
paga. Il secondo appare più praticabile, anche per il mix di
competenze e quindi dei servizi erogabili”.
Il settore privato investirebbe nelle cosiddette zone nere dove il
mercato può funzionare da solo.
“Il 60% delle aree del nostro Paese sono però bianche, a scarsa
redditività. Qui deve intervenire lo Stato. La Cdp ha
disponibilità finanziaria rilevante che in altri contesti come in
Francia sta giocando un ruolo importante. Poi ci sono le fondazioni
bancarie e fondi italiani e stranieri”. Fra gli attori che
potrebbero confluire nel “consorzio” anche le Poste “che
hanno all’attivo 320 miliardi di risparmi”.

Riguardo alle regole “bisognerà tenere conto della regolazione
come una variabile del progetto”, ha detto Calabrò. “Bisogna
garantire lo sviluppo concorrenziale e pluralistico. E
l’Autorità dovrà fare da catalizzatore nel processo di
transizione. L’Agcom vuole garantire una regolazione innovativa
che incoraggi gli investimenti attraverso un risk premium e la
concorrenza”.
In risposta alla questione sollevata dagli Olo relativamente
all’unbundling e al price cap, il presidente dell’Agcom ha
detto che”le grida di allarme sono ingiustificate. È un fuoco di
sbarramento preventivo”.