ASTA 2015-2018

Calcio & diritti Tv, “in corsa anche un operatore della telefonia”

Lo annuncia Marco Bogarelli, a capo di Infront, società sotto la lente Antitrust con Sky, Mediaset e Lega serie A sull’asta 2015-2018. L’Authority: “L’assegnazione appare come il frutto di un accordo tra società”

25 Mag 2015

A.S.

Aggioramento in data 29 aprile 2019.“Al fine di fornire un’adeguata e completa informazione, siamo a integrare la notizia in merito alle vicende sopra esposte. Con il decreto di archiviazione dell’indagine e dei diritti tv nel mondo del calcio, che ha visto coinvolto anche Marco Bogarelli, il Gip del Tribunale di Milano, dott.ssa Manuela Accurso Tagano, ha disposto l’archiviazione del procedimento avviato, sottolineando che nei confronti di tutti gli indagati “non sussistono elementi idonei a sostenere l’accusa”. E’ stato concluso, pertanto, che i reati ipotizzati dal tribunale milanese nei confronti degli indagati non sussistevano, chiudendo definitivamente la vicenda giudiziaria di tutti gli indagati”.

“Leggo che Infront significa monopolio, evidentemente qualcuno non ha capito il nostro lavoro: abbiamo interesse a che i competitor tv per la Lega calcio siano tanti. E infatti penso sia in arrivo un terzo operatore, telefonico, oltre a Sky e Mediaset“. Lo afferma Marco Bogarelli, presidente di Infront, la società finita sotto la lente dell’Antitrust insieme a Sky, Mediaset e Lega calcio serie A nell’istruttoria aperta dall’Authority sull’assegnazione dei diritti per la trasmissione televisiva dei match del campionato di serie A. Infront si occupa dei diritti sportivi in ambito tv, media e pubblicitario del calcio italiano, ed è il ramo di una multinazionale controllata dalla cinese Wanda Group. Intanto l’Antitrust motiva sul proprio bolettino le considerazioni che l’hanno spinta ad aprire l’istruttoria: l’assetto finale per l’assegnazione dei diritti audiovisivi del calcio di serie A per il triennio 2015/2018 non sembra discendere “da un confronto competitivo fra gli operatori interessati”, spiegano dall’Antitrust, ma appare il frutto di un accordo tra le società.

Bogarelli, parlando con l’Ansa, contrattacca rispetto alle voci che lo avevano dipinto come “il padrone del calcio italiano”: “Non siamo coinvolti in nessuna storia di tipo giudiziario – afferma – Non sono un’emanazione di Berlusconi, non lo sono mai stato. Anzi non ho mai lavorato neppure un minuto per lui. Che poi talvolta gli interessi della Lega calcio e di Infront abbiano coinciso con quelli di Mediaset è un altro discorso. E non sono neanche il padrone del calcio italiano. Al contrario, io ho venti padroni, i presidenti di serie A. E ci tengo a dire che loro sono compatti, non esiste spaccatura in Lega sui diritti tv: tutte le delibere sono state prese all’unanimità, tranne una in cui c’è stato un astenuto”

“Abbiamo interesse chiaro al contrario del monopolio – continua Bogarelli – Noi ci affianchiamo alla Lega, stimoliamo il mercato, miglioriamo il prodotto ed evitiamo di avere da parte degli operatori un abuso di posizione dominante. Sky dal marzo 2013 sta cercando di comprare Mediaset premium: è evidente che noi vigiliamo perché questo non succeda. Se Berlusconi cercasse di comprare Sky faremmo lo stesso. E’ banale dirlo, ma è meglio avere due clienti che uno solo. Vedrà che il prossimo anno ci sarà un terzo operatore, in tutti i Paesi evoluti le telefoniche avendo la piattaforma di distribuzione normalmente più importante hanno deciso di intraprendere, dopo voce e dati, la strada dei contenuti, e questi premiano”.

“Chiuderemo a 1 miliardo e 220 milioni – prosegue Bogarelli – Ricordo che abbiamo preso la Lega nel 2010, l’insieme del fatturato delle singole società era di 720 milioni. Quindi abbiamo fatto +72-73% in 5 anni. Abbiamo preso la Coppa Italia che fatturava 5,8 milioni, quest’anno ne fatturerà 45. La serie B non andava in onda (né su Sky né su Mediaset), abbiamo fatto un’offerta garantendo l’importo per unirci al rischio, adesso la serie B tende a 25 milioni. Quindi siamo molto soddisfatti del lavoro che abbiamo fatto”.

Tornando all’Antitrust, l’accordo che potrebbe essersi stretto tra le società interessate “potrebbe aver alterato – si legge sul bollettino antitrust – il normale dispiegarsi del gioco della concorrenza, determinando di fatto una ripartizione dei diritti audiovisivi sulla base di un principio storico, cristallizzando le assegnazioni operate nelle stagioni calcistiche precedenti. Tale accordo ha avuto l’effetto di escludere possibili nuovi concorrenti nel mercato”.

Rti aveva presentato l’offerta più alta per il solo pacchetto D, condizionata all’ottenimento di uno dei pacchetti A o B – spiegano dall’authority – Vi era dunque il rischio che il pacchetto D non fosse assegnato, se l’offerta di Rti non fosse stata considerata valida o comunque non considerata qualora Sky
avesse ottenuto i pacchetti A e B, e tenuto conto del fatto che le altre offerte erano risultate inferiori al minimo”. In questo caso, ricostruisce l’Antitrust, “secondo le previsioni delle linee guida elaborate dalla Lega Calcio, quest’ultima avrebbe potuto rivolgersi nuovamente al mercato, consentendo alla
generalità degli operatori interessati di riformulare le proprie offerte”.

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