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LA CRISI

Call center, De Vincenti: “Allo studio interventi contro le gare al massimo ribasso”

Il governo pronto anche ad erogare incentivi per i contratti di solidarietà. Ma il viceministro avverte. “Solo a fronte di garanzie da parte delle aziende”. Intanto i sindacati annunciano mobilitazioni: il 21 novembre sciopero nazionale e Notte Bianca

17 Ott 2014

Federica Meta

Il governo scende in campo contro le gare al massimo ribasso nei call center. Il viceministro allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, in occasione dell’incontro al Mise con Almaviva, ha annunciato che si sta studiando un’azione di indirizzo per ridurre gli effetti delle gare al massimo ribasso, non escludendo un intervento normativo.

Il governo, inoltre, si è detto disponibile ad erogare un sostegno nel rispetto della legge per quanto riguarda il piano di investimenti mentre per quanto riguarda la decontribuzione dei contratti di solidarietà (Cds) bisogna dare alcune garanzie: stabilizzazione occupazionale, piano di investimenti e di rilancio produttivo. Nell’erogare i contributi, dunque, il Mise terrà conto di questi requisiti.

De Vincenti ha inoltre ricordato che il governo, tramite la legge di Stabilità, ha dato un segnale forte al settore con la riduzione dell’Irap. Infine il governo si è detto disponibile a convocare un tavolo sulla crisi di settore già alla fine di novembre.

Le parole del ministro sono state una risposta alle sollecitazioni dell’Ad di Almaviva. Marco Tripi ha infatti evidenziato tutte le criticità del settore a partire dagli incentivi che mettono a rischio l’occupazione stabile, dalle gare al massimo ribasso alle delocalizzazione, alla necessità di decontribuire i Cds anche per Almaviva.

Il manager ha poi insistito sul rispetto delle leggi come quella sulla privacy e l’art 24 bis del decreto sviluppo del 2012, dichiarando inoltre che gran parte degli utili maturati nelle società estere del gruppo vengono impiegati per ripianare le perdite in Italia.

Almaviva ha infine ribadito che non ha alcuna intenzione di uscire dall’Italia ma che il permanere di così critica e l’ isolamento istituzionale non danno garanzie all’attuale situazione imprenditoriale e occupazionale. In questo senso, il possibile superamento dei co. co. co. anche per l’ outbound , se non accompagnato da un equilibrio di sistema, favorirebbe la delocalizzazione delle attività. In ogni caso, in un quadro di certezze chiare, l’azienda è disponibile a investire sull’IT e sul Crm.

Per Vito Vitale, segretario generale della Fistel, la crisi di Almaviva è un grandissimo segnale che riguarda tutto il mondo dei Call Center.

“Si rende urgente l’apertura del tavolo di settore perché crisi sono già esplose in Ecare, Infocontact, Teleperformance, Accenture, Gepin e possono generare migliaia di licenziamenti- sottolinea Vitale – Bisogna mettere in campo interventi legislativi sia sulle gare al massimo ribasso che sulla tutela dei lavoratori nei cambi di appalto; se non sarà regolamentato il settore la riduzione dell’ Irap sarà tutta a vantaggio dei committenti”.

Almaviva si è dimostrata un’azienda affidabile nel mantenimento dell’occupazione – ricorda il sindacalista – ma oggi abbiamo la consapevolezza che la mancanza di interventi regolatori porterà al collasso occupazionale. Il settore, che occupa circa 80.000 lavoratori, rischia di sparire in Italia per responsabilità politiche legate alla sottovalutazione del Governo”.

Il tavolo Almaviva viene aggiornato fra 10 giorni. La riunione partirà dalla questione delocalizzazione con riferimento agli obblighi previsti dal decreto Sviluppo del 2012 in tema di: tutela dei dati, sicurezza, concorrenza e tutela occupazionale nei call center.

In quella sede, l’azienda guidata da Tripi, attende risposte puntuali sulle modalità e sugli strumenti per garantire il rispetto del provvedimento. All’incontro è prevista la presenza del Garante per la Privacy.

Intanto i sindacati si preparano alla mobilitazione per protestare contro la crisi che morde il settore. Le segreterie nazionali di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno deciso di dichiarare la seconda giornata di sciopero nazionale del settore con manifestazioneche si terrà Roma il prossimo 21 novembre, nell’ambito di un evento più ampio, una vera e propria Notte Bianca dei Call Center. All’evento – soiega una nota sindacale – saranno inviatati esponenti mondo della cultura, dello spettacolo, della società civile e della politica che si confronteranno con i lavoratori del settore.

“Mentre la vertenza che vede contrapposte British Telecom e Accenture con 262 licenziamenti non ha ancora trovato una soluzione, oggi E-Care ha annunciato la volontà di procedere alla chiusura della sede Milanese con il licenziamento di oltre 500 persone . ricordano Slc, Fistel e Uolcom – Nelle prossime settimane la chiusura delle gare di Enel, Comune di Roma e il continuo ribasso delle tariffe praticato dai clienti porterà all’avvio di ulteriori centinaia di dipendenti.

I sindacati denunciano l’errata trasposizione della Direttiva Europea 2001/23 sulla tutela dei lavoratori, con la mancata estensione delle tutele previste dall’articolo 2112 del c.c. in occasione della successione o cambio di appalti che ha creato in Italia un vuoto normativo che consente di creare crisi occupazionali esclusivamente per ridurre il salario dei lavoratori e ridurne i livelli di diritti. A ciò si aggiungono gli incentivi per le nuove assunzioni già oggi previsti dalla legislazione, legge 407/90, per le regioni del sud che prevedono il mancato versamento contributivo per i primi tre anni.

“Il combinato disposto delle due norme crea le crisi occupazionali odierne, che non sono determinate da un calo dell’attività lavorativa – spiega la nota – ma unicamente dall’opportunità concessa al committente di cambiare liberamente il fornitore del servizio senza essere tenuto a garantire la continuità occupazionale a quei lavoratori che già prestavano la propria attività”.

“In questo modo il committente mantiene basso il costo con gli sgravi contributivi permanenti e le retribuzioni dei lavoratori ai minimi contrattuali e senza anzianità mentre lo Stato paga due volte, gli ammortizzatori sociali per i disoccupati e gli incentivi per le nuove assunzioni, senza creare nemmeno un posto di lavoro nuovo – precisano i sindacati- In nessun Paese Europeo ciò è possibile in quanto il recepimento della direttiva su citata ha portato al varo di leggi che direttamente, come nel caso della Tupe inglese, o con rimandi ai contratti di lavoro, come nel caso spagnolo, impone di garantire continuità occupazionale in caso di successione di appalti per le stesse attività. In questo modo quei mercati hanno deciso di premiare le aziende che investono in tecnologia e che riescono ad essere efficaci sviluppando ed investendo in IT e ricerca”.

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