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Scoppia la bufera sul contratto call center, i sindacati sul piede di guerra



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Slc, Fistel, Uilcom e Ugl Telecomunicazioni esprimono preoccupazione sulla decisione di Assocontact di abbandonare il Ccnl: “Peserà sulle spalle dei lavoratori, si rischia di tornare al lavoro a chiamata. Non lo permetteremo”

Pubblicato il 3 mag 2024

Federica Meta

Giornalista



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Sindacati sul piede di guerra in merito alla decisione di Assocontact di uscire dal contratto delle Tlc dal primo di agosto. In una nota congiunta Slc, Fistel e Uilcom evidenziano come l’associazione che rappresenta i Bpo non abbia ancora chiaro a quale contratto aderire.

I sindacati: “Scelta sulle spalle dei lavoratori”

“A partire da Network Contact, tutta una serie di piccole aziende aderenti a questa associazione datoriale, più Covisian – si legge nella nota sindacale – hanno formalizzato l’uscita dal contratto maggiormente rappresentativo del settore. Lo fanno attraverso una lettera che conferma come, alla fine, questi imprenditori stiano cercando solo ed esclusivamente di risparmiare sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori”.

Secondo Slc, Fistel e Uilcom, le motivazioni che Assocontact adduce per spiegare la decisione di uscire dal Ccnl – alta tassazione, alti costi dell’energia e diminuzione dei volumi di trafficon tra le altre – non sono risolvibili con semplici strumenti contrattuali ma solo con strumenti di “sistema”.

Per quanto riguarda invece la questione la scarsa flessibilità organizzativa ed operativa dei committenti, questa nasconderebbe il tentativo di “abbassare il costo del lavoro e precarizzare le condizioni, rendendo la prestazione qualcosa di drammaticamente vicino al lavoro a chiamata o alla collaborazione”.

Coinvolgere le istituzioni

Slc, Fistel e Uilcom chiariscono di non voler lasciare “la trattativa per il rinnovo del contratto collettivo delle telecomunicazioni in balìa di nessun ricatto o minaccia”, soprattutto in un momento in cui “il settore delle Tlc attraversa una fase di profonda ristrutturazione che non ci sfugge; ma se qualcuno pensa di imporre con l’arroganza scelte di politica salariale scellerate sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori si sbaglia di grosso”.

“Ci attiveremo fin da subito con tutte le istituzioni, dalle quali qualcuna di queste aziende sta attingendo abbondante denaro pubblico, per stigmatizzare tutto questo – annunciano – Richiameremo a responsabilità sociale e coerenza contrattuale la committenza, soprattutto alla luce delle ultime novità legislative in materia di appalti e contratti applicati. Gioverebbe ricordare che il massimo ribasso si consuma perché un committente lo richiede ma anche, e soprattutto, perché i fornitori lo accettano”.

Ugl: “Serve un rinnovo contrattuale dignitoso”

Anche Ugl Telecomunicazioni esprime preoccupazione sulla decisione di Assocontact pure riconoscendo che alcuni temi sono da affrontare. A cominciare dalle responsabilità in capo ai committenti, fino all’introduzione massiva dell’Intelligenza Artificiale arrivando alle tabelle ministeriali, “per altro spesso ignorate, che dovrebbero essere adeguate all’effettivo costo del lavoro”, si legge nel comunicato di Ugl Telecomunicazioni.

Però, “non si può dire che ci sono problemi di concorrenza sleale se poi si cerca di trovare un’alternativa che vada ad abbattere il costo del lavoro andando a penalizzare oltre modo una platea femminile pari al 69% (fonte “The European House Ambrosetti” ndr ), che nella maggior parte dei casi è rappresentata da lavoratori part time involontari al di sotto della soglia di povertà, come individuata dalle stime dell’Istat”.

“Curiosamente non abbiamo trovato un solo accenno al fenomeno delle delocalizzazioni delle attività all’estero- rileva Ugl – Evidentemente non viene ritenuto da Assocontact un ulteriore elemento di distorsione del mercato. Vogliamo pensare che l’obiettivo prefissato non sia quello di impedire che i lavoratori delle Tlc abbiano un dignitoso rinnovo contrattuale. Vogliamo pensare che questo sia stato un tentativo, per quanto a nostro avviso inopportuno, di accendere l’attenzione su problemi noti ed irrisolti del Settore. La strada unilaterale dell’uscita dal Ccnl Tlc non risolverà le annose questioni ma produrrà solamente ulteriore destabilizzazioni”.

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