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MERCATO TV

Canone frequenze, Mediaset alla finestra

L’azienda in attesa del passaggio definitivo sul sistema di tassazione per le Tv, annunciato dal sottosegretario Giacomelli. Con l’applicazione della legge 488 in vista stangata da circa 20 milioni

23 Ott 2014

Antonello Salerno

Mediaset è in questo caso un soggetto passivo, deve attenersi a quanto stabilito dal Governo. Quindi prima di poterci eventualmente esprimere vogliamo aspettare che tutte le decisioni siano definitive”. Così da Mediaset commentano l’intenzione annunciata ieri da sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli di rimandare di un anno l’entrata in vigore del regolamento Agcom sul canone delle frequenze. “La mia idea – aveva detto il sottosegretario al Mise – è trovare una modalità che consenta di rinviare di un anno le determinazioni dell’Agcom con un regime provvisorio che proroghi le disposizioni precedenti”. Nelle intenzioni di Giacomelli ci sarebbe quindi l’idea di far rimanere in vigore le norme fissate dalla legge 488, che dispongono che Mediaset e Rai, paghino per poter utilizzare le frequenze una cifra corrispondente all’1% del proprio fatturato. La differenza, nel caso di Mediaset, non sarebbe di poco conto. Con le norme attuali la Tv di Cologno Monzese dovrebbe sborsare una cifra che gli addetti ai lavori approssimano in circa 20 milioni di euro. Mentre secondo il nuovo regolamento Agcom, quello che il Governo vuole “stoppare” provvisoriamente in attesa di dare vita a una legge di riordino complessivo del settore, il Biscione avrebbe dovuto versare una cifra molto più contenuta, che secondo le prime stime sarebbe stata di poco superiore ai tre milioni di euro.

Ieri, durante l’audizione in commissione bicamerale di vigilanza sulla Rai, Giacomelli aveva spiegato che è in atto un approfondimento giuridico sulla distinzione di ruoli tra governo e Authority: “Il passaggio dall’analogico al digitale è stato la madre di tutti gli errori – aveva sottolineato – il quadro normativo non era ancora pronto e non è stato assorbito il passaggio al digitale, che ha portato alla separazione tra operatori di rete e fornitori di contenuti”.

La delibera di Agcom, che ha approvato a maggioranza un sistema di tassazione per gli operatori di rete, ha provocato una serie di polemiche per il “mancato” introito garantito dalle attività di editori delle emittenti Tv. Il principio della parità di gettito rimane un pilastro, secondo Giacomelli, “ma va declinato su un mercato cambiato. In una fase di questo tipo un problema di gettito per lo Stato assume un significato particolare, come si può immaginare. Per questo occorre un tipo di articolazione che la delibera non ha, comportando il rischio che si sposti l’onere economico verso l’emittenza locale”.

“Stiamo valutando se da un punto di vista delle prerogative – ha aggiunto – sia corretta una normativa che disponga diversamente rispetto ad Agcom. Ma credo anche che serva un approfondimento perché altrimenti si potrebbe creare un varco rilevante nella correttezza dei rapporti tra il ruolo dell’authority e del Governo”.

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