L'INTERVENTO

Castelli, Tim: “Mercato Tlc in evoluzione fra consolidamento e inflazione”

Il Responsabile Regulatory Strategy and Equivalence: “Elevata competizione e congiuntura economica come non si vedeva dagli anni Novanta. Non deve sorprendere una tendenza sempre più diffusa ad una indicizzazione dei prezzi in Europa”

16 Mag 2022

Francesco Castelli

Responsabile Regulatory Strategy and Equivalence di Tim

Francesco Castelli TIM_

Negli ultimi mesi, molte analisi di settore delle Tlc (J.P. Morgan, Morgan Stanley, Barclays) hanno evidenziato come i mercati nazionali europei presentino un numero di operatori, in rapporto all’utenza potenziale, e un’intensità competitiva tali da non consentire a tutti i concorrenti un adeguato livello di sostenibilità economica.

Questa situazione risulta particolarmente accentuata in Italia. Nel periodo 2010-2020, in una fase di ingenti investimenti nelle reti ultra-broadband fisse e mobili, i principali operatori del nostro Paese hanno conseguito una riduzione dell’Ebitda aggregato di circa il 40% (passando dai 16,83 miliardi di euro del 2010 ai 10,36 miliardi di euro del 2020) e un utile netto aggregato negativo per circa 900 milioni di euro. (fonte: Agcom “Focus Bilanci Comunicazioni Elettroniche”). Nello stesso periodo, si è registrata in Italia una riduzione dei prezzi medi per servizi Tlc, fissi e mobili, del 32,9%, più che doppia rispetto alla media UE27 (fonte: Agcom “Osservatorio sulle Comunicazioni”). Questo trend ha portato i prezzi Tlc in Italia ai valori più bassi tra i Peers della UE.

La forte pressione sui prezzi dipende, come detto, anche dal ridotto bacino di utenza a disposizione dei singoli operatori: ad esempio il rapporto tra popolazione e numero di operatori mobili negli Usa è pari a 82,5 milioni di abitanti, mentre in Italia è 5 volte inferiore (14,8 milioni di abitanti). Un contesto analogo si riscontra per i principali operatori fissi.

Il trend fortemente decrescente dei prezzi e l’elevata numerosità dei concorrenti si è resa ancor più rilevante nell’attuale congiuntura internazionale che sta determinando, tra l’altro, una crescita non preventivata dell’inflazione a livelli che non si vedevano dai primi anni ’90: 6,2% su base tendenziale ad aprile 2022 con possibilità di arrivare all’8% per l’intero 2022 nello scenario più sfavorevole (fonte: Banca d’Italia “Bollettino Economico”).

Non deve, quindi, sorprendere che in Europa si osservi una tendenza sempre più diffusa ad una indicizzazione dei prezzi Tlc, sia a livello wholesale (es. Regno Unito, Olanda, Francia, Belgio e Danimarca) sia retail (es. Regno Unito, Germania, Spagna, Francia), giustificata proprio dalla necessità di recuperare l’aumento dell’inflazione e dei costi dell’energia che vede gli operatori Tlc tra i maggiori utilizzatori.

Al contempo, si assiste ad una ripresa delle aspettative di consolidamento tra operatori Tlc, soprattutto nei mercati più “affollati” (Italia, Spagna e Regno Unito). Tuttavia, l’incertezza del quadro economico e il focus delle politiche europee sulla Società Digitale potrebbero, auspicabilmente, determinare una maggiore attenzione, rispetto a quanto avvenuto nel recente passato (come, ad esempio, nel caso della bocciatura del merger Three UK/O2 poi annullata dalla General Court nel 2020), alle efficienze di costo e alla sostenibilità degli investimenti assicurate dal consolidamento e ai conseguenti benefici che ne possono derivare per i consumatori.

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