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Cina impero del broadband. In aumento lo stacco dagli Usa

Oltre al numero di utenti cresce anche il numero di megabit per abbonato. Mersh (Boradband Forum): “C’è ancora spazio per crescere, purché siano rimossi gli ostacoli normativi”

17 Giu 2010

E’ l’Asia il più grande bacino di utenti di tecnologia
broadband nel mondo, e c’è ancora spazio per crescere, purché
siano rimossi gli ostacoli normativi. Questo il messaggio degli
operatori del settore riuniti a Singapore per il forum sulle
telecomunicazioni CommunicAsia 2010.

Dal 2007 l’Asia rappresenta il mercato più vasto per il wireless
broadband e l’anno scorso ha conosciuto il più alto tasso di
crescita anche per la banda larga fissa. “E’ una delle più
grandi opportunità al mondo, forse l’unica per crescere in modo
spettacolare”, secondo Bill Barney, chief executive officer del
service provider Pacnet.

In aumento non è solo il numero di utenti, ma anche il numero di
megabit per abbonato, nota Barney: i sud-coreani, per esempio,
usavano in media un megabit cinque anni fa; oggi ne utilizzano
undici.

L’Asia è leader anche per numero di iscritti e la Cina è
nettamente in testa, afferma Robin Mersh, chief operating officer
del Broadband Forum: con 113 milioni di abbonati alla banda larga
nei primi tre mesi dell’anno (erano 93 milioni solo alla fine del
2009), la Cina ha ormai di gran lunga staccato la seconda in
classifica, gli Stati Uniti (87 milioni). A livello mondiale, la
Cina è stata la prima fonte di nuovi abbonamenti alla banda larga
fissa nel primo trimestre 2010, visto che ha rappresentato il 45%
delle 14 milioni di nuove linee attivate. Inoltre, "all’Asia
si deve più del 53% delle nuove linee broadband che si sono
aggiunte nel primo quarter e la Cina costituisce il 90% di tale
cifra”, rivelano i dati del Broadband Forum.

In un’intervista rilasciata ad Afp ai margini della conferenza di
Singapore, Mersh ha detto che anche se i tassi crescita sono alti
in Asia e l’adozione diffusa su molti mercati, c’è ancora
spazio per un’ulteriore espansione: Vietnam, Filippine, India e
Cina sono alcuni dei Paesi dove il potenziale è elevato. Ma
permangono ostacoli geografici e politici, ha aggiunto Mersh.

Concorda Barney: "L’Asia è come una serie di isole.
L’unico modo di creare dei collegamenti è via cavo o satellite.
Ma costruire cavi è difficile, realizzare data center è ancora
più difficile, e più difficile di tutto è ottenere le licenze.
Il quadro regolatorio non è progredito in modo significativo dal
2000 a oggi, anzi è in parte ancora più rigido e svantaggioso per
gli investitori stranieri”. La domanda però resterà robusta:
“Le nuove applicazioni video possono diventare realtà solo col
broadband".

A questo punto agli operatori non resta che attuare strategie
mirate per trarre il massimo guadagno dal boom dell’uso delle
tecnologie broadband in Asia. Per Peter Watson, consulente di
Altimo, investitore privato del settore telecom, le opportunità di
revenue sono da cercarsi nella qualità più che nella quantità
degli abbonamenti: le telco si devono concentrare sull’offerta di
servizi a valore aggiunto, che possono far compiere il balzo anche
alle revenue.

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