Cina, ora il Partito comunista chatta con gli iscritti - CorCom

LA SVOLTA

Cina, ora il Partito comunista chatta con gli iscritti

Nuova strategia Social per il Pcc che apre un account su WeChat. Obiettivo: “Rendere pubbliche le politiche e diffondere le teorie del partito”

27 Ago 2014

A.S.

Il partito comunista cinese si apre alle nuove tecnologie, e apre il proprio account su WeChat e Yixin, le due piattaforme di messaggistica istantanea più utilizzate nel Paese.

La decisione segue l’annuncio che era stato dato il primo luglio, durante le celebrazioni per l’anniversario della fondazione del partito.

Nei giorni scorsi, poi, dopo l’apertura degli account, il dipartimento organizzativo del Comitato centrale, che è il più alto organo del partito e si occupa direttamente della gestione dell’account, aveva diramato agli iscritti – 86 milioni di persone – l’invito a entrare a far parte della community: se tutti accettassero il profilo diventerebbe immediatamente uno dei più seguiti nel Paese, insidiando da vicino i “fan” su cui contano le popstar più amate, a partire da Shakira.

Tra i fini dell’iniziativa, si legge su una nota del partito, ci sono quelli di “rendere pubbliche le politiche del partito e diffonderne le teorie”, senza trascurare l’impegno a “insegnare sia ai membri che al pubblico a utilizzare l’account”.

WeChat conta su 438 milioni di utenti attivi al mese nel mondo, che unisce al servizio di messaggistica istantanea gratuita le funzioni della piattaforma social per diffondere news
e “pensieri”: uno dei primi pubblicati dal Pcc, che risale al 25 agosto, invita i follower a “non vivere la vita come se fosse una tazzina di caffè da bere al volo”.

All’inizio del mese il Governo di Pechino aveva varato una stretta alle condizioni di utilizzo del social network, imponendo che fosse possibile registrarsi soltanto utilizzando il
reale nome anagrafico, evitando così utenti anonimi che potessero diffondere indiscrezioni o informazioni sgradite. La stessa regolamentazione aveva riguardato nei mesi precedenti anche il “Twitter cinese”, Weibo.

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