LO STUDIO

Co2, emissioni quasi dimezzate se l’Ict diventa la regola

Report BT: con soluzioni abilitate la riduzione nella Ue sarebbe del 37% al 2030. Smart manufacturing, smart building e smart energy i settori più promettenti

23 Mag 2016

F.Me

Soluzioni abilitate dall’Ict possono ridurre le emissioni di anidride carbonica dell’Ue di oltre 1,5 Gigatonn e di CO2 equivalente nel 2030. Si tratta di un risparmio pari a quasi 19 volte la dimensione del footprint previsto per il settore Ict della Ue nel 2030, o al 37% della Ue emissioni totali nel 2012. E’ quanto emerge dal rapporto BT “Il ruolo dell’Ict nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’Unione Europea”.

Il rapporto giunge in un momento cruciale. Lo scorso dicembre, al ventunesimo summit “Conference of Parties (COP21)” tenutosi a Parigi, gli stati hanno deciso di impegnarsi per limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C entro il 2100. Tuttavia gli esperti prevedono che se le emissioni di anidride carbonica continueranno al ritmo attuale, i governi falliranno tale obiettivo, con temperature che cresceranno di almeno 2,7° C.

“Solo un mese fa Ue e governi di tutto il mondo si sono incontrati per firmare l’accordo di Parigi COP21 al fine di agire per limitare l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2 ° C – dice Larry Stone, President Government & Public Affairs di BT – BT riconosce che, dal momento che supporta la trasformazione digitale delle nostre economie e l’efficienza energetica su larga scala, l’Ict ha il potenziale per contribuire a ridurre le emissioni di anidride carbonica sia per quanto riguarda i volumi sia la velocità. Questo rapporto è alla base delle nostre riflessioni, e dimostra che un aumento della diffusione dell’Ict potrebbe consentire riduzioni significative delle emissioni, ed al contempo permettere anche il rafforzamento delle economie europee. Per assicurarsi di riuscire a raggiungere gli obiettivi comuni, è importante che l’Ict sia tenuto in considerazione ad ogni passo del cammino, e facciamo appello a quanti definiscono le policy affinché approfittino del momento e diano impulso all’agenda Ict”.

Lo studio mette in evidenza che l’Ict può fare in modo che nel 2030 si abbia una riduzione delle emissioni corrispondente al 37% delle emissioni totali dell’UE nel 2012. Il settore digitale potrebbe generare nuove entrate per la somma di 678 miliardi di euro e un risparmio di 643 miliardi di euro mentre la maggior parte dei guadagni (il 53%) che può essere generata dall’Ict risiede nel miglioramento dell’efficienza energetica.

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Smart manufacturing, smart building e smart energy sono le soluzioni di riduzione delle emissioni potenzialmente più promettenti, a cui fa riferimento quasi il 74% dei potenziali risparmi di anidride carbonica analizzati all’interno del report.

In questo contesto i paesi europei si trovano a diversi livelli di maturità, con Regno Unito e Germania ad essere in una posizione di primo piano per applicare queste misure. Il report indica, inoltre, che la Francia potrebbe trarre dall’Ict un beneficio economico equivalente a oltre 191 miliardi euro e l’Italia e la Spagna potrebbe generare rispettivamente 117 e 113 miliardi di euro con una crescita economica sostenibile attraverso la riduzione di emissioni resa possibile dall’Ict.

“Un maggiore uso di soluzioni Ict potrebbe contribuire ad assicurare che l’Unione Europea raggiunga i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni di anidride carbonica – conclude Stone – Sono anche un enabler importante per l’economia circolare. Questo potenziale beneficio ottenuto dalla digitalizzazione dei settori pubblico e privato e di come tutti noi lavoriamo e facciamo acquisti è importante per il futuro di tutti noi”.

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