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D’Angelo (Agcom): “La neutralità è un diritto”

Intervista al commissario dell’Authority per le Tlc.  “Per garantire il futuro della Rete il faro è quello del best effort e non degli interessi delle aziende”

25 Gen 2010

La net neutrality? “Un servizio universale”. Questo il pensiero
di Nicola D’Angelo, il commissario dell’Agcom
che più si è speso nel corso degli anni a difesa del “diritto
alla libertà del Web”, in quanto “garanzia all’accesso alla
rete per tutti”, al punto da rappresentare una voce spesso e
volentieri fuori dal coro rispetto alla posizione  più
“prudente” dell’Authority presieduta da Calabrò. 
“La neutralità è stata una delle leve, anzi forse la principale
leva dello sviluppo della Rete, non solo in termini di opportunità
di crescita economica ma anche di democrazia. E tale deve
restare”, dice D’Angelo.
Il tema della net-neutrality sembra stare
esplodendo..

In realtà su questo argomento bisognava confrontarsi in maniera
concreta da tempo. Sul ritardo pesa la responsabilità anche delle
istituzioni europee. Importanti passi avanti sono stati già fatti,
come quello contenuto nella riforma delle direttive sulla
Comunicazione elettronica. E mi preme ricordare che il pacchetto di
riforma è rimasto in sospeso proprio a causa dello scontro fra
Parlamento e Consiglio sul tema della net neutrality. Il tema viene
ora prepotentemente alla ribalta per due ordini di motivi. Primo: i
produttori di contenuti vedono diminuire le proprie chance
economiche. Secondo: i mezzi tradizionali su cui si attestavano, tv
e carta stampata, sono sempre più sostituiti dalla rete. Il
modello economico quindi tende a valorizzare meno il contenuto. È
un tema importante che va affrontato e discusso.
E come si può affrontare?
Si possono fare molte cose. Ad esempio, prevedere un fondo a cui
concorrano più soggetti proprio per remunerare i produttori di
contenuti – ipotesi esaminata in Germania attraverso un disegno di
legge ad hoc in discussione.
Il secondo motivo?
In realtà, secondo me, il vero problema è la libertà di
Internet. In una società della comunicazione sempre più
concentrata in grandi gruppi editoriali, perlopiù televisivi, e in
un sistema che vede sempre più ostilità del potere politico verso
la libera informazione, Internet di fatto diventa scomodo. Sul tema
della neutralità tendono a incontrarsi, anche se non
consapevolmente, due interessi: uno degli operatori che devono
remunerare la rete e l’altro della politica e più in generale
del potere che è sempre più ostile alla libera informazione.
Poi ci sono gli interessi delle Telco…
La questione della neutralità è spesso utilizzata dalle Telco per
nascondere inefficienze. Oggi si discute molto della qualità del
servizio. Ne è riprova il fatto che l’Agcom è dovuta
intervenire con una delibera per fissare i criteri che definiscano
e garantiscano i livelli di qualità proposti nei contratti con gli
utenti. Insomma, i motivi della scarsa qualità sono ben altri.
Ma è possibile conciliare gli interessi in
campo?

Sì, se si ragiona in una logica di best effort. Le offerte che
già ci sono oggi mettono insieme l’Iptv e l’accesso a Internet
non in forma discriminatoria.
La battaglia Google-editori quanto impatta sul tema della
neutralità?

È singolare che venga assunta la posizione di Google come
paradigma per contrastare la neutralità della rete: Google è un
tycoon, quasi un monopolista, e va trattato come tale. Il vero
pericolo di Google non è solo l’uso improprio di alcuni prodotti
editoriali o di contenuti che vengono utilizzati senza remunerare
gli editori né tantomeno l’elusione della fiscalità
nazionale.
La questione cruciale è la privacy: se si entra in un sistema in
cui si ricostruiscono le navigazioni degli utenti per stilare
profili seppure per il momento ai soli fini commerciali questo è
un pericolo. Ma la causa non è la neutralità.
Quando si parla di net neutrality spesso il richiamo è a
questioni quali la privacy e il diritto d’autore…

Sotto il cappello della net-neutrality ci sono varie questioni,
spesso trattate in modo confuso. Direi che neutralità significa
garantire, esattamente come è avvenuto fino ad oggi, che una
quantità non secondaria della banda venga assegnata secondo
appunto il principio del best effort cioè secondo un principio di
non discriminazione dei contenuti.
Principio che, ricordo ancora, ha fatto progredire Internet nel
mondo. All’interno della questione ce ne sono poi altre
conseguenti e collaterali, come quella del diritto d’autore:
accedere ai contenuti in modo indiscriminato può determinare
fenomeni di sfruttamento improprio.
Occorre mettersi d’accordo: il tema esiste, ma non si può
arrivare ad escludere quello della neutralità. Si tratta
probabilmente di dare vita a nuove figure di tutela del diritto
d’autore e andare verso forme di remunerazione che siano diverse
da quelle del passato.