Dal Tetra all’Lte, al via la gara per i servizi mission critical. Il 5G resta fuori? - CorCom

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Dal Tetra all’Lte, al via la gara per i servizi mission critical. Il 5G resta fuori?

Il bando del Ministero dell’Interno atteso a ottobre. Ma sarebbe escluso l’utilizzo della quinta generazione mobile. Si parte nelle grandi città. I servizi di Polizia e Carabineri i primi a migrare

24 Set 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Far evolvere la gestione dei servizi mission critical – tecnicamente i Ppdr (Public Protection and Disaster Relief) – puntando sulla banda larga mobile: questo l’obiettivo della gara che, secondo quanto risulta a CorCom, sarà bandita dal Ministero dell’Interno (attraverso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza) nelle prossime settimane, probabilmente entro il mese di ottobre.

Attualmente è il Tetra la tecnologia utilizzata per la gestione dei servizi mission critical voce e dati. Ma il Tetra è una tecnologia narrow band ossia non ha la capacità di banda necessaria per gestire i servizi di pubblica sicurezza di nuova generazione basati sempre più sui dati e meno sulla voce. Basti pensare al diffuso uso delle videocamere per la sicurezza, al crescente impiego dei droni per attività ispettive e di monitoraggio, nonché all’uso di dispositivi avanzati, quelli della generazione wearable. Il cambio di passo si rende dunque necessario.

Dal Tetra all’Lte: si parte nelle principali città

Ma secondo quanto risulta a CorCom il bando, alla cui predisposizione sta lavorando alacremente un team tecnico del Ministero dell’Interno in vista della imminente pubblicazione, vedrebbe protagonista lo standard Lte/4G. Niente 5G dunque, nonostante i numerosi use case sviluppati nel corso delle sperimentazioni Mise (che si sono concluse lo scorso 30 giugno) proprio sul fronte della public safety.

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Se da un lato la quarta generazione mobile è l’unica a vantare ad oggi una copertura territoriale diffusa – e potrebbe essere questa la motivazione alla base della scelta del Ministero – dall’altro non includere il 5G nella gara di fatto limiterebbe, e non poco, potenzialità e funzionalità implementabili. Tenendo conto, inoltre, che ci vorranno anni per la migrazione definitiva dal Tetra alle reti mobili si arriverebbe dunque al traguardo tecnologicamente “azzoppati”. Numerosi i servizi che non potranno essere infatti erogati con l’Lte, standard la cui capacità in termini di velocità di connessione e soprattutto di latenza, è un decimo rispetto a quella della quinta generazione mobile. E la decisione del Ministero di escludere il 5G – se fosse confermata – sarebbe ancor più paradossale considerato che, sempre quanto risulta a CorCom, la gara in questione prevede di “accendere” i servizi sulle reti mobili a partire dalle grandi città, una decina in tutto. Si partirebbe dunque proprio da quelle località in cui il 5G è al debutto e in parte è già stato inaugurato. Sempre secondo quanto risulta a CorCom a migrare per primi sulle reti mobili Lte saranno Polizia e Carabinieri. Poi toccherà a Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Ambulanze.

Interpellato da CorCom sulla questione il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno si limita a rispondere in una nota che “il bando è in corso di predisposizione e che pertanto non possono essere, al momento, anticipati i relativi dettagli tecnici”.

Gara riservata alle telco?

Assoluto riserbo anche sull’ammontare dell’appalto: secondo quanto risulta a CorCom il bando dovrebbe prevedere lotti geografici e si parla di una “base d’asta” fra i 600 e gli 800 milioni di euro. Ma non è chiaro se si tratti dell’importo complessivo a disposizione e bisognerà capire anche quali soggetti potranno candidarsi. Le telco mobili infrastrutturate, le uniche a vantare una copertura della rete 4G sul territorio nazionale, evidentemente sono soggetti “priviegiati”, ma potrebbero scendere in campo anche i Mvno. In Europa sta prendendo piede proprio il modello “Mvno”, ossia degli operatori “ibridi”  che possono erogare i servizi mission critical attraverso la tecnica dello “slicing”. Ma anche in questo caso le potenzialità consentite dall’Lte – in termini di ampiezza di banda, velocità, e latenza – sono ben più limitate rispetto al 5G che fa leva proprio sulla virtualizzazione delle reti “by design” per la realizzazione di network “dedicati”.

Ancora in ballo gli 8+8 MHz sulla banda a 700 Mhz

In tutto ciò restano ancora in ballo gli 8+8 MHz sulla banda 700 MHz che furono a suo tempo stralciati proprio dalla gara 5G – dopo la consultazione Agcom e del Mise – per l’uso esclusivo dei servizi Bb Ppdr (Broadband Public Protection and Disaster Relief). L’Agcom delegò il Ministero Interni/Difesa a gestire, in modo coordinato con il Mise, l’uso di tali bande per una rete dedicata, da realizzare ex novo. Le frequenze saranno però disponibili dal 2022 e quindi andrà comunque bandita una gara ad hoc.

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