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L'AUDIZIONE

Elisabetta Ripa: “Open Fiber aperta a co-investimenti con Tim sulla fibra”

In Commissione Trasporti della Camera l’Ad della società puntualizza: “Rischio di duplicazione infrastrutture è solo prospettico. In questo momento non siamo in competizione, nostro modello è “unico” in particolare nelle aree bianche”. E sui ritardi del piano: “Ostacolati dai ricorsi ma abbiamo già recuperato. Al via altri 2mila cantieri”

29 Gen 2019

Patrizia Licata

giornalista

Open Fiber ha recuperato i ritardi accumulati a causa delle lentezze burocratiche e dei ricorsi che nel 2017 e 2018 ne hanno rallentato l’attività. Ora è pronta ad andare avanti con gli investimenti previsti (3,5 miliardi di euro di cui 1,4 coperti da contributi statali) nelle aree a fallimento di mercato rispettando i tempi previsti di realizzazione della rete (entro il 2021). Le sinergie con l’incumbent Tim sono possibili e auspicabili, se l’obiettivo è evitare le duplicazioni degli investimenti e accelerare il passo sulla digitalizzazione del paese. Intanto il primo traguardo è rendere più spedito – con l’apporto del Dl Semplificazioni – l’iter delle autorizzazioni agli scavi. Questo in sintesi l’intervento di Elisabetta Ripa, amministratore delegato di Open Fiber, in audizione oggi alla Camera dei deputati in commissione Trasporti nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle nuove tecnologie delle telecomunicazioni e, in particolare, sulla transizione verso il 5G e la gestione dei big data.

Ripa ha ricordato che le concessioni firmate nel 2017 sono state ostacolate da 13 ricorsi. Ma “in un semestre abbiamo recuperato il tempo perso. In 6 mesi abbiamo connesso mille comuni e 1 milione di unità immobiliari e attivato i primi clienti”. Nel 2019, ha proseguito Ripa, “apriremo altri 2000 cantieri che si sommeranno ai 1.000 già aperti”, sottolineando che è fondamentale il supporto delle amministrazioni locali. 

L’Ad di Open Fiber ha sottolineato che in Italia la velocità media della connessione Internet fissa è di 9,2 Megabit al secondo a fronte di una media in Ue di 15 Megabit al secondo e questo vuol dire che “gli italiani vanno più a rilento di altri cittadini europei. Visto che la prossima scommessa è la digitalizzazione dell’industria che rappresenterà un recupero di produttività per Italia, c’è necessità di questa infrastruttura”.

Ripa ha aggiunto che nel piano di Open Fiber ci sono 6,5 miliardi di investimenti di cui “due terzi sulle aree metropolitane A e B che possono giustificare la presenza di più operatori. Il ritorno è garantito dagli economics. Cablare ci costa 350 euro a unità immobiliare e un abbonamento 24 – 25 euro, al mese quindi il ritorno dell’investimento c’è ed è interessante”. Lo dimostra anche il fatto che quando Open Fiber ha lanciato “un progetto di finanziamento le banche disponibili a erogare il finanziamento da 3,5 miliardi sono state moltissime: hanno ritenuto l’investimento interessante e con ritorno sicuro”.

Ripa è intervenuta anche sull’ipotesi di una rete unica per la fibra che unisce gli asset di Open Fiber e Tim sottolineando che “l’importante è avere ben chiaro l’obiettivo che sta a cuore a tutti, cioè non duplicare gli investimenti. Ma se è vero questo, l’unico operatore che sta realizzando investimenti è Open Fiber, quindi il rischio duplicazione è un rischio prospettico. In questo momento non ci troviamo a competere con nessuno”. In particolare, nelle aree C e D (a fallimento di mercato), Ripa ha detto che “il modello è già di rete unica, come previsto dal Mise, e “siamo solo noi a realizzarlo”.

Dunque “nel 40% del territorio c’è il modello di rete unica”, ha proseguito Ripa. “Nelle aree metropolitane c’è teoricamente competizione, in 71 città sono disponibili servizi in fibra di Open Fiber, e non sono disponibili” altri. “In prospettiva dipenderà da cosa deciderà di fare” Telecom Italia. Open Fiber è disponibile a ipotizzare coinvestimenti e cooperazione con tutti i soggetti ivi compreso l’incumbent” anche se “sui progetti societari” la decisione “attiene ai soci”. Nell’immediato “forme di collaborazione consentirebbero di realizzare più velocemente la digitalizzazione rete ed evitare la duplicazione degli investimenti”, ha aggiunto l’Ad di Open Fiber.

Altro tema chiave affrontato da Ripa in audizione alla Camera è stato quello delle semplificazioni. “Per terminare il nostro progetto servono 100mila permessi, e solo per Roma ne servono 25mila. Serve una grande organizzazione, ma anche interazione con le amministrazioni pubbliche, le soprintendenze, le Province, le Regioni e con tutti coloro che ci devono consentire di usare le loro infrastrutture, come Ferrovie o Anas. I permessi sono stati semplificati dal decreto Scavi e dal decreto Fibra, ma lasciano spazi di ottimizzazione”, ha affermato Ripa.

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