Equo compenso, chi pagherà davvero? - CorCom

IL DIBATTITO

Equo compenso, chi pagherà davvero?

Il ministro Franceschini rassicura gli utenti finali. Ma la partita è ancora aperta: nessuna norma vieta ai produttori di device di addebitare la “fee” agli acquirenti

21 Lug 2014

Guido Scorza, avvocato esperto di Diritto di Internet

Nelle scorse settimane il ministro Dario Franceschini ha firmato il decreto con cui ha aggiornato le tariffe per il cosiddetto equo compenso per copia privata, l’indennizzo – raccolto mediante prelievo forzoso – dovuto ai titolari dei diritti d’autore a fronte della facoltà per tutti gli utilizzatori di fare una “copia privata” della musica e dei film, legittimamente acquistati.

5,20 euro per un Pc e 5,20 per uno smartphone o un tablet se dotati di capacità di memoria superiore a 32 giga. 4 euro, invece, per televisori dotati di capacità di registrazione. Fino a 20 euro per un hard disk e fino 9 per una pendrive Usb. Confindustria Digitale stima il gettito complessivo che il decreto produrrà a favore dei titolari dei diritti in oltre 150 milioni di euro all’anno. Il decreto ha aperto un dibattito con pochi precedenti sull’effettiva opportunità di disporre gli aumenti in questione e sulla misura di tali aumenti.

Ma, di questo, ormai, si occuperanno i Giudici amministrativi ai quali, Altroconsumo, ha già annunciato di volersi rivolgere.C’è, invece, una questione che, negli ultimi giorni, ha tenuto banco ed è finita persino in Parlamento dove il ministro Franceschini è stato chiamato a rispondere ad un’interrogazione presentata dall’On. Lara Ricciatti (Sel): a chi toccherà pagare l’equo compenso per copia privata? Ai consumatori o all’industria di supporti e dispositivi? Il ministro, in aula, si è detto convinto che a pagare non saranno i consumatori, ma c’è più di un elemento che lascia pensare il contrario.

Tanto per cominciare non c’è nessuna norma di legge che vieti a produttori di riaddebitare l’equo compenso agli acquirenti e Elio Catania, Presidente di Confindustria Digitale, ha già anticipato che gli aumenti sono tali che l’industria non potrà non riaddebitarlo a valle. C’è poi la legge che prevede che l’equo compenso sia dovuto a fronte della possibilità per il consumatore di fare una copia privata.

Trasferire l’obbligo di pagamento dai consumatori all’industria significherebbe snaturare l’equo compenso e trasformarlo da “indennizzo” in “tassa”, espressione che però non piace a Franceschini. E c’è, infine, il precedente francese, nel quale la legge impone ai distributori di dispositivi e supporti di informare i consumatori sull’ammontare dell’equo compenso che, dunque, tocca inequivocabilmente ai consumatori pagare.