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GUERRA COMMERCIALE

Escalation Usa-Cina, l’appello di Zte a Trump: “Ritiri il bando, a rischio la nostra sopravvivenza”

Il vendor cinese dipende dalle componenti Made in Usa: il divieto di acquisto dalle aziende americane per sette anni è una “sanzione sproporzionata”. Questione di cyber-sicurezza, ribatte Washington. Ma i negoziatori commerciali di Pechino provano a fare pressing sul caso

07 Mag 2018

Patrizia Licata

giornalista

Zte cerca di ribaltare la decisione del governo americano, che lo scorso mese ha inflitto una pesante sanzione al produttore cinese di smartphone e attrezzature di rete, vietandogli per sette anni di acquistare componenti da aziende degli Stati Uniti. Zte ha presentato domanda all’ufficio Industria e sicurezza (BIS) del dipartimento del Commercio Usa chiedendo la sospensione del bando, come rivelano i documenti depositati alla Borsa di Shenzhen.

La decisione presa a metà aprile dallo stesso ufficio BIS si fonda sull’accusa che Zte abbia violato l’accordo stretto nel 2017 col governo americano: allora gli Stati Uniti avevano comminato una multa d 1,1 miliardi di dollari perché il vendor aveva intrattenuto scambi commerciali con Iran e Corea del Nord, al dispetto delle sanzioni Usa. Ora la violazione di Zte consisterebbe nel fatto di non aver licenziato bensì premiato i manager implicati nel commercio con Nord Corea e Iran. Si tratta di una sanzione assai pesante che può apparire sproporzionata e sorprendente se non la si collega allo scontro commerciale in atto fra Usa e Cina, con l’atteggiamento americano che si è fatto particolarmente aggressivo negli ultimi tempi.

Sono tanti i fornitori americani su cui possono pesare le ricadute del bando imposto a Zte, a partire da Qualcomm, principale fornitore della cinese per i chip, e Acacia, primo fornitore di componenti ottiche. In replica alla decisione di Washington Zte ha subito sottolineato questo aspetto, puntellata dall’immediata reazione del ministero del Commercio cinese: la sanzione anti-Cina è anche anti-America, perché a rischio c’è “la sopravvivenza e lo sviluppo dell’azienda e di tutti i suoi partner, molti dei quali sono negli Stati Uniti”, ha indicato una nota del vendor cinese.

I documenti depositati oggi alla Borsa di Shenzhen non contengono dettagli sulla richiesta di annullamento della sanzione, ma affermano che Zte ha fornito al governo americano nuovi elementi, riporta Reuters. Allindomani della decisione del BIS l’azienda scriveva in un comunicato: “È inaccettabile che l’ufficio dell’industria e della sicurezza del Dipartimento del Commercio Usa insista nell’infliggere ingiustamente la pena massima a Zte, anche prima del completamento degli accertamenti sui fatti, ignorando il continuo e diligente lavoro di Zte e i progressi compiuti in materia di conformità delle esportazioni, e trascurando il fatto che Zte ha individuato autonomamente i problemi di conformità ed ha effettuato immediatamente un’auto-segnalazione; la società ha adottato misure nei confronti dei dipendenti che avrebbero potuto essere responsabili di questo incidente; sono state adottate immediatamente misure correttive; un prestigioso studio legale degli Stati Uniti è stato impegnato a condurre indagini indipendenti”.

Zte dipende dalle importazioni di chip dagli Stati Uniti e potrebbe subire un grave stop nell’attività di produzione di smartphone. Secondo gli osservatori americani, è possibile che i negoziatori cinesi incontratisi con le controparti americane a Pechino per cercare di appianare le divergenze sui rapporti commerciali (discutendo soprattutto di dazi e proprietà intellettuale) abbiano chiesto agli Usa di tenere conto dell’appello di Zte e del suo impegno, anche se per ora i portavoce di Washington continuano a sostenere che la decisione presa non ha a che fare con le relazioni economiche ma con questioni di sicurezza nazionale.

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