Fibra nelle aree bianche: l’Antitrust multa Tim per 116 milioni - CorCom

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Fibra nelle aree bianche: l’Antitrust multa Tim per 116 milioni

Maxi sanzione per la vicenda Cassiopea risalente al 2017, ma poteva andare peggio. “L’azienda ha ritardato lo sviluppo della rete per ostacolare i concorrenti”. Concesso il pagamento entro il primo ottobre 2020

06 Mar 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

116 milioni: a tanto ammonta la multa comminata dall’Antitrust a Tim in merito alle “condotte” al Piano Cassiopea annunciato (ma poi sospeso) nel 2017 per portare la fibra nelle aree bianche.

“L’Autorità ha deciso di imporre una sanzione pecuniaria di circa 116 milioni di euro, bilanciando la necessità di garantire la necessaria deterrenza rispetto a possibili future condotte con l’esigenza che la sanzione non sia ingiustificatamente afflittiva”, si legge nella nota dell’Agcm in cui si puntualizza che il procedimento “A514” è stato chiuso in data 25 febbraio. Secondo l’Authority presieduta da Roberto Rustichelli “Tim ha posto in essere una strategia anticoncorrenziale preordinata a ostacolare lo sviluppo in senso concorrenziale degli investimenti in infrastrutture di rete a banda ultra-larga”. Aree in cui ci sarebbe stato molto bisogno di fibra – evidenzia l’Antitrust- e “tale comportamento appare particolarmente grave” considerato che “i ritardi producono i loro effetti in una situazione complessiva che vede il nostro Paese già strutturalmente indietro di ben 18 punti percentuali rispetto alle altre economie europee in termini di copertura della Ftth”.

Le condotte di Tim, sottolinea l’Agcm “sono risultate indirizzate a preservare il suo potere di mercato nella fornitura dei servizi di accesso alla rete fissa e dei servizi di telecomunicazioni alla clientela finale. Tim ha posto ostacoli all’ingresso di altri concorrenti, impedendo sia una trasformazione del mercato secondo condizioni di concorrenza infrastrutturale, sia il regolare confronto competitivo nel mercato dei servizi al dettaglio rivolti alla clientela finale”.L’Autorità ha accertato inoltre che Tim “ha ostacolato lo svolgimento delle gare, indette nell’ambito della Strategia nazionale banda ultra-larga del Governo, per il sostegno agli investimenti in infrastrutture di rete a banda ultra-larga nelle aree più svantaggiate del territorio nazionale (cosiddette aree bianche)”. In particolare, “Tim ha deciso una modifica non profittevole dei piani di copertura di tali aree durante lo svolgimento delle le gare ed ha intrapreso, contestualmente, iniziative legali strumentalmente rivolte a ritardare le medesime”.

Stando a quanto ricostruito dall’Antitrust “al momento dell’avvio della strategia anti-competitiva” ossia a fine 2016, solo il 18% circa delle unità immobiliari era coperta da una rete in fibra ottica, un dato al di sotto della media dell’Ue, pari al 22%. Un divario che non si è attenuato nei due anni successivi, quando le stesse percentuali di copertura sono passate rispettivamente al 23% per l’Italia e al 29% per l’Ue. Più evidente ancora il divario di prestazioni che si registra in termini di tasso di penetrazione tra gli utenti. A dicembre 2016, meno del 3% delle linee fisse a banda larga attive in Italia supportava velocità di download superiori a 100Mbps, laddove la media UE era già pari al 17%. Gli stessi dati, a fine 2018, erano pari rispettivamente al 18% e al 30%.

“Tim ha inoltre operato una rimodulazione della propria offerta di servizi di accesso alla rete in fibra ottica, valida per l’intero territorio nazionale, tesa a prosciugare preventivamente il bacino di domanda contendibile dagli altri operatori, anche attraverso un abbassamento al di sotto del livello di costo dei prezzi di alcuni servizi. Sul mercato dei servizi di telecomunicazioni alla clientela finale, Tim ha immesso in commercio offerte promozionali inclusive di elementi idonei a legare contrattualmente il cliente per una durata temporale eccessiva”, si legge ancora nella nota dell’Agcm.

La sanzione da 116 milioni inflitta all’operatore tiene conto – puntualizza l’Autorità – “del comportamento tenuto da Tim nella fase finale dell’istruttoria, atteso che la medesima si è mostrata attenta ad assicurare che le offerte promozionali presentassero delle condizioni economiche complessive replicabili da altri operatori concorrenti”. D’altra parte “le evidenze agli atti non hanno consentito di ritenere confermata l’ipotesi istruttoria formulata nel provvedimento di estensione oggettiva, in ordine al profilo per il quale la strategia abusiva sarebbe stata realizzata anche mediante l’utilizzo delle informazioni privilegiate riguardanti la clientela degli operatori alternativi nel mercato retail”.
Gli elementi istruttori raccolti riguardo a tal ultima condotta non hanno permesso, infatti, di ritenere che “il fenomeno delle malpractice sia riconducibile nell’ambito del complesso disegno strategico configurato e posto in essere da Tim, mostrando invece una preoccupazione piuttosto forte in Tim rispetto al fenomeno in questione”.

Al contempo, “non è apparsa imputabile a Tim neppure un’inerzia rispetto al prodursi del fenomeno, considerate le numerose iniziative poste in essere da Tim aventi una finalità di contenimento del rischio di utilizzo strumentale delle informazioni sulle attività di rete. In considerazione delle gravi difficoltà che sta affrontando il sistema produttivo del nostro paese, derivanti dalla straordinaria emergenza epidemiologica da Covid-19, nonché dell’importo elevato, l’Autorità ha deciso che la sanzione potrà essere pagata entro il 1° ottobre 2020”.

Il commento di Tim

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Pronta la risposta di Tim, che, pur prendendo atto di quanto deciso da Agcm, annuncia che presenterà ricorso alla giustizia amministrativa.  “Il provvedimento dell’Agcm suscita inoltre perplessità, anche perché le presunte condotte anticompetitive di Tim vengono valutate in maniera del tutto diversa dal Regolatore del settore (Agcom)”, spiega l’azienda. Agcom si è in più occasioni occupata dei temi trattati nell’istruttoria, adottando regolamentazioni specifiche su gran parte delle fattispecie oggetto del provvedimento.

“L’Autorità Antitrust ha comunque valutato positivamente il fatto che Tim ha immediatamente bloccato gli investimenti nelle Aree Bianche, non ha mai commercializzato i propri servizi ultrabroadband e ha rinunciato a tutti i contenziosi in essere sulle gare Infratel coinvolgenti Open Fiber- evidenzia Tim – Inoltre, l’Autorità ha riconosciuto il valore delle importanti iniziative realizzate recentemente da Tim per favorire lo sviluppo della concorrenza, anche infrastrutturale, nel mercato della banda ultralarga: il lancio di un piano per la realizzazione di reti in fibra in 39 città, invitando i concorrenti interessati al coinvestimento, per ridurre costi e tempi di completamento, e l’introduzione di nuove e più convenienti offerte per i concorrenti per la realizzazione di reti proprietarie in fibra”.

Tim ricorda di aver  dimostrato con dati di fatto e analisi di terzi indipendenti “che le azioni contestate non hanno prodotto alcun effetto distorsivo sul mercato”.

“La principale contestazione oggetto della decisione fa riferimento a un progetto di investimento nelle aree a fallimento di mercato (cosiddette Aree Bianche) – prosegue la nota – considerato da Agcm abusivo nei confronti di Open Fiber che, in tali aree, dovrebbe costruire con soldi pubblici un’infrastruttura in fibra che arrivi nelle case (così come richiamato dall’Agcm), cosa che invece non è avvenuta come anche evidenziato in diverse sedi istituzionali”. Per Tim  “gli unici danneggiati in questa vicenda sono gli abitanti delle Aree Bianche che ancora non sono collegati alla rete in fibra”.

Il commento di Open Fiber

Open Fiber evidenzia di aver proceduto a realizzare gli investimenti previsti dal proprio piano industriale, “raggiungendo a fine 2019 una copertura in fibra pari ad otto milioni di unità immobiliari – si legge nella nota – con ciò divenendo di gran lunga il principale fornitore nazionale di infrastrutture integralmente in fibra ottica.  Open Fiber è più che mai convinta che la presenza sul mercato di operatori neutrali (wholesale only) sia l’unica garanzia per lo sviluppo di un mercato realmente concorrenziale”.

“Sulla base di quanto provato dall’Autorità, Open Fiber auspica, per il futuro, che il confronto concorrenziale sia leale e si svolga nel rispetto delle regole poste a tutela dei consumatori e del mercato”, conclude OF.

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