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Fitch: per le telco si profila una stagione di nuovi merger

Secondo la società di rating la maturità dei mercati e la forte concorrenza mineranno la sopravvivenza degli operatori più in difficoltà. In Italia la mancanza di un piano Ngn potrebbe costringere i player a rivedere le strategie

04 Nov 2010

Si profila all’orizzonte un periodo di forte consolidamento per
il settore telecom dell’Europa occidentale. Nonostante la ripresa
economica non sia ancora robusta e il top management mostri cautela
nel disfarsi di liquidità così preziosa in un settore bisognoso
di capitali, Fitch Ratings ritiene che è possibile che le telco
europee si avviino a una nuova fase di attività di M&A, la più
intensa dopo lo scoppio della bolla di Internet nel 2000.

Alcuni fattori-chiave lasciano pensare a un prossimo aumento delle
fusioni e acquisizioni nel settore in Europa, secondo Fitch.
Intanto, ci sono troppe aziende telecom: la crescita al
rallentatore causata della maturità dei mercati e la fortissima
concorrenza sono un driver potente di M&A. Gli analisti fanno
notare che negli Usa nella telefonia fissa il 60% delle linee di
accesso è ormai controllato da Verizon Communications e At&t. E
gli operatori mobili dominanti sono quattro, mentre l'Europa,
che ha una popolazione più o meno equivalente a quella degli Stati
Uniti, ne ha un totale di 27. Gli incumbent del nostro continente
hanno puntato sull'espansione all’estero, e sulla telefonia
mobile, ma ora devono gestire strutture di gruppo complesse e
inefficienti. Aziende più piccole che non hanno effettuato
espansioni all’estero o in segmenti diversi dal core business
sono costrette a investire o saranno obiettivo di acquisizione.

Altro fattore che spinge a una rinnovata attività di M&A è la
crescente disponibilità di cash: rispetto ad altre industrie, le
aziende telecom hanno flussi di cassa molto sani. E poi c’è la
pressione degli azionisti: al momento la maggior parte degli
incumbent si mostra cauta sulla remunerazione degli stakeholder,
preferendo tenersi il contante. Intanto la loro capitalizzazione di
mercato resta, in linea generale, ai livelli precedenti alla crisi.
Questo per Fitch significa che ci sono tutte le condizioni perché
si produca un consolidamento: gli azionisti spingeranno perché si
perseguano strategie di M&A capaci di produrre crescita oppure per
avere ritorni più consistenti (anche se Fitch pensa che la prima
scelta sarà la migliore).

Resta invece una notevole barriera al consolidamento del settore
telecom in Europa il quadro regolatorio frammentato, cui si
aggiunge la tendenza dei governi a considerare le telecomunicazioni
come un’industria nazionale strategica. Ciò frenerà possibili
accordi di M&A cross‐border: Fitch prevede attività di
consolidamento all’interno dello stesso mercato come molto più
probabili nel breve termine.

Ma in quali Paesi europei è da aspettarsi che avvengano
acquisizioni e fusioni? Per Fitch le possibilità più alte ci sono
laddove è più intensa la concorrenza, ovvero in Nord Europa, in
particolare in Uk, Germania e Belgio. Ma ci sono altre aree dove il
“rischio” di M&A è ugualmente elevato: Spagna, Polonia,
Svizzera, Grecia. In Italia le chance sono giudicate solo
“moderate”, sia nella telefonia fissa che mobile: la mancanza
di alternative sull’infrastruttura di rete fissa potrebbe
costringere alcuni nuovi player alternativi a riconsiderare le
proprie strategie, mentre nel mobile, nota Fitch, c’è una forte
disparità tra i tre principali operatori e il quarto che ha
debolezze nel cash flow.

Quanto ai singoli operatori, per Fitch Vodafone e Deutsche Telekom
hanno alte chance di condurre nell’immediato futuro operazioni di
M&A sia nel fisso che nel mobile. La prima deve però intanto
disfarsi di una serie di partecipazioni non più strategiche (ma
sarà difficile risolvere la questione con Verizon Wireless). La
seconda deve decidere il destino di T-Mobile Usa e potrebbe cercare
un partner in Clearwire, MetroPCS o At&t. Dt è anche molto
concentrata sulla Grecia, per consolidare la sua posizione
nell’Europa dell’est: perciò potrebbe aumentare la sua quota
in Magyar Telekom (Ungheria), Makedonski Telekom (Macedonia) e
T‐Hrvatski Telekom (Croazia). “Moderate” invece le
probabilità che si muova sul mercato Telecom Italia: è troppo
indebitata per fare acquisizioni, sostiene Fitch – anzi, potrebbe
vendere alcuni asset minori non-core.

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