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IL REPORT

Aiip: “Servono regole a tutela di tutti i provider”

In un corposo studio realizzato da I-com, l’associazione evidenzia le opportunità ma soprattutto le criticità legate alle norme in vigore. Il presidente Peritore: “Bisogna tutelare la concorrenza per sostenere gli investimenti degli internet service provider”

10 Apr 2019

Mila Fiordalisi

Direttore

Dare fibra al futuro dell’Italia”: è un titolo quasi palindromo quello scelto dall’I-com per lo studio realizzato per conto di Aiip che punta a delineare gli scenari di sviluppo della rete a banda ultralarga fissa e mobile indicando la stessa come pilastro portante dello sviluppo e della competitività italiana.

I risultati del corposo report di oltre 100 pagine, sono stati presentati a Roma in occasione del convegno annuale di Aiip, l’associazione italiana degli Internet provider presieduta da Giuliano Claudio Peritore. Sebbene sia innegabilmente in atto un graduale processo di digitalizzazione, il ritmo di marcia è altrettanto innegabilmente troppo lento – emerge dallo studio – sia a livello di infrastrutture sia di servizi a cittadini, imprese e PA.

Aiip rappresenta imprese che per prime, quando non esisteva ancora l’adsl, hanno portato internet in Italia, che hanno proposto i primi servizi, che hanno realizzato i primi data-center, che hanno contribuito alla creazione dei primi punti di interscambio, che hanno permesso l’accesso ad internet in aree dimenticate o disagiate del nostro territorio”, evidenzia Peritore nell’introdurre il report. Ma il presidente di Aiip evidenzia anche la necessità di “regole certe a tutela della concorrenza” per “aiutare le imprese a recuperare la voglia di innovare, l’entusiasmo e la volontà di realizzare in Italia, a tutela del sapere e del lavoro italiano, le infrastrutture di telecomunicazioni e i servizi che costituiscono i più potenti driver per lo sviluppo del paese”.

L’Italia deve ancora recuperare il gap accumulato negli anni nei confronti della media europea, soprattutto sul versante della domanda laddove sull’offerta il divario appare in via di diminuzione. Resta saldo il primato delle tecnologie Dsl da cui le tecnologie Ftth/Fttb sono decisamente lontane ma in decisa crescita. “Tuttavia la prossima frontiera è rappresentata da una sinergia fra fibra ottica e 5G per abilitare lo sviluppo di servizi di ultima generazione in tempo reale. D’altronde la partita del 5G sarà cruciale per il futuro di molti settori economici oltre che per quello delle telecomunicazioni. La rete di quinta generazione, unitamente ad altre tecnologie infatti, non solo sarà in grado di migliorare alcuni dei servizi ad oggi già disponibili, rivoluzionando il mercato delle telecomunicazioni, ma ridisegnerà tutti i settori, dalla salute all’automotive, dalla manifattura all’energia, offrendo la possibilità di sviluppare e commercializzare servizi innovativi per i clienti”.

Ed è in questo contesto che si snoda il “nuovo” ruolo degli Internet provider, un mercato fatto prevalentemente da un grande numero di Isp spesso con concentrazione territoriale fatta eccezione per i “big”, ossia Tim, Wind Tre, Vodafone, Fastweb e per gli “emergenti” che hanno conosciuto una forte espansione negli ultimi anni. “Il mercato degli Internet Service Provider è in continua evoluzione e rappresenta un settore estremamente dinamico –si legge ancora nel report-. E la partita attuale si gioca sulla capacità di fornire servizi di connessione ultraveloci insieme all’implementazione delle reti 5G e fibra ottica per raggiungere un soddisfacente livello di penetrazione dell’Ftth che tuttavia presumibilmente non sarà in linea con l’agenda digitale e obiettivi Ue per il 2025.  Ma se il ruolo degli ISP verrà salvaguardato, questi potranno giocare un ruolo significativo per il raggiungimento di questi obiettivi”.

La concorrenza nel mercato “ha per ora un risultato incerto”, evidenzia però l’Associazione. “Se da un lato è vero che più operatori concorrono al progressivo switch verso la banda ultralarga, dall’altro una pratica di prezzo eccessivamente aggressiva potrebbe significare una perdita di qualità a fronte di mancati guadagni”. Limitandosi ad effettuare il mero consolidamento del precedente quadro regolamentare – sostiene Aiip – il Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche “costituisce una opportunità persa per chiarire e meglio definire l’ambito ed i confini della regolamentazione per i mercati oligopolistici. Inoltre, benché encomiabile l’apertura al coinvestimento, occorre svolgere estrema attenzione che questo non costituisca un cavallo di Troia delle imprese notificate come Spm per ottenere l’abolizione della regolamentazione”.

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