Fossati: "Così fermerò il declino di Telecom" - CorCom

Fossati: “Così fermerò il declino di Telecom”

Il presidente di Findim: “Il cda succube di Telefonica. Chiediamo la revoca perché Findim ha progetti industriali molto diversi da quelli di Patuano. Tre business unit sotto la holding: mobile, fisso e servizi. Aperti alla partecipazione di Cdp agli investimenti nelle Ngn”

16 Dic 2013

Gildo Campesato

Pubblichiamo nel nostro sito l’intervista al presidente di Findim Marco Fossati pubblicata sul quindicinale cartaceo Corriere delle Comunicazioni del 17 dicembre 2011. L’intervista è stata rilasciata prima che fossero state rese note le dimissioni di Cesar Alierta e Julio Linares dal consiglio di amministrazione di Telecom Italia.

«A Londra, a Zurigo o a New York non sarebbero mai successi episodi come la vendita in quel modo e senza gara delle partecipazioni in Argentina oppure una vicenda come il convertendo»: il presidente di Findim Marco Fossati usa parole dure. Ed amare. Le parole di un azionista che col suo 5% di Telecom Italia si sente artatamente escluso dalla partecipazione all’operazione bond cui invece sono stati ammessi azionisti come Blackrock e Telefonica, quale “parte correlata”. Sono parole che esprimono altresì la convinzione di un azionista deciso a dare battaglia perché “quello che ci hanno presentato non è un piano, tantomeno di sviluppo: è un mortificante percorso verso un declino in cui l’unico faro sono gli interessi di Telefonica”.

Fossati, con Siniscalco ha avuto uno scambio di sms.

Appunto. Proprio per questo, è ancora più grave quanto avvenuto. E poi, non si può pretendere che uno prenda decisioni di investimento così rilevanti in un paio d’ore, senza conoscere i dettagli dell’operazione. A meno che si tratti non di investire, ma di non essere diluiti. Gli azionisti non sono stati trattati alla pari. E poi, è un’operazione finanziaria sbagliata che non giova a Telecom Italia. Il tema patrimonializzazione andava affrontato in altro modo, market friendly, coinvolgendo preventivamente l’assemblea sulla base di un piano industriale serio. Invece, è arrivata la generosità dei coupon, riservati a pochi, win win per loro. Non c’era fretta: né per l’Argentina né per il convertendo.

Il downgrade era alle porte.

Si sono visti i risultati.

Non l’ha convinta il comunicato stampa che ha dato conto della cronistoria dell’operazione?

Vorrei risponderle con le frasi attribuite dall’Adnkronos al presidente della Consob, Giuseppe Vegas: “Con la nostra indagine si è scoperchiata una pentola”. Ho fiducia che le decisioni della Consob contribuiranno a riportare trasparenza nel mercato.

Lei si è esposto parecchio.

In Telecom, Findim Group ha investito 1,2 miliardi al lordo degli interessi. Siamo sempre stati proattivi dal 2007, da quando abbiamo acquistato la partecipazione. Tranne all’inizio, non abbiamo mai chiesto posti in cda perché, in questo tipo di consiglio e con questo statuto, al massimo si può alzare la mano ed esprimere dissenso. E tutto finisce lì. Stavolta, per cambiare le cose Findim era l’unica a potere scendere in campo col suo 5%. Ma questa è anche l’ultima possibilità di cambiare il destino declinante di Telecom nell’interesse di tutti gli azionisti, non di alcuni.

È di parte il cda Telecom di cui ha chiesto la revoca?

Mi pare lampante. Pensi a come si è mosso per l’Argentina e il bond. Anche il Brasile che rischia anch’esso di essere svenduto in tempi brevi, non nell’interesse di Telecom ma di Telefonica. Specie ora che il Cade ha detto chiaramente che col 66% in Telco gli spagnoli esercitano un’influenza significativa in Telecom Italia.

La decisione dell’autorità brasiliana potrebbe accelerare i tempi.

È quello che temo. Anche perché in Brasile c’è chi punta a spezzettare Tim Brasil e consolidare gli altri operatori. Di fatto, il Cade asseconda questa linea. Ma questo, ripeto, non è l’interesse di Telecom: sotto la pressione del Cade sarà svendita.

E se lei non vincerà all’assemblea del 20 dicembre?

Intanto, vediamo cosa succede, come si comporteranno i fondi. Comunque, quando si inizia una corsa, non ci si ferma a metà strada.

Una corsa solitaria.

Per niente. Pensi al supporto che mi hanno manifestato due importanti proxy advisor indipendenti come Iss o Glass Lewis. Sento che anche l’opinione pubblica italiana è con noi. Incontro gente per strada che mi dice: “Vai avanti!”. E poi i dipendenti di Telecom Italia, i sindacati, i piccoli azionisti come quelli rappresentati da Asati: c’è una diffusa consapevolezza che perseguo l’interesse aziendale e non di terzi.

Non è chiaro cosa succederà se il cda verrà revocato.

Se ne voterà uno nuovo. Avremo una lista di sette eletti ed una di tre. Se lo statuto resta come è ora, il consiglio nuovo rimarrà in carica per tre anni, ma bisognerà integrare le liste con 5 nomi per arrivare a 15 consiglieri.

Con queste regole quasi certamente se li prenderà Telco.

Vedremo. Credo che l’assemblea debba svolgersi nel modo più corretto evitando conflitti di interesse così da eleggere un cda veramente indipendente.

Patuano dice che avete due piani industriali identici.

Forse scherza. Le mie linee guida prevedono una holding con tre business unit sottostanti: una per il mobile, compreso Tim Brasil; una per il fisso con dentro la rete e la clientela fissa consumer e business; una per i servizi con dentro clouding e information technology. Ogni business unit avrà un ceo dedicato, con competenze specifiche del settore in cui opera. Ad esempio, alla testa dei servizi vedo un uomo con competenze IT piuttosto che di tlc tradizionali.

Ci sono queste nuove competenze forti in TI?

Vedo un percorso fatto di alleanze nei settori diversi dalle tlc tradizionali. Per diventare leader in essi dobbiamo fare partnership con grandi aziende internazionali che ci consentiranno di proporre rapidamente al mercato il meglio della tecnologie.

A chi pensa?

Hp, Ibm, Sap, Accenture, Oracle, tanto per fare alcuni nomi nel settore IT. Ci sono molte possibilità per Telecom Italia: cloud, IT, domotica, contenuti video che viaggeranno nelle nuove reti ultrabroadband. Chiameremo attorno al tavolo tutti, senza escludere nessuno.

Nuove servizi è uguale a nuove reti.

L’unica vera rete è quella di Telecom Italia: mi sembra pazzesco buttare alle ortiche il rame per puntare tutto e subito su una rete parallela in fibra. Il mix rame-fibra è la soluzione migliore, anche per assicurare il rientro degli investimenti. Tanto più che in Italia non abbiamo cable tv, ma una struttura geografica, urbanistica e di distribuzione della popolazione molto più complessa e frammentata di altri Paesi europei. Tutto ciò rende più costosa e rallenta la posa dell’infrastruttura in fibra.

Chi investirà nelle nuove reti?

Telecom Italia in primis, visto che noi per primi ne abbiamo bisogno, per lanciare i business innovativi. Ma per finanziare le Ngn non c’è necessità di cedere, male, Argentina, Brasile, torri e immobili come nel piano Patuano.

Come, allora?

Non escludo l’accompagnamento finanziario di investitori che credono nella bontà del progetto e nella possibilità di remunerazione del capitale investito.

Un aumento di capitale con Cdp partecipe?

Uno dei veicoli principali di supporto finanziario per le nuove reti potrebbe essere proprio la Cassa.

Magari via F2i?

È una partecipata di Cdp che potrebbe giocare un ruolo importante in quanto è già un fondo dedicato alle infrastrutture.

È per questo che Findim entrerà con 20 milioni in F2i?

No, Telecom non c’entra. F2i è un fondo ben gestito e con ottime prospettive di remunerazione: è per questo che abbiamo deciso di entrare.

Cosa pensa dello scorporo della rete?

Non mi pare necessario. Nel mio piano, lo ripeto, c’è il veicolo della business unit della rete, della quale andranno ovviamente fatte tutte le opportune valutazioni finanziarie.

Telecom ballerà da sola?

Il consolidamento, se ci sarà, non va subìto. Come sta avvenendo con Telefonica che, assicuratosi il controllo a quattro soldi, approfitterà a suo vantaggio delle potenzialità di Telecom. Altro conto è valutare opportunità e partner partendo da un’azienda patrimonialmente sana, ben radicata nel mercato, in crescita in settori diversi dalla telefonia tradizionale.