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IL CASO

France Telecom, via al processo al top management per l’ondata di suicidi

Tra il 2008 e il 2009 si tolsero la vita 35 lavoratori. Per i magistrati dell’accusa i vertici della compagnia avrebbero attuato strategie di mobbing “quasi istituzionalizzato” che spinse molti alla depressione e creò un clima professionale ansiogeno

06 Mag 2019

F. Me

Prende il via processo agli ex vertici di France Telecom (oggi Orange) per suicidi dipendenti avvenuti tra il 2008 e il  2009.  Da stamani e fino al 12 luglio il tribunale di Parigi processa per mobbing l’ex numero uno Didier Lombard, il suo vice Louis-Pierre Wenès, l’ex direttore delle risorse umani Olivier Barberot, insieme a quattro dirigenti di livello inferiore, accusati concorso in quanto “perfettamente informati” e braccio armato delle vessazioni sui dipendenti.

Secondo il lgale dei sindacati Sylvie Topaloff  “non è un processo per i suicidi, è il processo a una politica di destabilizzazione”.

Quel che comincia oggi è anche il processo a un management – secondo l’accusa – pronto a liberarsi del dipendenti facendoli uscire “dalla porta o dalla finestra” con l’attuazione di un mobbing quasi istituzionalizzato, che spinse molti alla depressione e alcuni a togliersi la vita.

Tra il 2008 e il 2009 si contarono 35 suicidi in azienda. Secondo i magistrati dell’accusa i vertici di France Telecom adottarono “una politica aziendale mirata a destabilizzare dipendenti e agenti, e a creare un clima professionale ansiogeno”. Le modalità: “inviti ripetuti all’uscita”, “diminuzioni delle remunerazioni”, “riorganizzazioni multiple e disordinate” e ancora “attribuzione di compiti avvilenti”.

I magistrati hanno esaminato oltre quattromila documenti e ascoltato decine di familiari e lavoratori: hanno studiato in dettaglio i casi di 39 dipendenti, di cui 19 si sono suicidati, 12 hanno tentato di togliersi la vita e otto hanno sofferto di depressione e sono stati messi in aspettativa. E’ il primo processo per mobbing in Francia che riguarda una grande società quotata, ma è anche la prima volta che il mobbing viene portato in aula in quanto frutto di una politica aziendale, e non di un rapporto interpersonale. Gli imputati rischiano un anno di carcere e una multa di 15mila euro.

A metà degli anni Duemila, la società France Télécom, privatizzata, deve affrontare una concorrenza accanita, ricostruisce il quotidiano Libération. Dal 2006, vengono adottati i piani Next e Act con l’obiettivo di procedere a 10mila cambiamenti di mansione e 22mila tagli di posti di lavoro in tre anni, un dipendente su cinque. A ottobre 2006 la dirigenza del gruppo viene convocata a Parigi per discutere della “trasformazione dell’azienda”. Lombard in quell’occasione afferma “nel 2007 farò uscire dei dipendenti in un modo o nell’altro, dalla porta o dalla finestra”. E un dirigente inasprisce il tono “non sarà più un discorso basato sul volontariato un po morbido, sarà molto più sistematico”.

Nel 2007, Marc, responsabile di un servizio alla clientela, viene convocato a un corso di formazione, insieme a un centinaio di colleghi, tutti sulla cinquantina. Viene loro mostrata una piramide delle età dei dipendenti aziendali. “Ci è stato detto: ‘siete una componente del problema. Occorre prepararvi al lutto del vostro mestiere’. C’è stato un lungo silenzio di morte”.

Segue la proiezione della famosa “curva del lutto” della psichiatra americana Elisabeth Kuebler-Ross. Il seguito del corso di formazione è ancora più sconcertante: i partecipanti divisi in piccoli gruppi partecipano a un gioco di ruolo. Uno dei colleghi esce dall’aula. Al rientro deve spiegare al suo gruppo “che non ha più niente da fare all’interno dell’impresa, che da domani non è più nell’organigramma”, spiega il lavoratore, che oggi è ancora quadro a Orange.

Isolare un dipendente, umiliarlo in pubblico, dargli ordini e contrordini: Marc si è rifiutato di mettere in pratica queste indicazioni mirate a peggiorare le condizioni di lavoro dei sottoposti per spingerli a lasciare. Allora “mi hanno massacrato per due anni. Quel che avevo rifiutato di fare, questa pressione psicologica che ho rifiutato di mettere in pratica, me l’hanno fatta subire”. Oggi è parte civile nel processo.

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