IL CASO

Frequenze Tv, rischio caos sulle interferenze con l’estero

Con il Destinazione Italia il Governo stanzia 20 milioni per le emittenti che dovranno lasciare le frequenze che “disturbano” le trasmissioni di altri Paesi. E questo potrebbe rappresentare un precedente per future richieste di indennizzi facendo lievitare i costi dell’operazione

10 Gen 2014

Antonello Salerno

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Con il decreto “Destinazione Italia” il Governo stanzia 20 milioni come compensazione per le emittenti che alla data di entrata in vigore della norma si trovino a occupare frequenze televisive “oggetto di accertate situazioni interferenziali” con l’estero, e che quindi dovranno abbandonarle per non creare problemi sulle assegnazioni delle stesse fette di spettro effettuate negli Stati confinanti. Al momento sembra che i casi “accertati”, quelli cioè in cui Paesi limitrofi avrebbero ufficialmente reclamato per i problemi causati dalle interferenze, riguardino finora soltanto Malta, Croazia e Slovenia, e quindi le emittenti che trasmettono dalla Sicilia e dalle coste adriatiche tra Veneto ed Emilia Romagna, e che non hanno rispettato i limiti per le emissioni previsti al momento dell’assegnazione. Ma, secondo le voci che circolano tra gli addetti ai lavori, già la prossima settimana questo aspetto dovrebbe chiarirsi e contestualizzarsi in modo più concreto.

Al di là della questione, uno dei punti di snodo più importanti del provvedimento riguarderà i criteri con cui si deciderà di assegnare i 20 milioni. Roberto Sambuco, che da Capo del dipartimento Comunicazione del Mise ha seguito la vicenda, afferma su Twitter che si tratta di una “norma che serve a mettere ordine”: “Non sarà una scelta – afferma – ma un meccanismo ad asta senza discrezionalità per l’amministrazione”. Rispetto al criterio dell’asta, Sambuco sottolinea che “ci saranno risposte chiare nel decreto ministeriale attuativo previsto dalla norma”. Tra le possibilità ci sarebbe quella di una vera e propria asta al massimo ribasso, che potrebbe consentire di valorizzare al massimo i 20 milioni del tesoretto già affidato nelle disponibilità di Poste Italiane.

A parte i meccanismi e i tecnicismi che regoleranno l’assegnazione dei fondi, per i quali bisognerà attendere le decisioni del ministero, il punto critico della questione riguarda le situazioni non ancora accertate, e che potrebbero palesarsi nei prossimi mesi. Le interferenze infatti riguardano potenzialmente la maggior parte delle emittenti sul territorio nazionale (con l’esclusione di Umbria e Campania), e se dovessero arrivare richieste, ad esempio, da Francia, Svizzera, Grecia, o dai Paesi del Nord Africa, il Governo potrebbe trovarsi nella situazione di dover riprendere in considerazione la materia e dover stanziare altri fondi per cui i 20 milioni di “destinazione Italia” sarebbero un chiaro precedente. E va da sé che, se si lasciasse una porta di questo genere aperta per il futuro, questo potrebbe comportare una lievitazione delle spese per le compensazioni da offrire alle emittenti locali di tutte le altre Regioni via via coinvolte.