Frodi alle telco: ogni anno in fumo 17 miliardi di dollari di revenue - CorCom

CYBERSECURITY

Frodi alle telco: ogni anno in fumo 17 miliardi di dollari di revenue

Lo studio di Itw Global Leaders’ Forum e Delta Partner denuncia sistemi come la generazione di traffico artificiale che finanziano attività criminali e pesano sui bilanci dell’industria telecom. Positivi i risultati del monitoraggio anti-frode messo in atto negli ultimi anni, ma le telco non abbassino la guardia: con l’IoT i rischi possono moltiplicarsi

24 Ott 2018

Patrizia Licata

giornalista

Le frodi costano alle aziende delle telecomunicazioni 17 miliardi di dollari ogni anno: secondo lo studio presentato da ITW Global Leaders’ Forum e da Delta Partners, questa è la cifra che ogni anno viene decurtata dal fatturato dei gruppi delle Tlc e che finisce invece nelle tasche di attori del crimine organizzato e del terrorismo, come riporta il Financial Times.

ITW e i consulenti di Delta Partners hanno lanciato un appello all’industria telecom perché non abbassi la guardia contro il pericolo di frodi sia nelle comunicazioni voce sia nello scambio di dati: tutti gli oggetti connessi possono essere vulnerabili a intrusioni e manomissioni.

La frode per le telco può assumere forme diverse, sottolinea il report. Si può trattare di acquisizione indebita di beni o servizi ma anche, spesso, di generazione di traffico artificiale (chiamate a ripetizione effettuate da macchine verso numerazioni predisposte ad hoc dai criminali per produrre ricavi illeciti) e aggiramento dei costi di interconnessione.

Il report cita il “call hijacking”, che compromette una chiamata e la dirotta verso un device compromesso dagli hacker che allungano la durata della telefonata. Anche un intero sistema telefonico può essere manomesso in modo da generare telefonate verso destinazioni dove le tariffe sono molto alte. Altro sistema evidenziato è la frode Wangiri: induce la vittima a restituire una “chiamata persa” e a contattare così un numero succhia-soldi.

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Si tratta quasi sempre di frodi legate al crimine organizzato e, in alcuni casi, al finanziamento dei gruppi terroristici. Lo studio cita sia episodi di hackeraggio che facevano capo ad Al-Qaeda e a un’organizzazione criminale in Pakistan sia un caso di riciclaggio di denaro in Italia risalente al 2010. Generare “traffico fraudolento”, spiegano i ricercatori, “è un mezzo per coprire e rendere anonimo il movimento di fondi illeciti, specialmente nei casi in cui il denaro attraversa i confini nazionali”.

Un tipo di frode diffuso in questo ambito è l’International revenue share fraud (IRSF), che avviene quando i criminali usano Sim rubate o ottenute usando identità false per sfruttare numeri a pagamento internazionali cui effettuano un enorme numero di chiamate mettendo in tasca milioni di dollari a danno delle telco.

La maggiore consapevolezza delle aziende telecom e le misure messe in atto per monitorare le reti anche con azioni preventive hanno permesso di ridurre l’impatto del fenomeno: le revenue perse per le frodi Tlc rappresentano nel 2017 solo l’1% delle revenue totali per le imprese del settore, mentre nel 2005 toccavano il 5%.

Tuttavia la minaccia è tutt’altro che esaurita, anzi, avvertono gli analisti, potrebbe diventare più grave ora che l’industria telecom entra nell’era della Internet of things (IoT), in cui miliardi di device connessi possono diventare bersaglio di attacchi che dirottano le entrate delle telco verso i conti di organizzazioni illecite.

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