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Gala (Vree Health): “La chiave è partire dalle esigenze dei pazienti”

Monitoraggio e gestione da remoto la “specialità” dell’azienda. Il direttore: “La tecnologia deve essere utile all’obiettivo finale”

05 Nov 2014

Luciana Maci

«Stiamo sperimentando in questi anni un radicale cambiamento del modello organizzativo nella sanità, soprattutto per quanto riguarda le malattie croniche, perciò è questo il momento giusto per inserire la tecnologia all’interno di un percorso pensato per migliorare l’offerta sanitaria”: a dirlo è Gianluca Gala, direttore di Vree Health, società di servizi creata due anni fa all’interno della multinazionale Msd, la seconda al mondo in ambito farmaceutico.
Vree Health sviluppa e vende servizi a supporto del paziente nel settore del monitoraggio e gestione da remoto di pazienti con cronicità. “Si tratta a tutti gli effetti di sanità digitale – spiega Gala – ma non produciamo tecnologia. A noi interessa partire dalle esigenze dei pazienti, perciò quello di cui ci preoccupiamo è identificare la tecnologia utile all’obiettivo finale”.
Quando vi siete resi conto della rilevanza che stava assumendo l’impatto delle nuove tecnologie nel mondo sanitario?
Negli ultimi tre, quattro anni. La molla è stata l’esigenza di rendere più efficiente la spesa attuale. Con il graduale invecchiamento della popolazione, si stanno rendendo necessari una serie di servizi la cui gestione diventerà troppo onerosa per il Sistema Sanitario Nazionale, fino a farlo esplodere.
I progetti di sanità digitale non sono un costo in più per il Ssn?
È su questo punto che sono naufragate finora quasi tutte le iniziative di questo tipo. Se l’innovazione tecnologica viene implementata all’interno di un modello pre-esistente, costa sicuramente molto di più. Perciò l’offerta di e-health va proposta a chi in questo momento si sta occupando di ridisegnare il modello organizzativo della sanità. Faccio un esempio pratico: stanno chiudendo molti ospedali, specialmente i più piccoli, ma lo fanno ‘al buio’. Se per esempio chiude un piccolo ospedale di un piccolo centro, la popolazione locale, per curarsi, deve necessariamente spostarsi nel centro metropolitano più vicino dove è disponibile un analogo servizio.
E i pazienti che hanno difficoltà di spostamento?
Le soluzioni di monitoraggio remoto danno la possibilità al paziente di restare in loco ed essere costantemente sotto controllo. Così l’e-health diventa un modo per sopperire alle lacune del Ssn brutalizzato dalle scelte economiche. Penso poi alle zone difficilmente raggiungibili: i territori isolati, sperduti tra i monti e privi di collegamenti, oppure le isole. È chiaro che anche in questi casi la sanità digitale può essere di grande aiuto.
Un esempio di innovazione nell’healthcare?
Il nostro Doctor Plus, servizio di telemonitoraggio domiciliare per pazienti affetti da patologie croniche quali diabete, Bpco (Broncopolmonite cronica ostruttiva) e scompenso cardiaco. Grazie al kit di dispositivi medici certificati il paziente può misurare da casa i parametri clinici suggeriti dal medico. I dati vengono inviati automaticamente al portale, dove vengono monitorati in tempo reale da una centrale infermieristica dedicata e possono essere letti dal medico. In caso di necessità, la centrale interviene per garantire che possano essere intraprese tempestivamente le azioni che il medico ritiene più opportune. Prima di commercializzare il servizio abbiamo eseguito uno studio osservazionale, randomizzato e multicentrico, per verificare che il sistema funzionasse da un punto di vista clinico. Dopo un anno e mezzo di sperimentazione in alcune territorialità, da metà 2011 a dicembre 2013, abbiamo ottenuto ottimi risultati. Non solo la riduzione dell’emoglobina glicata nel gruppo che ha sperimentato il nostro servizio (parametro di fondamentale rilevanza in chi è malato di diabete), ma anche un miglioramento generale della qualità della vita, una riduzione delle visite a domicilio e del ricorso al pronto soccorso.
Come sta rispondendo il mercato all’introduzione di questo servizio?
La commercializzazione è iniziata al termine del periodo di studio. Attualmente ci sono vari progetti che prevedono l’utilizzo di Doctor Plus in alcune Asl di Roma, del Lazio, in Umbria, a Crotone e in altre parti del Paese. Il nostro non è comunque, lo ribadisco, un approccio solo tecnologico ma di sistema. Detto brutalmente, non siamo interessati a vendere macchinette. Ci consideriamo piuttosto player di un ecosistema sanitario integrato che non vuole entrare in competizione con altri sistemi ma integrare quello che già esiste.

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