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PIANO 2018-2020

Genish svela il piano DigiTim: il digitale cuore della nuova strategia. Via allo scorporo della rete

Il cda ha approvato il piano strategico 2018-2020. Sul fronte consumer si punta sulla convergenza. Cloud e Ict le parole chiave del business. La rete “migrerà” in una Netco a controllo totale di Tim. No a cessione Inwit

07 Mar 2018

Mila Fiordalisi

Condirettore

Sarà un’era all’insegna del digitale quella di Amos Genish. Il piano triennale strategico 2018-2020 approvato ieri dal Cda di Tim mira infatti a una vera e propria mutazione “genetica” della telco. DigiTim, questo il nome del piano, punta non solo a snellire l’organizzazione aziendale facendo leva sulla “cultura digitale” focalizzata sui risultati, ma anche e soprattutto a trasformare l’esperienza del cliente in un’esperienza, per l’appunto sempre più digitale anche grazie a offerte più ricche e frutto della convergenza media-tlc. L’azienda si prepara inoltre a dare il via allo scorporo della rete attraverso una netco dedicata.

Il Piano è stato presentato a poche ore dalla notizia di un aumento della quota azionaria in Tim da parte del fondo Elliot Management di Paul Singer che avrebbe un “pacchetto” intorno al 5%, ossia al di sotto della soglia “critica” da comunicare alla Consob. La mossa è stata giudicata da alcuni analisti come il tentativo di Singer di acquisire sempre più potere al punto da voler partecipare alla nomina dei consiglieri, potere che potrebbe esercitare in caso di possesso del 5% delle azioni. “Telecom è aperta alle discussioni con tutti gli azionisti e anche con Elliott.  Siamo sempre aperti a migliorare il modello business, del resto l’obiettivo comune è quello di creare valore”, ha detto Genish anche replicando alle “accuse” del Fondo americano secondo cui “la governance, la valutazione, la direzione strategica e i rapporti di Telecom Italia con le autorità italiane migliorerebbero sostituendo alcuni membri del consiglio di amministrazione”, ha dichiarato un portavoce.

IL PIANO DIGITIM 2018-2020

Ambiziosi gli obiettivi in tutti i segmenti di business: sul fronte consumer si punta a 5 milioni di clienti ultrabroadband fissi dagli attuali 1,8 milioni e ad una penetrazione dell’Lte pari al 95%, 20 punti in più rispetto al 76% odierno. La convergenza e una maggiore domanda di contenuti frutteranno – questo il target – il triplo dei clienti in più sulla piattaforma TimVision e il doppio di quelli convergenti fisso-mobile. E per sostenere la leadership saranno messe a punto offerte dedicate alla clientela premium.

Riguardo al business sono due i principali ingredienti della ricetta: cloud e Ict. Da queste attività deriverà il 25% dei ricavi totali del comparto grazie ad un aumento del 50% delle attività in questa direzione. Si punta inoltre a triplicare i clienti in fibra per superare la soglia del milione. Obiettivo 3 milioni di linee Ubb per il wholesale, dall’attuale milione. In nome della crescita anche gli obiettivi per Inwit, Sparkle e Tim Brasil. Sparkle sarà protagonista di un’espansione internazionale e di un rafforzamento sul mercato dati con un target del +25% di Ip Pop e di +30% di investimenti in innovazione. Rafforzamento della leadership per Inwit, con più clienti, nuove torri e infrastruttura di nuova generazione 5G. Genish ha escluso operazioni di cessione, anche e solo parziale, della controllata. “Con il 5G ci sarà un aumento di valore per le torri. Oggi abbiamo il 60%. Valutiamo le opzioni che il mercato può offrire, ma Inwit fa parte del core business e del patrimonio core di Tim. Non si può vendere la gestione delle torri”.

Per Tim Brasil si stima una forte crescita della clientela mobile post-paid dal 30% al 50% e un’utenza broadband quadruplicata. Fissata a +20% la crescita dei ricavi da Pmi.

Consolidare il primato sulla qualità della rete, rafforzare la leadership sul customer statisfaction index, velocizzare il processo di order-to-delivery, incrementare la gestione digitale del servizio clienti, anche attraverso l’intelligenza artificiale, accelerare le vendite attraverso i canali digitali, gli obiettivi sul fronte della customer experience. Ma soprattutto si punta sulla digitalizzazione dei processi per una maggiore efficienza dei costi operativi, con un’incidenza su circa l’80% degli opex totali in Italia. Nel triennio sono poi previsti investimenti cumulati per 9 miliardi in Italia e circa 12 miliardi di reais in Brasile per un continuo sviluppo dell’Ubb, con un miglioramento del rapporto capex/sales inferiore al 20% a fine 2019 in Italia e a circa il 20% al 2020 in Brasile.

Riguardo specificamente ai target finanziari si punta a una forte crescita dell’equity free cash flow consolidato nel triennio per un totale cumulato di circa 4,5 miliardi di euro. Confermato per il 2018 una significativa riduzione del rapporto debito netto/ ebitda a circa 2,7x e in costante diminuzione nel 2019 e nel 2020. Sul domestic prevista nell’arco di piano complessiva stabilità dei ricavi da servizi e crescita dell’ebitda cagr 2017-2020 low single digit. In Italia le linee Ubb fisse retail e wholesale sono fissate a 9 milioni al 2020.

Il piano puntando su una forte generazione di cassa consentirà il ritorno del dividendo, forse già nel triennio anche se il cda non ha approvato nessuna politica di pay out. “Penso saremo in grado di tornare al dividendo nell’arco dei prossimi tre anni, se raggiungeremo gli obiettivi lo prenderemo in considerazione ma non è stato ne discusso ne approvato dal cda”, ha puntualizzato Genish.

VIA ALLO SCORPORO DELLA RETE

Il Cda ha ha dato mandato a Genish di avviare l’iter formale per la notifica ad Agcom del progetto di separazione volontaria della rete di accesso fissa.Il progetto – si legge nella nota di Tim emessa a conclusione del Consiglio – prevede la creazione di un’entità legale separata (Netco) controllata al 100% da Tim (così come da rumors circolati nei giorni scorsi), proprietaria della rete di accesso (dalla centrale alla casa dei clienti) e di tutta l’infrastruttura (edifici, apparati elettronici e sistemi IT) e dotata del personale necessario per fornire servizi all’ingrosso in maniera indipendente.

“Il progetto rappresenta una svolta epocale – si legge sulla nota riprendendo le parole del ministro Carlo Calenda – e darà vita al modello di separazione della rete più avanzato in Europa, creando un punto di accesso one-stop shop per i servizi wholesale regolati e non regolati per tutti gli operatori, inclusa Tim, secondo un modello interamente neutrale a garanzia dell’assoluta parità di trattamento”. La Netco, puntualizza Tim avrà le risorse per “mantenere una altissima qualità della rete e sostenere il Paese nel raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea 2025 sulla banda ultralarga”. L’iniziativa mira inoltre a dare “un contributo significativo” al processo di digitalizzazione dell’Italia, “contribuendo all’evoluzione dell’attuale quadro regolatorio”. La creazione della Netco manterrà invariato il perimetro del Gruppo, ed avverrà in conformità e nel rispetto della disciplina del Golden Power.

Il progetto di separazione volontaria della rete – conclude la nota – sarà comunicato ad Agcom secondo le procedure e le tempistiche previste dal Codice per le Comunicazioni Elettroniche.

L’operazione sarà come “la composizione di un puzzle, che richiederà l’allineamento del Governo, delle autorità, degli azionisti e dell’azienda. Cominceremo con un processo formale con Agcom. Ci vorranno alcuni mesi per definire la legal entity, che la società ha definito Netco. Il passaggio comporterà un aumento di valore. Il Paese, Tim e tutti gli azionisti beneficeranno del maggiore valore legato all’indipendenza della rete. E sono assolutamente convinto che la societarizzazione della rete diventerà il nuovo standard europeo per tutte le compagnie incumbent”.

Riguardo specificamente ai rapporti con il Governo Genish ha espresso molta soddisfazione per il rapporto con il Governo uscente “e con il nuovo cercheremo di instaurare lo stesso rapporto. E’ importante – ha aggiunto -anche il rapporto con i regolatori, le Authority non cambiano con il Governo. Se avremo bisogno altri cambiamenti a livello infrastrutturale sarà una decisione industriale e non politica”..

IL BILANCIO 2017

Tim ha chiuso il 2017 in linea con le attese degli analisti. I ricavi ammontano a 19,8 miliardi (+4,2%) e l’Ebitda a 7,79 miliardi (-2,6%) “sconta l’impatto negativo di oneri non ricorrenti per complessivi 883 milioni di euro principalmente connessi a processi di ristrutturazione”. L’Ebit è sceso di conseguenza dell’11,6% a 3,2 miliardi e l’utile si attesta a 1,12 miliardi (-38%) che sconta anche “nell’esercizio 2016, l’impatto positivo della valutazione al fair value dell’opzione implicita inclusa nel prestito obbligazionario a conversione obbligatoria”.

“E’ stato un anno record per Tim con un’accelerazione nel quarto trimestre, sia in termini assoluti che in confronto con i nostri principali concorrenti, le nostre top e bottom line sono decisamente migliori”, commenta l’Ad Genish. “Nell’ultimo trimestre abbiamo ottenuto una crescita impressionante dei ricavi da servizi e dell’ebitda, entrambi record per Tim. Abbiamo visto una crescita in tutte le aree: in Italia, in Brasile e nel complesso è stato un ottimo trimestre, molto solido”.

RIDUZIONE DEL PERSONALE

“Siamo in trattativa con i sindacati. Intravvedo una riduzione dei dipendenti ‘full time’ negli anni a venire”. Lo ha detto nella conference call con gli analisti Amos Genish, che però ha puntualizzato che “non abbiamo licenziamenti, speriamo di avere rapporti costruttivi con sindacati”.

Telecom ha accantonato circa 700 milioni (697 milioni) per la ristrutturazione e razionalizzazione del personale. Telecom aveva presentato in prima battuta ai sindacati un piano da 6.500 uscite volontarie (con Fornero e incentivi), 3.500 riqualificazioni e 2.000 assunzioni finanziate con la solidarietà espansiva. I sindacati si sono opposti al piano soprattutto sul fronte della solidarietà espansiva che si sarebbe tradotta in un taglio di 20 minuti al giorno nell’orario di tutti i dipendenti. I sindacati sono stati riconvocati per il 13 marzo. Genish ha puntualizzato che avrà il numero esatto di quanti rimangono in azienda, e quindi il numero dei tagli, al termine delle trattative col sindacato.

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