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Gli eurodeputati italiani: “L’Argentina danneggia Telecom”

Presentata a Strasburgo un’interrogazione bipartisan per chiedere l’intervento della Ue sul caso Telecom Argentina. Buenos Aires sta causando un danno patrimoniale a Telecom Italia”

21 Gen 2010

"Come la Commissione europea intende tutelare gli investimenti
di un'azienda europea che da anni è presente sul mercato
argentino dal clima di intimidazione ed illegalità del governo
argentino?". Questa l'interrogazione rivolta oggi alla
Commissione europea dagli eurodeputati italiani su iniziativa
bipartisan in merito alle recenti decisioni prese dal governo
argentino "a danno di Telecom Italia". (all'azienda
è stata intimata la dismissione, entro febbraio, della propria
partecipazione in Telecom Argentina attraverso Sofora).

A promuovere l'interrogazione il Presidente della commissione
parlamentare affari esteri Gabriele Albertini, il capodelegazione
Pdl Mario Mauro, il vicepresidente vicario dell'Europarlamento
Gianni Pittella e il capodelegazione del Pd David Sassoli.

"Appare palese – si legge nel testo dell'interrogazione –
che il governo argentino stia perpetrando un'evidente
violazione del diritto e causando un serio danno al patrimonio di
un gruppo italiano che opera con successo in Argentina sin dal
1990".

Una lettera è stata inviata al presidente della Commissione Ue
Josè Manuel Barroso e ai commissari competenti. "Le decisioni
prese dal governo argentino comportano sia evidenti pregiudizi in
termini finanziari e di investimenti presenti da parte di una
società di un Paese membro, sia gravi rischi per le eventuali
decisioni di investimento provenienti dall'Unione europea verso
l'Argentina".

"Non accettiamo interferenze da parte del Governo". Con
queste parole l'Ad di Telecom Italia Franco Bernabè ha
commentato il caso Telecom Argentina in un'intervista al
quotidiano La Stampa.
"Non siamo parte del contezioso – puntualizza Bernabè – Lo
sono i soci di Telco e Pirelli". "Non si può chiedere a
dei soci di costringere una società a fare qualcosa che contrasta
con i propri interessi", aggiunge l'Ad di Telecom Italia
facendo presente che "tutto ciò contrasta con i più
elementari principi di ogni codice civile".

"Gestisco l'azienda nell'interesse di tutti i soci –
va avanti Bernabè – Quello che decidono i soci di riferimento
riguarda i soci di riferimento".

Bernabè nell'intervista al quotidiano di Torino fa il punto
anche sui cinque milioni di schede sim cessate, dopo due anni di
lavoro, che ha provocato decine di milioni di danni finanziari per
l'azienda. "Adesso siamo assolutamente tranquilli. Anche
perché In questa vicenda siamo parte lesa e il danno più grave,
per noi, è quello causato da una politica commerciale del passato
sbagliata nelle forme e negli obiettivi che ha portato i singoli a
truffare l'azienda, cercando scorciatoie e truffando invece di
lavorare sodo per competere sul mercato".

Riguardo al business Bernabè precisa che "se si guarda ai
numeri dei nove mesi, calano le schede e anche il fatturato, ma la
redditività resta costante".