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SENTIERI DEL VIDEO

Gli scorpori “necessari”; ma la televisione no?

Lo scorporo della rete è inevitabile. Non solo per motivi finanziari ma per quelli strutturali. Il destino dell’incumbent è quello, si chiami Ferrovie dello Stato oppure Enel. Curioso che anche in questo la tv via etere rappresenti, come al solito, un’eccezione

21 Mag 2013

Enrico Menduni, professore di Media e Comunicazione Università Roma Tre

Gli economisti delle telecomunicazioni sono al lavoro per valutare l’ipotesi – slittata intanto a giugno – della fusione di Telecom Italia con i cinesi di H3g Italia, anche in connessione con il previsto scorporo della rete e l’intervento della Cassa depositi e prestiti. Al di là di come andrà a finire, è indubbio che Telecom Italia entra in una terza vita. Prima la privatizzazione e la fusione con Stet, con l’intervento di vari azionisti di riferimento e capitani coraggiosi di vario ordine e grado, sempre curiosamente vicini al governo in carica (una circostanza veramente singolare), che ha una fase terminale con Tronchetti Provera. Poi l’internazionalizzazione con gli iberici di Telefonica, una complessa partita quadrangolare, quasi un concambio con l’ingresso di Enel nell’elettricità spagnola. Una internazionalizzazione che non ha aumentato la presenza internazionale di Telecom Italia, che si è consolidata in alcuni mercati abbandonandone altri, e soprattutto debole sotto il profilo industriale.

Oggi arrivano i cinesi di Hutchison Whampoa: solidissimi, liquidi, oltre cento anni di vita cominciando dalla gestione dei servizi portuali (magari, potrebbero dare un’occhiata anche al porto di Genova…). Consiglio di scaricare il rapporto annuale del 2012 (http://file.irasia.com/listco/hk/hutchison/annual/2012/ar2012.pdf) che dà un’idea di che cosa sia Hutchison Wampoa. Certo 3 Italia non è stato un successo, le videochiamate sono sparite dalla comunicazione aziendale, i videofonini con il display orientabile per vedere le partite e il “Grande Fratello” sono ormai un oggetto di modernariato rispetto alla gara planetaria fra Apple e Samsung negli smartphone.

È singolare come l’arrivo del “pericolo giallo” susciti reazioni stereotipe: sindacalisti nazionalisti che temono l’arrivo dei “capitali stranieri”, finanzieri che fiutano nuovi affari, vertici Telecom che sperano in una iniezione di denaro che rianimi l’azienda, faccia compiere in sicurezza lo scorporo della rete, e le dia una prospettiva.

Quello che è certo è che lo scorporo della rete è inevitabile. Non tanto per i motivi finanziari tanto citati (risorse che arrivano a una società un po’ in affanno) ma per quelli strutturali. Il destino dell’incumbent è quello, si chiami Ferrovie dello Stato oppure Enel: fare della rete un soggetto terzo, per poter affrontare la concorrenza sui servizi offerti. E questo vale anche per la telefonia. Curioso che anche in questo la televisione via etere rappresenti, al solito, una eccezione.