IL CASO

Golden power, “pasticcio” sulla rete Telecom

Il decreto dovrà essere rivisto. Secondo il Consiglio di Stato è da chiarire se gli asset rientrino nel settore Difesa o nelle Tlc. Dubbi anche dal Senato e Agcom. Intanto il Cdm di domani avvierà una prima analisi del rapporto Caio

23 Gen 2014

F.Me.

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Far rientrare di gran carriera la rete Telecom negli asset strategici per la sicurezza nazionale, con l’obiettivo di frenare le mire di Telefonica, rischia di rallentare l’entrata in vigore dei nuovi poteri anti-scalata. Il decreto che, scrive MF, individua gli attivi da proteggere con il Golden power nei comparti dell’energia, delle comunicazioni e dei trasporti dovranno infatti essere rivisti a causa di questa modifica dell’ultima ora. Una modifica apportata lo scorso ottobre e che ha avuto l’effetto di far rientrare la dorsale telefonica nazionale sia negli asset protetti del settore difesa che in quello delle comunicazioni.

L’ambiguità è stata messa in evidenza innanzitutto dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e poi rilevata anche dal Consiglio di Stato e dalle commissioni Lavori pubblici e Industria del Senato, che ieri hanno dato parere favorevole al decreto, esprimendo però delle osservazioni, la principale delle quali è appunto quella relativa al pasticcio Telecom. Si “raccomanda con forza al governo di chiarire in modo inequivoco, anche attraverso eventuali interventi normativi di integrazione o di coordinamento”, se agli attivi delle tlc si applica la disciplina del Golden power prevista per la difesa o le telecomunicazioni. Una modifica o integrazione considerata necessaria perché le reti e impianti individuati “coincidono di fatto” con quelli già inclusi nel dpcm che ha “integrato l’elenco delle attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale”, che prevede una protezione anche dalle mire degli operatori europei.

Ma la confusione riguarda anche il decreto che stabilisce le procedura di attivazione dei poteri speciali. Nel suo parere, ancora il Consiglio di Stato, sottolinea che non ci capisce nel “suddetto dpcm (quello che include la rete Telecom tra gli asset della Difesa ndr) sia da ritenere attratto nell’ambito l’’intero settore delle comunicazioni elettroniche”. I giudici amministrativi censurano anche il fatto che non siano ancora stati emanati i regolamenti che dovranno identificare i singoli impianti da considerare protetti.

Intanto nel Cdm di domani è prevista una prima analisi della bozza del rapporto Caio, consegnata ieri al premier Enrico Letta che dovrebbe essere completato a breve e illustrato la prossima settimana.

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