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ULTRABROADBAND

Huawei: “Con le nostre soluzioni telco non più dumb pipe”

All’UBBF2018 di Ginevra il gruppo cinese presenta la sua visione dell’ultrabroadband. E svela le soluzioni per sfuggire dalla sindrome dei tubi stupidi che affligge gli operatori. Con le “Autonomous driving telco networks”

11 Set 2018

Gildo Campesato

Direttore responsabile

Ryan Ding, Executive Director e President of Carrier BG di Huawei cita Seneca: “Quel che conta è la qualità, non la quantità”. Siamo all’UBBF 2018, l’annuale forum itinerante sull’ultrabroadband organizzato dal gruppo di telecomunicazioni cinese che quest’anno si è svolto a Ginevra. La citazione del filosofo romano del primo secolo può apparire un vezzo ammiccante per accondiscendere gli ospiti europei, ma non lo è affatto. Sulle rive del lago Lemano è andata in scena una Huawei tutta orientata alle frontiere dell’ultrabroadband, fisso e mobile: dal 5G alle generazioni più spinte dell’Ftth.

Ma non si tratta soltanto di velocità o di capacità trasmissiva. La visione di Huawei traguarda ben oltre, verso quella che è stata chiamata “Intent-Driven Network”, le nuove reti trainate dalle “intenzioni”. Ovvero, reti flessibili, gestite dal software, performanti, con un forte ricorso all’intelligenza artificiale che consente costi operativi nettamente inferiori a quelli attuali e pratiche di gestione molto più flessibili, cloud-based, capaci di fornire non tanto connessioni ultraveloci e ultraportanti (ça va sans dire) quanto di consentire alle telco di proporre servizi innovativi di ogni genere: dalla security, al video, all’automotive. In altre parole quella che viene definita “premium broadband”.

Si tratta di reti capaci di togliere le telco dalla trappola del dumb pipe, quella di fornitori stupidi di connessioni quando poi il vero business lo fanno quelli che di quelle connessioni approfittano per fornire servizi avanzati, a partire dagli Ott. Di “Intent driven networks” e “premium broadband” si era parlato già un anno fa al Huawei UBB Forum di Hangzhou, ma ora la proposta sta prendendo corpo con le prime case history in giro per il mondo, China e Hong Kong in primis ma con qualche esempio anche in Europa e America Latina. Con un altro vantaggio, nella proposta di Huawei: quella di rompere il legame tra crescita costante del traffico (si pensi ai video) e necessità di investire per adeguare le reti alla nuova domanda. Con le “premium broadband” è la scommessa tecnologica di Huawei, la legge di Moore potrà valere anche per le tecnologie telco rompendo il legame fra capex e crescita del traffico.

Se poi le telco riusciranno a spiazzare i concorrenti digitali e a darsi un nuovo ruolo in un mondo che cambia velocissimamente (in futuro il grosso delle connessioni sarà soprattutto legato a servizi Internet e cloud, prevede il CTIO di Télefonica Enrique Blanco) è tutto da vedere. Ma intanto Huawei guarda avanti, addirittura immagina reti capaci di autogestirsi, un po’ come le automobili a guida autonoma.

“Autonomous driving telco networks”, le ha chiamate David Wang, Executive Director e President Products & Solutions di Huawei. La gestione di queste reti sarà affidata all’intelligenza artificiale e alle macchine capaci di interpretarne i messaggi e gli “ordini”.

Gli interventi umani saranno soprattutto quelli legati alla programmazione delle macchine e all’immaginazione dei servizi che passeranno sulle reti. Come le macchine a guida autonoma, anche i network tlc del futuro saranno in grado di autogestirsi sulla base delle esigenze del traffico e dei servizi trasportati.

Qualche anticipazione del futuro già c’è nelle proposte tecnologiche di Huawei. Ad esempio, se da qualche parte si rompe una connessione in fibra il sistema è in grado di capire dove e che tipo di guasto c’è stato, mandare allert a chi di dovere, magari mobilitando direttamente il tecnico incaricato dell’intervento fisico, dirottare il traffico attraverso altri nodi, eventualmente intervenire con le riparazioni in automatico, se è possibile farlo via software.

Fra quanti anni le reti di tlc faranno tutto da sole? Certo non subito, si procederà per step successivi. “Roma non è stata costruita in un giorno –  osserva Wang, riprendendo il noto adagio – Ma ogni giorno i romani aggiungevano un mattone”.

A trainare l’intelligenza delle reti saranno in futuro servizi complessi come l’automotive, ma ora la grande spinta all’ultra-broadband arriva dall’esplosione del video, dello streaming e da passioni come i videogiochi online che richiedono tanta banda ma anche tanto poca latenza. Non a caso proprio su questo ha scommesso Huawei mettendo a punto una apposita piattaforma di aggregazione e distribuzione dei contenuti.

Business difficile per le telco, quello dei contenuti. E forse riservato ai pochi grandi nomi che riescono a investire nell’acquisizione dei diritti. “Quello della proprietà dei diritti è effettivamente un modello riservato ai grandi nomi ­- concorda Ding – ma anche le telco di dimensioni minori possono trovare un loro business model interessante nella aggregazione e distribuzione contenuti altrui. Prove di questo le abbiamo già, ad esempio in Cina”.

Che la marcia verso l’ultra-broadband sia ormai imboccata con decisione dalle telco lo mostra anche la numerosa schiera di CTO/CTIO intervenuti al Forum: Swisscom, Telefonica, Orange, Telia, China Mobile, Openreach, Hong Kong Telecom, TDC, Vodafone, Lg, la tailandese True e la messicana Totalplay. Nel loro ruolo di provider di servizi avanzati, ma anche di clienti Huawei. A riprova di quanto il gruppo cinese, nonostante Donald Trump, si sia ormai fortemente radicato come uno dei più affermati fornitori di servizi di telecomunicazioni ma anche come uno di quelli che più sanno surfare sull’onda dell’innovazione.

A Ginevra è andata in scena una vetrina dei principali gioielli tecnologici di Huawei nella realizzazione e gestione di reti ultrabroadband, ma si è anche assistito a una esibizione di forza di un gigante tecnologico.

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