TRIMESTRALE

I servizi broadband spingono i ricavi di BT

Primo trimestre d’esercizio 2016 per British Telecom: ricavi su del 35%, margine operativo lordo a 2,1 miliardi, in lieve calo l’utile per azione. Il ceo Patterson: “Conti in linea con le proiezioni di fine anno, copertura a banda larga in rapida crescita. Nessun impatto significativo dalla Brexit”

28 Lug 2016

Andrea Frollà

British Telecom chiude il 1° trimestre dell’esercizio, terminato lo scorso 30 giugno, con ricavi in crescita del 35% a 5,77 miliardi di sterline (6,8 miliardi al cambio in euro). Lo si legge in una nota in cui viene indicato un utile per azione in calo del 3% a 5,9 penny (0,07 euro), mentre il margine operativo lordo registra una crescita del 25% a 1,81 miliardi di sterline (2,13 miliardi euro).

Tra gli altri dati del trimestre ricavi pro forma in crescita dello 0,4% (esclusi il transito e gli effetti del cambio); Ebitda pro forma in calo del 2%, riflettendo il lancio del noleggio dei terminali BT Mobile (esclusi gli effetti del cambio); quota del 79% sulle nuove sottoscrizioni nette (net additions) del broadband. Per quanto riguarda la linea di business Global Services, a cui fa rifermento la realtà italiana di BT, i ricavi sono cresciuti del 5% e l’Ebitda del 28% (includendo gli effetti del cambio sulla sterlina).

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“Il nuovo anno fiscale è iniziato molto bene con ricavi in crescita e un robusto flusso di cassa. Siamo in linea rispetto alle proiezioni di fine anno – commenta Gavin Patterson, ceo di BT Group -. L’integrazione di EE sta procedendo bene, così come la riorganizzazione delle nostre linee di business, attiva dal 1° Aprile scorso. La copertura di servizi broadband in fibra ha raggiunto oltre 25 milioni di siti e le sottoscrizioni continuano a crescere. I piani di investimento restano fondamentali per il nostro futuro e pertanto nei prossimi mesi renderemo disponibile ulteriore fibra e 4G con il contratto Emergency Services Network”.

Quanto alla ‘Brexit’, il Gruppo non prevede un “impatto significativo” sulle proprie previsioni, che “rimangono invariate”. Non è invece in grado di prevedere “quale sarà l’impatto a lungo termine” dell’uscita del Regno Unito dall’Ue e della svalutazione della sterlina.