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Ict, Radaelli: “Serve una figura di riferimento”

Il presidente di Anitec: “Nel governo manca un responsabile per l’Agenda Digitale”. E sulle strategie da mettere in campo dice: “Investire nelle reti e nei servizi, soprattutto di e-health e telelavoro”

13 Dic 2011

Dal nuovo governo sono arrivate dichiarazioni interessanti
sull’utilizzo dell’Ict e delle tecnologie digitali come leva
per la crescita, ma mancano ancora dei punti da mettere a fuoco,
nell’ottica di parole chiave che sono responsabilità, banda
larga e servizi. Sono questi i cardini della ricetta che Anitec,
l’Associazione Nazionale Industrie Informatica, Telecomunicazioni
ed Elettronica di Consumo, propone al governo Monti, in vista dei
prossimi provvedimenti che, oltre a mettere in sicurezza i conti
italiani, devono anche rilanciare la crescita. A spiegarlo al
Corriere delle Comunicazioni, il presidente Cristiano
Radaelli.

“Ci sono state alcune buone dichiarazioni, sia da parte del
premier Mario Monti che da parte del ministro per lo Sviluppo
Economico, Corrado Passera, ma ci ha stupito che in tutto il
governo non ci sia una persona con il compito chiaro di sviluppare
l’agenda digitale”, spiega. Insomma, serve chi abbia “una
responsabilità precisa”. Una circostanza resa necessaria dai
numeri che stanno dietro l’agenda digitale: in Italia, infatti,
secondo i dati Anitec, l’economia digitale contribuisce per il 2%
del Pil, molto al di sotto dei maggiori paesi europei, come il
Regno Unito o la Svezia (5%), ma anche dietro a paesi come la
Francia (3%). Senza considerare, poi, gli effetti benefici che ha
sul sistema, con i riverberi su occupazione (1,8 posti creati per
ogni posto distrutto, una cifra ancora inferiore al 2,6% dei
principali paesi europei) o sull’inquinamento.
Quali sono quindi le vostre proposte?
Oltre a una figura di riferimento, per noi sono necessari due
ulteriori passi: investimenti per realizzare la banda ultralarga,
perché non è possibile pensare uno sviluppo dell’economia
italiana senza investimenti che la portino ad essere diffusa nel
Paese, e servizi per sfruttarla, con in testa grandi progetti come
possono essere il telelavoro e l’e-health.
Cosa dovrebbe venire prima? Le infrastrutture o i
servizi?

L’aspetto più importante è quello del digital divide: credo che
sia esperienza di ciascuno di noi che girando l’Italia non si
trovano ovunque connessioni che permettono di lavorare in maniera
adeguata.
Eppure già lo scorso esecutivo ha avuto difficoltà a
reperire i fondi necessari.

Il digital divide è un must, su questo non è possibile tirarsi
indietro e deve essere il primo punto. Credo che nessuno oggi
decida di iniziare un nuovo business o di sviluppare qualcosa dove
non c’è una presenza di Internet sufficientemente veloce: per
questo, assieme al superamento del digital divide, bisogna iniziare
a investire anche sulla banda ultralarga. Probabilmente sarà
necessario farlo anche con un contributo delle istituzioni
pubbliche, come già viene fatto da istituzioni regionali o
provinciali. Ci sono esempi come quello di Metroweb che ci sembrano
spunti importanti da seguire per il futuro.
Infrastrutture, dunque. Ma poi servono i servizi. Voi su
che cosa puntereste per sfruttare questa banda
ultralarga?

La nostra idea è che servano dei grandi progetti e ne abbiamo
individuati due: il telelavoro e l’e-health.
Quella del telelavoro è una tematica trasversale: da un lato
permette la diffusione della cultura e della capacità delle
persone di utilizzare gli strumenti digitali, mentre dall’altro
ha impatti positivi sul sistema, perché lavorare in mobilità
diventa più facile, le persone possono gestire più flessibilmente
il proprio tempo e ci sono anche impatti su temi che interessano
tutti, come quelli del traffico e delle emissioni di Co2. Un altro
campo sistemico è quello della sanità digitale, che avrebbe un
costo per la società molto minore di quello che c’è oggi. Anche
in questo senso l’Italia potrebbe proporsi per essere
all’avanguardia: il nostro sistema sanitario è giudicato molto
bene a livello mondiale, è necessario difendere questa leadership
con un salto verso la sanità digitale.
Cosa bisogna fare per implementare questi
servizi?

In generale è importante iniziare a sperimentare, facendo delle
esperienze concrete e avere servizi end-to-end, che possano essere
iniziati e conclusi sul Web. Per il telelavoro, poi, oltre a un
salto culturale, servirebbero anche alcune modifiche
giuslavoristiche.